Capitolo 16

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Le vacanze sono finite. 
Ognuno è tornato a casa propria. 
Io e Giuseppe continuiamo a vederci. 
Paola, invece, è con la famiglia della madre. 
Non la vedo da quando ci siamo ritirati da Favignana.

Da quando siamo tornati… io mi sento strana. 
Male. 
Ma ho preferito non allarmare Giuseppe.

Sono le dieci del mattino. 
Decido di chiamare Sammy. 
Non risponde.

Le opzioni sono due: 
o sta dormendo… 
oppure è già nella zona.

Infatti, sento suonare il citofono. 
Apro. 
Sale.

«Tu mi devi spiegare perché cavolo mi chiami alle dieci del mattino» sbotta.

«Ho un ritardo. 
E sto male» dico, diretta.

«E da me che vuoi?»

«Vai in farmacia. 
Compra un test di gravidanza.»

«C-cosa devo fare?» chiede, sbiancando.

«Quello che hai sentito.»

«Cavolo…» dice, uscendo di corsa.

Torna dopo dieci minuti con lo scatolino.

«Spera solo che non sia positivo.»

«Speriamo» dico, andando in bagno.

Appena finisco, apro la porta.

«Allora?» chiede.

«Devo aspettare cinque minuti.»

«Florio sa qualcosa?»

«No.»

«Bene.»

I minuti sembrano eterni. 
Poi… il suono.

Lo guardo.

«Quindi?» chiede.

«Siamo nella merda. 
È positivo.»

«Cazzo.»

Suona il campanello.

«Sammy, nascondilo» dico, porgendogli il test.

«Dove cazzo lo nascondo?!» grida.

«Dove vuoi tu. 
Basta che lo fai.»

Apro. 
È Giuseppe. 
Preoccupato.

«Che è successo?» chiede.

«Paola è qui?» chiede, ansioso.

«No. 
Perché?»

«Non si trova.»

«Ma non era con sua madre?»

«Sì. 
Ma sono tornati due giorni fa. 
Ieri pomeriggio è scesa a giocare con gli altri bambini… 
e da lì è scomparsa.»

Spunta Sammy.

«Professore» dice, cercando di sembrare naturale.

«Che ci fai qui?!» chiede Giuseppe, sorpreso.

«Sono venuto a trovare Miriam. 
Ora vado» dice, salutandomi e uscendo.

«Devo essere geloso?» chiede Giuseppe.

«No. 
Ora pensa a Paola.»

«E se le è successo qualcosa?»

«Non ti far venire strane idee.»

«Non riesco a stare tranquillo.»

Giuseppe
Mi faccio prendere dal panico. 
Miriam mi porta nella sua camera.

«Ora ti siedi sul letto e cerchi di calmarti» dice, spingendomi piano.

Mi sbottono la polo. 
Respiro a fatica.

«Vuoi qualcosa?» chiede.

«Ho bisogno di te.»

Mi abbraccia. 
Appoggio la testa sul suo petto.

Lo so che non dovrei coinvolgerla. 
Ma ho bisogno di lei. 
Ho paura. 
Paura di perdere mia figlia.

Per la prima volta… crollo davanti a lei.

«Shh… 
Non succederà niente. 
Tornerà» dice, baciandomi la testa.

Sento dei passi.

«Che è successo?» chiede Filippo.

«Filippo, lasciaci soli. 
Per favore» dice Miriam.

«Va bene» dice, uscendo.

«Tesoro, se vuoi riposare un po’, puoi farlo.»

«Stai con me. 
Ti prego.»

«Certo.»

Ci sdraiamo. 
Appoggio la testa sul suo petto. 
Lei cerca di calmarmi. 
Ci riesce. 
Mi addormento.

Mi risveglio. 
Sono solo nel letto. 
Vado in cucina. 
Trovo Miriam con Filippo.

«Gli hai detto cosa?» chiedo.

«Qualcosa» risponde Miriam.

«Giuseppe, se ti serve una mano… te la posso dare» dice Filippo.

«Filippo, ancora io e sua madre non abbiamo fatto nulla. 
Dobbiamo andare dai carabinieri.»

«Che state aspettando?» chiede Miriam.

«Tesoro, devono passare 48 ore prima di denunciare la scomparsa di un minore» dice Filippo.

«Ma se le succede qualcosa?» chiede Miriam, angosciata.

«Speriamo di no. 
Speriamo che torni al più presto» dico.

«Per qualsiasi cosa… lo sai» dice Filippo.

«Grazie, Filippo» dico.

Un passo dal cieloLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora