VII

11 1 0
                                        

"Rey! Avanti Rey, apri la porta!" Gridarono la mattina del giorno dopo Martin e Uriel al numero civico 60.
Dall'interno dell'abitazione sembrava non provenire nessun rumore, ma i due continuarono imperterriti.
Dal canto suo, Rey si stava davvero divertendo a sentire le scuse dei due nobili amici, e decise quindi di lasciarli cantare ancora un po'. Questo fin quando non sentì Uriel voler buttare giù la porta. Si alzò dalla poltrona e corse ad aprire ai due.
"Allora sei vivo" disse sarcastico Uriel.
"Sapevo che saresti corso se ti avessimo minacciato di dustruggerti la porta" gli disse Martin guardando i due. "Beh, tanto me l'ha già distrutta Koo, un calcio in più o in meno non cambiarà" rispose loro, facendosi largo per farli entrare. I due entrarono nella casetta. Era completamente in legno, molto illuminata. Dava un ottimo senso di accoglienza, coi colori tenui e caldi del legno, e il forte odore di libri e di tè.
"Che ne dite se mangiamo qui? A te sta bene Rey?" Chiese Martin. La verità, era che il principe voleva assolutamente provare a vivere la vita di un comune abitante, cosa si provava a non consumare un pasto in un'immensa sala e in un tavolo lungo 200 posti, in cui le uniche persone con cui potevi conversare erano ai lati del tavolo.
"Ecco, non so se è una buona idea...non ho molto in realtà e.."
"Va benissimo, ci accontenteremo!" Lo rassicurò Martin. Si voltarono verso Uriel, che acconsentì con un'alzata di spalle. "Bene, allora. Sedetevi, vedo quello che trovo" disse loro Rey, e I due si sedettero nel tavolo quadrato in legno che si trovava nel cucinotto.
Martin ed Uriel osservarono il loro amico aprire e chiudere cassetti e sportelli, all'apparenza vuoti.
Rey però, si ricordò poi del pane avanzato di due giorni fa. Lo prese, vedendolo ancora morbido e lo divise in tre parti uguali. Prese da un altro mobiletto della marmellata regalata dalla famiglia di Moira, e la posò sul tavolo. Aveva dimenticato di riempire l'acqua, quindi non ne aveva in casa...però aveva il latte del mugnaio! Gli aveva regalato due bottiglie per ringraziarlo di un certo favore.
Poggiò tre tazze e piatti in ceramica e un coltello per spalmare la marmellata.
"Buon appetito" disse loro, e iniziò a mangiare. Uriel e Marti, uno di fronte te all'altro, si guardarono, posando poi gli occhi sul loro pezzo di pane. Mangiarono in silenzio, per quanto il pranzo possa essere stato breve.
"Emh, la latrina?" Chiese poi Uriel.
"Oh, di là, a destra" gli indicò, e Uriel sorrise alzandosi da tavola. Ora erano rimasti solo loro due.
"Martin, mi spiace se--"
"Tu mangi questo? Tutti i giorni?" Disse poi lui, sconcertato.
"Beh...magari tutti i giorni, questo pane è vecchio. E la marmellata e il latte mi sono stati regalati. La marmellata di fragole sarebbe fin troppo costosa per tutti i giorni, davvero" disse ridendo. Martin si sentì le viscere agonizzate. Davvero suo padre stava riducendo alla fame il suo popolo? E per cosa esattamente?
"Mi spiace Rey. È tutta colpa della mia famiglia. Se solo, potessi diventare io re..."
"Saresti un sovrano fantastico" lo rassicurò Rey, afferrandogli il braccio.

