Miriam
Oggi parto per Jaipur.
Solo Sammy e mio fratello Filippo sanno della partenza.
I miei sono fuori per lavoro.
Non ho detto niente.
Sono le quattro di notte.
Alle sei ho l’aereo.
Ho dormito da Giuseppe.
Ho voluto stare con lui, anche se lui non sa nulla.
Mi alzo piano.
Mi sistemo.
Scendo.
Filippo mi accompagna all’aeroporto.
Le valigie le ha lui.
Alle cinque siamo lì.
«So perché stai scappando» dice Filippo.
Non sa tutto.
Ma qualcosa ha intuito.
«Perché sto scappando?» chiedo.
«Sei incinta.»
Cazzo.
Ha trovato il test.
Divento triste.
«Puoi stare tranquillo.
Non c’è più nessun bambino.»
«In che senso?»
«L’ho perso.
Ho avuto un aborto spontaneo.»
«Quando? Lui lo sa?»
«Non sa niente.
Non sa che ero incinta.
Non sa dell’aborto.
Non sa che è successo lo stesso giorno dei funerali di Paola.»
«Immagino che Sammy lo sapeva.»
«Sammy sa tutto.
È stato con me anche all’ospedale.»
«Perché non avete detto niente?»
«Giuseppe stava già male per sua figlia.
Non volevo aggiungere altro dolore.»
«Sei la sua ragazza.
Quello che portavi in grembo era suo figlio.»
Non rispondo.
L’altoparlante chiama il mio volo.
«Vedi che in aeroporto ti aspetta lo zio Arjun.»
«Va bene.»
Lo abbraccio.
L’ultimo abbraccio.
Poi vado verso il mio aereo.
Dopo quasi un giorno intero di viaggio, tra scalo Catania–Roma e Roma–Jaipur, arrivo distrutta.
Cerco mio zio.
Lo trovo all’entrata principale.
«Ziooo!» dico, parlando nella sua lingua.
«Principessa!» risponde, abbracciandomi.
Più invecchia, più diventa affascinante.
È il fratello più piccolo di mio padre.
Sono sette in tutto.
Il primo è mio padre.
L’ultimo è lui.
Quindici anni di differenza.
Filippo lo chiama per nome.
Non lo chiama quasi mai “zio”.
Arriviamo al palazzo.
Sì, perché qui la mia famiglia è benestante.
E ancora non ho capito il perché.
«Ti accompagno nella tua camera? O ti ricordi dov’è?» chiede.
«Zio, vengo qui una volta ogni morte di papa.»
«Vieni» dice, prendendo la valigia.
Apriamo la porta.
La stanza è cambiata.
Niente più giocattoli.
Niente letto minuscolo.
Ora c’è un letto da una piazza e mezza.
Una stanza da ragazza indiana.
«Mia moglie si è permessa di farti trovare degli abiti tipici» dice.
Apro l’armadio.
«Zio, sono bellissimi.»
Amo gli abiti di questo paese.
«Sistemati.
Riposati.
Avviso io Filippo.»
«Grazie.»
Chiude la porta.
Mi butto sul letto.
Mi addormento.
Troppa stanchezza.
Troppo tutto.
Giuseppe
Mi sveglio.
Mimì non è accanto a me.
Mi siedo.
La stanza è vuota.
Mi alzo.
La cerco in tutta casa.
Niente.
Se n’è andata.
Guardo l’ora.
Sono le nove.
La chiamo.
Non risponde.
Chiamo Filippo.
F: Giuseppe, dimmi?
Io: Tua sorella dov’è?
F: Meglio parlarne di persona.
Io: Dove sei?
F: A casa.
Io: Sto venendo.
Mi sistemo.
Vado a casa di Mimì.
Suono.
Filippo mi apre.
Salgo.
«Dov’è?» chiedo.
«È partita.»
«Ma era con me.»
«È scesa da casa tua alle quattro passate.
È partita alle sei.»
«Perché?»
«Lo so.
Ma te lo deve dire lei.»
«Quando ritorna?»
«Due giorni prima dell’inizio della scuola.»
«Dov’è andata?»
«A Jaipur.
La città d’origine di nostro padre.»
«Grazie.»
Faccio per andarmene.
Mi chiama.
Mi volto.
«Proteggila.
Amala.
Soprattutto ora.
Non sei l’unico che ha perso qualcuno.»
Me ne vado.
Con un dubbio che mi rode.
Ha litigato con Sammy?
Con gli amici?
O…
con se stessa?
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Un passo dal cielo
RomansUn rapporto che va ben oltre la semplice relazione tra un professore e una sua alunna, un legame destinato a spingersi oltre le mura scolastiche, superando confini che nessuno dei due avrebbe mai immaginato.
