"Eccoci. La foresta di confine" disse Martin. Era circa mezzogiorno, avevano cavalcato per tutta la mattinata e finalmente si trovarono davanti all'ultimo ostacolo. Era immensa e profonda, tanto che non riuscivano a vederne la fine. Abeti, pini e alberi spogli, coprivano fittamente il passaggio, con una coltre di nebbia che gli rendeva opaca la vista.
"Andiamo" disse Martin partendo per primo. Iniziò a superare la soglia, quando il suo cavallo iniziò a protestare. Nitriva e si tirava indietro, quasi non volesse entrare.
"Lasciamo qui i cavalli. Possiamo tornare a prenderli fra qualche giorno" suggerì Uriel.
"E se scappassero?" Si preoccupo Rey.
"Sono cavalli reali Rey, non semplici animali" lo rassicurò Uriel. Così smontarono dai destrieri e procedettero a piedi. "Guardiamoci le spalle a vicenda. Non allontaniamoci" disse loro Martin. Camminarono in fila, ad una distanza così breve tra loro, che potevano pestarsi i piedi. La nebbia si infittiva e l'unico suono che i tre udivano era quello dei rami spostati dal vento e delle foglie pestate sotto di loro.
Continuarono a camminare per un tempo indefinito, essendo il tempo stesso lì dentro alterato.
"Fermi" disse ad un certo punto Uriel. I due si fermarono e restarono immobili, aspettando una risposta dal loro amico. "Li sentite?" Chiese poi.
Martin e Rey si guardarono. "Che cosa?" Chiesero, ma non ebbero risposta. Aspettarono ancora, Uriel concentrato su ciò che lo circondava.
"Correte" disse poi. Il panico in Rey si mterializzò in un istante, tanto che non riuscì a muoversi. Anche Martin si mosse appena, trovandosi confuso nell'attuale situazione.
"FORZA!" Sentirono poi dagli alberi.
Uriel prese i due amici per un braccio e li trascinò appena, in modo che potessero svegliarsi dal trans. Iniziarono poi a correre a perdi fiato, cercando sempre di rimanere vicini.
"CHI SONO URIEL?" Gridò poi Rey.
"Sono le guardie! Ci hanno trovato!" Gridò, e iniziò a correre più veloce.
"ECCOLI! PRENDETELI" Gridò un generale, con una voce fin troppo conosciuta per Martin. Si fermò, e si guardò in dietro. Vide nella coltre di nebbia le figure dei cavalieri che si sparpagliavano.
"Fratello" sentì poi. Si girò di scatto, gli occhi spalancati sull'imponente figura a cavallo di fronte a lui, l'unico ancora sul suo destriero.
"Arthur--"
"Principe Ereditario, vorrai dire" lo corresse. Martin aveva gli occhi talmente spalancati che gli sarebbero potuti uscire dalle orbite. "Che vai dicendo Arthur. Sono tuo fratello, non ho il dovere di chiamarti con l'onorifico" disse.
"Non sei mio fratello. Lui è accidentalmente morto mentre fuggiva verso un altra Terra, dopo aver attentato alla vita del re e del principe ereditario" gli rispose.
"Sono fandonie, Arthur! E tu lo sai bene"
"Oh, tanto morirai qui, fratello. Nostro padre distrutto dal dolore si è 'ammalato'...il medico dice che non ce la farà" disse poi il maggiore, tirando un sorriso vittorioso. Martin al contrario pareva dubbioso. Suo padre non avrebbe davvero potuto ammalarsi per una tale sciocchezza.
"Cosa hai fatto Arthur?" Lo accusò Martin.
"Assolutamente nulla, fratellino. Però devo ringraziarti. Grazie al tuo tradimento e alla tua fuga, per me agire sarà molto più semplice" disse, per poi estrarre la sua spada dal fodero e puntarla sul collo del fratello minore. "Sei più spregevole di nostro padre. Pensavo che avresti migliorato le cose, che fossi diverso!"
"Chiudi la bocca Martin. Tutto quello in cui hai sempre creduto...sono solo idiozie. È ora di far spazio ad un vero sovra--" Iniziò, ma Arthur non riuscì a concludere la frase, che venne colpito alle spalle da una freccia. Lasciò cadere la spada e si voltò per togliere l'arma conficcata nella sua armatura. Non sembrava tuttavia averlo ferito. Martin ne approfittò per scappare, e iniziò a correre alla cieca. Si voltò indietro, non credendo ancora a ciò che aveva sentito. Non guardando dove stesse andando, andò a sbattere contro qualcuno.
"Diavolo, Martin! Guarda dove vai!" Lo rimproverò Uriel. Si alzò a sedere e vide sotto di lui il cavaliere. Lo abbracciò e scoppiò in un pianto silenzioso. Colto di sorpresa Uriel lo abbracciò di conseguenza, aspettando che si calmasse. Non chiese spiegazioni per il momento, tacendo a domandare cosa fosse accaduto durante la sua assenza. Si calmò staccandosi dall'amico e si guardò intorno. Tutto era meno schivo e cupo, senza nebbia o alberi rinsecchiti. "Dove siamo?" Chiese poi.
"A Baco" rispose Uriel.
Erano arrivati. Il sollievo e la gioia esplosero nel giovane principe. Con molta più calma si alzarono, e iniziarono a camminare per quella nuova foresta che si presentava loro, sapendo che le guardie del re non potevano superare il confine senza permesso.
Si guardarono intorno, notando come anche questa foresta sembrasse infinita. "Dove stiamo andando?" Chiese poi Rey.
"Ve l'ho detto, non lo so! Non è segnata sulla mappa" disse Uriel e continuarono a camminare.
Poi Rey, che chiudeva la fila, si girò, camminando al contrario.
"Attento, che se inciampi ci arrivi addosso" gli disse Martin, davanti a lui.
"Beh, sarebbe divertente vedervi cadere ancora" rispose, e i tre abbozzarono un sorriso.
Ad un certo punto Rey notò qualcosa. O meglio, qualcuno.
"Ehm...ragazzi... Chi è quello?"
Uriel si allarmò, estrasse la spada e si posò davanti a Rey.
"Chi sei? Mostrati!" Gridò poi, continuando a tenere la spada alzata.
"Calmo, calmo, abbassa quell'arma" disse poi l'ombra. Venne avanti per mostrarsi, rimanendo tranquillo davanti alla spada di Uriel, che gli abbassò lentamente con un dito.
"Sono un abitante di Baco. Più precisamente, uno dei guardiani di questa foresta" disse l'uomo. Poi continuò: "so della vostra situazione a Cambee, il re mi ha chiesto di scortarvi a palazzo" finì.
"Quindi siete voi che avete combattuto i soldati?" Chiese Rey curioso. L'uomo annuì, girandosi a guardare verso gli alberi. Dai rami in alto si potevano intravedere varie ombre, non in modo limpido per capirne i tratti precisi.
"Andiamo" disse poi l'uomo, e si avviarono verso l'uscita della foresta. "Chi sei esattamente?" Chiese Rey.
"Chiamatemi Roof" disse l'uomo. Era gigantesco, alto con larghe spalle e una scurissima pelle. Aveva sul viso dei segni rossi, che parevano essere cicatrici.
Roof li scortò fuori dalla foresta, dove trovarono 4 cavalli. "Ma sono--" Iniziò Martin indicando i 3 destrieri che i ragazzi avevano lasciato sulla soglia del bosco. Roof annuì, e salì sul suo cavallo. I tre fecero lo stesso, pronti a seguire l'uomo.
"Non c'è molto tempo, perciò non faremo soste. State a passo, o verrete lasciati indietro" li avvertì. I tre si prepararono e lo seguirono al galoppo per le verdeggianti colline di Baco.
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Soldier, Poet, King
Fantasi𝐸 𝑣𝑒𝑟𝑟𝑎̀ 𝑖𝑙 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜, 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑖𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑟𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑐𝑎𝑑𝑟𝑎̀. Un Re, un Soldato, un Poeta e un regno in rovina. Tre giovani, un viaggio. _____________________________________ - Mondo fantasy, inaccuratezze storiche - presente...
