Capitolo 13

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Ci hanno buttato giù dal letto all'alba.
Oggi si va a Pompei.
Io, sinceramente, sarei rimasta volentieri sull'autobus a dormire.

Angy e Sammy mi trascinano con forza.
«Dai, muoviti!» dice Angy.
«Sei un peso morto!» aggiunge Sammy, ridendo.

«Ragazzi, voi andate con gli altri. Resto io con lei» dice Giuseppe.

Angy è contraria, ma Sammy la trascina via.
Resto sola con lui.

Lo abbraccio.
Affondo il viso nel suo petto.
Lui ricambia.

«Che hai?» chiede.

«Sono stanca.»

«E siamo solo al secondo giorno.»

«Stasera posso dormire da te?» chiedo.

«E che dirai ad Angelina?»

«Niente. Che sono fuori.»

«Va bene.»

«Poi mi devi spiegare la storia dei preservativi.»

Si imbarazza.
Io rido.

«Non erano miei.
Li ha messi Castorina mentre ero in bagno.»

«Ci sto proprio credendo.»

«Ha una relazione con una ragazza del quarto anno.»

«Perché? Noi che abbiamo?»

«Noi stiamo insieme perché ci amiamo.
Loro no.
Vanno a letto insieme: lei perché ha una cotta, lui per i voti.»

«Ma è violenza.»

«Miriam, io non posso dire né fare nulla.
Se scoprono qualcosa di noi, mi mandano in galera.»

«Lo so.»

«Ora andiamo.
Ci siamo distaccati troppo dal gruppo.»

Si stacca da me.

«Aspetta» dico, prendendogli la mano.

«Che c'è?»

Vorrei baciarlo.
Ma non posso.

«Niente. Scherzavo.»

Annulliamo il contatto.
Raggiungiamo il gruppo.
Lui mi segue in silenzio.

La sera arriva.
Sono ancora più stanca di stamattina.

Appena arrivo davanti alla mia stanza, mi sento trascinare nella stanza dietro.
La porta si chiude.

«Tu un giorno mi farai morire» dico, ridendo.

«Tu mi stai facendo impazzire» dice lui.

Mi bacia.
Ricambio.
Lo desidero.

Gli sbottono la camicia.
Appena rimane a dorso nudo, appoggio le mani sul suo petto.
Mi allontano per riprendere fiato.

Lui, impaziente, mi spoglia.
Resto completamente nuda davanti a lui.
Lui, invece, è ancora vestito.

Lo prendo.
Lo spingo sul letto.
Mi metto a cavalcioni su di lui.

Gli sbottono la cintura.
Abbasso i jeans.

Non c'è neanche il tempo di dire qualcosa.
Ci lasciamo andare.
Con passione.
Con urgenza.

Ci muoviamo insieme.
Lui cerca di zittirmi con un bacio.
Mi stringe.
Io lo graffio.
Inarco la schiena.

Il piacere è travolgente.
Veniamo insieme.
Lui si accascia su di me.
Lo accarezzo.
Gli bacio la testa.

«Ti amo tanto» sussurro.

Sorride.
Mi bacia.
Mi accarezza la guancia.

«Spero di non averti fatto male.
Ho esagerato oggi.»

«Sto bene.»

Si sdraia accanto a me.

«Abbiamo saltato la cena.»

Mi metto a pancia in giù.
Appoggio la testa sulla sua spalla.
Mi accarezza la schiena.
Gli accarezzo il naso.

«Ti piace il mio naso?» chiede, sorridendo.

«Diciamo di sì.
Ce l'hai a patata.»

«Ce l'abbiamo uguale.
Solo che io ce l'ho rotto.»

Giuseppe
La vedo pensare.

«A cosa pensi?» chiedo.

«A come sarebbe un figlio nostro.»

Resto spiazzato.
Io, che ho trentacinque anni, non ci penso a fare altri figli.
Lei, che ne ha diciassette, sì.

«Non dovresti pensarci.
Sei ancora giovane.
Vorrei che dopo le superiori tu andassi all'università.»

«Giuseppe, non ci voglio andare.»

«Perché? Hai le capacità.»

«Vorrei creare una famiglia con te appena finisco.
Un lavoro lo trovo facilmente.»

«Miriam, non voglio che per me tu rinunci a costruirti una carriera.
Voglio che tu sia indipendente.»

«Peppe, tu tra poco fai trentasei anni.
È giusto che ti crei una famiglia.»

Da qui capisco che ognuno ha le proprie esigenze.
O forse... voglio solo che lei non faccia il mio stesso errore.

Un passo dal cieloLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora