I mesi volano.
È arrivato il mio mese preferito: maggio.
Il mese delle gite, dei sacrifici, della nostalgia.
Per la maggior parte degli studenti, è il mese in cui si ricordano di essere stati dei coglioni per non aver studiato tutto l'anno... e si ritrovano a recuperare l'intero programma in due settimane.
Oggi si parte per la gita a Napoli.
Solo le classi quarte dell'istituto.
Una settimana fuori.
Per fortuna, nella mia classe ci accompagnerà Giuseppe.
Spero solo di dormire con Sammy.
Almeno lui può coprirmi durante la notte.
Alle sei sono all'aeroporto di Catania.
Mi ha accompagnato mio padre.
Controlla ogni mio respiro.
Ho il terrore che parli con Giuseppe.
Nel frattempo, abbiamo già preso Sammy.
Andiamo a cercare gli altri.
Mio padre ci segue.
Vedo Giuseppe in lontananza.
«Lo distraggo io, se vuoi» dice Sammy.
«No, non voglio rischiare» rispondo, fermandomi.
Aspetto mio padre.
Appena mi raggiunge, mi mette un braccio intorno alle spalle.
Riprendiamo a camminare.
Arrivati davanti a Giuseppe, ci fermiamo.
«Buongiorno, professore» diciamo io e Sammy in coro.
«Buongiorno, ragazzi» risponde Giuseppe.
Mi guarda.
Io non so dove guardare.
«Papà, se vuoi puoi andare» dico.
«Perché dovrei?» chiede.
«Sono con Sammy. E con il mio docente.»
«Lui è il tuo docente?» chiede, indicando Giuseppe.
Giuseppe annuisce, leggermente teso.
«Giuseppe Florio, docente di matematica di sua figlia.»
Mio padre lo fissa.
Malissimo.
Poi mi dà un bacio.
«Se succede qualcosa, chiama.
Ci penso io.»
«Sì, papà.»
Se ne va.
Guardo Giuseppe.
«Sa di noi?» chiede.
«Ovvio che no.
A quest'ora ti avrebbe ammazzato.
Insieme a me.»
«Meno male.»
Sentiamo chiamare il nostro volo.
«Napoli, sto arrivandooo!» grida Sammy.
Giuseppe gli dà una manata sulla testa.
«Ahi!» si lamenta Sammy.
«Ce ne sono altre, se vuoi» dice Giuseppe.
«No, grazie.»
Io rido.
Andiamo verso l'imbarco.
Salgo sull'aereo.
Cerco il mio posto.
Lo trovo subito.
Spero che accanto a me ci sia qualcuno che conosco.
Infatti, si siede Giuseppe.
«Sei accanto a me?» chiedo.
«Sì.»
Sorrido.
Si sistema accanto a me.
«Sai per caso le stanze?» chiedo.
«Sarai con Angy.»
Da quanto tempo non mi confido con lei?
Praticamente da quando sto con Giuseppe.
«Perché mi avete messa con lei?» chiedo.
«Siete amiche.»
«Non abbiamo più la stessa confidenza di prima.»
«Come mai?»
«Diciamo che è un po' gelosa.
Del fatto che io riesco a far innamorare tutti.
Lei invece no.
Ho paura che, se scopre di noi, potrebbe fare un casino.»
«Pensavo fosse più calma.»
«No, perché si chiama Angelina non significa che sia un angelo.»
«No, e perché porti il nome della Madonna non significa che sei come lei.»
«Te la farò vedere io.»
«Ti aspetto stasera nella mia camera.»
«Credici.»
Arriviamo a Napoli.
Scendiamo.
Andiamo verso i controlli.
Controllano prima le valigie degli insegnanti, poi le nostre.
Non so perché, ma Castorina si mette a ridere appena aprono la valigia di Giuseppe.
Lui diventa rosso.
Sammy arriva ridendo.
«È un coglione» dice.
«Perché? Che ha fatto?» chiedo.
«Si è portato dietro un pacchetto di preservativi.»
«Almeno non rischi di diventare zio» dico, guardandolo male.
Sammy smette di ridere.
Mi guarda malissimo.
Arriviamo all'hotel.
Ci dividono nelle stanze.
Senza farlo apposta, la mia è proprio di fronte a quella di Giuseppe.
Entro in stanza con Angy.
«Mi sa che noi due dobbiamo parlare» dice.
«Ti ascolto.»
«Che c'è fra te e Florio?»
«Perché me lo chiedi?»
«Si nota che avete qualcosa.»
«Angy, non ti far prendere dalla gelosia.»
«Non è gelosia.
Ho capito che il vostro rapporto va oltre quello tra alunna e professore.»
«Se l'hai capito, perché me lo chiedi?»
«Per avere la conferma.»
«L'hai avuta?»
«Sì.
E mi dispiace solo che non me l'abbia detto prima.»
«Non è facile dirlo.»
«Lo so.
So di non essere all'altezza di Samuele.
Lui sarà sempre accanto a te, nel bene e nel male.
Ma sono la tua migliore amica.»
«Lo so.
Ho sbagliato.
Ti chiedo scusa.»
Mi abbraccia.
Ricambio.
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Un passo dal cielo
RomanceUn rapporto che va ben oltre la semplice relazione tra un professore e una sua alunna, un legame destinato a spingersi oltre le mura scolastiche, superando confini che nessuno dei due avrebbe mai immaginato.