Intanto Uriel aveva finito, e stava ritornando alla cucinetta. Non era grande la casa, aveva soltanto quattro stanze. Passò di fianco all'unica stanza non ancora celata. La porta era appannata, così si permise di entrare.
Era una normale camera da letto, più povera rispetto al resto della casa. Era presente un letto nel mezzo, con un comodino di fianco, e una serie di libri poggiati sopra. Un armadio sull'altra parete, e sotto la finestra una scrivania. Qui vi erano moltissimi libri, molti aperti e sottolineati. Una pila di fogli riempiva la scrivania, scritti con un'elegante e fine calligrafia, ad inchiostro nero. Gli pareva di aver già visto quella scrittura, ma non rimembrava dove. Lesse i titoli dei capitoli; tutti libri di politica, qualcuno di filosofia. Lesse alcuni fogli, ma erano troppi. Poi però un titolo lo aveva incuriosito. "La Superbia del 165° Editto" lesse ad alta voce. Rimase a riflettere, ma all'improvviso la porta si aprì.
"Hey, non ti vedevamo più arrivare così sono venuto a cercarti"
"Oh, si scusa"
"Ti interessa il mio lavoro?" Chiese Rey, affiancando Uriel accanto alla scrivania. Iniziò a raccogliere i fogli sparsi, mettendoli in ordine.
"Si, cioè...infondo sei uno scrittore, devi aver studiato tanto" avanzò Uriel, aiutandolo a chiudere i libri e rimetterli al loro posto.
"Beh, quando cresci con un insegnante quasi non hai altra scelta" disse ridendo.
Martin intanto era arrivato nella stanza.
"Sei figlio di un maestro?" Chiese il rosso. I due si girarono a guardarlo, poi Rey abbassò il capo.
"Non di sangue" disse soltanto. A Martin ed Uriel però non bastava, e non dissero nulla aspettando che continuasse.
"Beh..." cominciò Rey, e non riuscendo a stare fermo, afferrò i libri sulla scrivania e si spostò in giro per posarli, Martin e Uriel che gli stavano dietro.
"Non ricordo dei miei genitori. Ero molto piccolo quando morirono, periti in un incendio. Non so esattamente perché o chi...però decisero di dare alle fiamme la nostra casa. Io ero fuori, e quando tornai...beh, l'abitazione non c'era più" disse, e mise a posto un altro libro.
"Successivamente vissi per strada per...non so quanto tempo, ma un giorno un uomo piuttosto anziano mi portò a casa con sé. Era un maestro di lettere dell'accademia Reale, il maestro Goho, ed essendo troppo piccolo per stare da solo, stavo in silenzio nelle aule assistendo alle lezioni" spiegò loro. I libri erano finiti.
"Cavalo, allora sei un prodigio" disse Martin, e Rey rise per lo stupore usato.
"No, nulla di tutto ciò, però mi ha aiutato. Mi ha insegnato l'arte della tipografia, mi ha cresciuto. All'accademia ho incontrato la persona migliore che abbia mai conosciuto e...beh, non importa" disse sorridendo e guardando i suoi amici.
Guardarono l'orario, si era fatto ormai tardi.
"Bene. Io devo andare a lavoro, e penso che anche voi abbiate i vostri doveri" disse, e si avviarono verso la porta.
"Ah, devo allenare bene Nick e Tobias per la selezione"
"Io me ne starò in casa a non fare mulla, come al solito" disse sconsolato Martin.
"Perché non vieni a vedere gli allenamenti? Stai con me, non sarà il massimo, ma almeno non è un non far nulla" gli propose Uriel, e Martin gliene fu grato.
"Beh, io devo andare alla panetteria" disse loro il biondo, uscendo anche lui di casa.
"Prima di andare Rey. Si può sapere perché sei l'unico in tutta Cambee ad avere i...capelli dorati?" Gli chiese Uriel. Effettivamente, non solo a Cambee, ma in tutte le terre i capelli dorati non erano comuni. Al contrario, erano estremamente rari. Era più probabile nascere coi capelli grigi piuttosto che coi filamenti d'oro, e per questo Rey fu bersaglio di derisioni per anni.
"In realtà, non ne ho idea"
"Beh, sono bellissimi" gli disse Uriel, e Rey potè sentire le sue guancie riscaldarsi. Sperò con tutto sé stesso che non se ne fossero accorti, o sarebbe finito nei guai. Si salutarono, ogniuno dirigendosi per la sua strada.

Soldier, Poet, KingLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora