Capitolo 20

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Sono cinque giorni che sono qui. 
Cerco di distrarmi. 
Ma è inutile. 
Il dolore non si lascia ingannare.

Oggi mio zio Arjun e sua moglie mi portano giù in paese. 
C’è la fiera. 
Arrivano turisti da ogni parte. 
Indosso gli abiti tipici.
Mi sento parte di qualcosa… anche se dentro mi sento lontana da tutto.

Mentre mia zia e le mie cugine fanno acquisti, io vado con mio zio. 
Dice che deve comprare qualcosa. 
Non so cosa.

«Miriam, che animale ti piace?» mi chiede.

«Perché?»

«Così.»

Mi fa entrare in un negozio di animali.

«Arjun, buongiorno» dice il proprietario.

«È arrivato?» chiede mio zio.

«Sì» risponde, andando nel retro.

«Avrai la tua sorpresa» dice.

Torna con un cucciolo di golden retriever. 
La mia razza preferita.

«Zio, non dovevi…»

«Tieni! È tuo» dice il proprietario.

Lo prendo in braccio. 
Mi lecca la faccia. 
Sorrido. 
Per la prima volta da giorni.

«Quanto?» chiede mio zio.

«Per te, 100 rupie.»

Mio zio paga.

«Dobbiamo comprargli le cose.»

«A casa abbiamo tutto. 
Mancava solo lui.»

Usciamo. 
Mi prende il cucciolo dalle braccia. 
È pesante.

Mentre parlo con mio zio, vado a sbattere contro qualcuno. 
Perdo di vista Arjun nella confusione.

«Scusami» dice una voce in italiano.

La riconosco.

Alzo lo sguardo.

«Giuseppe.»

«Miriam.»

Ci abbracciamo. 
Mi era mancato. 
Tanto.

Ma qualcuno ci divide. 
È mio zio.

Giuseppe
Un uomo ci separa. 
Inizia a parlare nella sua lingua. 
Non capisco nulla. 
Avrà la mia età.

«Giuseppe, lui è mio zio» dice Miriam.

«Lui… fidanzato?» chiede Arjun.

Annuisco.

«Capisce l’italiano, ma non lo parla bene» mi spiega Miriam.

«Tu… ospite a casa mia» dice Arjun.

«Ho preso un hotel. 
Non si preoccupi.»

«Si offende» dice Miriam.

Rassegnato, vado con loro.

«Che ci fai qui?» mi chiede Miriam.

«Sono venuto a cercarti. 
Non pensavo di trovarti subito.»

Ho ancora le valigie con me.

«Con chi hai parlato?»

«Con tuo fratello.»

«Ti ha detto qualcosa?»

«Solo che eri qui. 
E che saresti tornata prima dell’inizio della scuola.»

«A casa ne parliamo con tranquillità.»

Torniamo a casa. 
Ma non è una casa. 
È un palazzo.

Resto spiazzato.

Miriam dice qualcosa a suo zio. 
Non capisco.

«Ha dato il permesso di dormire insieme» dice.

Mi porta nella sua camera. 
Chiude la porta.

«Ti vuoi riposare?» chiede.

«Prima… vorrei parlare.»

Si siede sul divanetto davanti al camino. 
La seguo.

«Perché te ne sei andata? 
Senza dirmi nulla?»

«Giuseppe… è una storia complicata.»

«Sono qui. 
Parla. 
Ho fatto qualcosa di sbagliato?»

«No.»

«Allora?»

«Non volevo riaprirti le ferite.»

«Ora tu vieni prima di tutto.»

«Quando è scomparsa Paola… ti ricordi che stavo male?»

«Sì.»

«Ho fatto il test di gravidanza. 
Aspettavo un bambino.»

«Un figlio? Mio?»

«Sì.»

Sorrido. 
Ma lei continua.

«Durante il funerale di Paola… 
verso la fine… 
ho iniziato a stare male. 
Era un aborto spontaneo. 
In ospedale siamo arrivati tardi. 
L’ho perso.»

Il sorriso mi si spegne. 
Un buco al centro del petto.

«Ma perché non me ne hai parlato prima?»

«Già eri distrutto per Paola. 
Non volevo che ti preoccupassi anche per me.»

«Cazzo, Miriam… 
sei la mia donna. 
Per mia figlia eri come una madre. 
Aspettavi anche un figlio da me.»

«Giusè… 
in quel momento era più importante tua figlia.»

«Ma lo eri anche tu. 
E il bambino.»

Si alza. 
Singhiozza.

La abbraccio da dietro.

«Ti ho fatto crescere troppo in fretta. 
Una ragazza di diciassette anni non dovrebbe portare tutto questo dolore.»

«Preferisco soffrire con te e per te… 
che stare con qualcun altro.»

«Sei l’unica cosa che mi rimane. 
Se perdo te… sono fottuto. 
Ma se continui a stare con me… 
resti fottuta tu.»

Si gira. 
Mi guarda negli occhi. 
I miei occhi neri si intrecciano con i suoi verdi.

«Peppe… 
non voglio perdere anche te» dice, abbracciandomi. 
Sprofonda il viso nel mio petto. 
È distrutta. 
L’ho distrutta.

«Appena torniamo in Italia… 
parlo con i tuoi.»

«Non voglio.»

«Miriam… 
stiamo insieme da quasi un anno. 
Aspettavi un figlio mio. 
Prima che lo sappiano da qualcuno della scuola… 
preferisco parlarci io.»

«Ho paura.»

«Anch’io. 
Ma dobbiamo essere forti.»

Un passo dal cieloLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora