La mattina dopo, Rey si diresse a lavoro. Oltre alla panetteria, per cui lavorava solo due mattine a settimana, il suo vero impiego era alla tipografia. Il proprietario era un vecchietto non più in grado di occuparsi della proprietà, e Rey, mostratosi capace, disponibile e un ottimo tipografo, prese il comando. Per lui e la sue setta, era inoltre un ottima opportunità. Potevano pubblicare gli scritti senza rischiare di essere scoperti. Tutto era basato su un sistema di parole d'ordine distribuite in giro da Rey stesso. Aveva scritto nei libri di letteratura dell'accademia: giallo = Tipografia per Stolti, ovvero chiunque facesse parte del corso di letteratura e conosceva quindi la setta, per pubblicare sarebbero dovuti andare da Tipografia per Stolti, nome non scelto per caso.
Arrivò, si infilò il grembiule, e iniziò con la lavorazione del suo nuovo manoscritto, finito qualche sera fa.
Si disse che era meglio pubblicarlo il prima possibile dopo l'avviso di Ernest, meglio non far trovare in casa cartaccie varie. Nel pomeriggio arrivò un cliente.
"Buongiorno!"
"G-giallo?"
"Assolutamente" Si dissero soltanto, prese il manoscritto e l'uomo andò via velocemente. Lo sfogliò, leggendo vari titoli per capitolo. Era un volumetto che concentrava la sua critica su l'editto 96, che sostanzialmente vietava a chiunque di dare al proprio figlio i nomi della famiglia reale. Si ricollegava più avanti all'editto 98, che sanciva la sfracassatura del cranio a qualunque bambino avesse già quei nomi. Furono anni terribili quando uscì tale decreto: alla nascita del secondo genito, dopo averlo emanato, tutti i genitori si precipitarono a cambiare il nome del proprio figlio, gli adulti che facevano a gara per presentarsi per primi. La mattina dopo i soldati del re passarono di casa in casa, e uccisero tutti gli uomini e i bambini che portavano il primo o il secondo nome della casata reale. Fu un tale massacro che persino le terre vicine ne sentirono parlare.
Nascose quel manoscritto sotto un'asse di legno del pavimento, e continuò col suo lavoro. Doveva finire la prima copia entro sera, poi avrebbe lasciato alla macchina fare le altre.
✵ ✵ ✵
"Oi, Uriel, smettila di allenarti così tanto, ti si romperanno le articolazioni se continui"
"Zitto Jeremy, ho da fare" disse secco, e continuò con i suoi affondi. L'amico sospirò scuotendo la testa, e tornò alla sua area di campo dove stava allenando i suoi due giovani allievi, Zag e Barty.
Uriel continuò ad affinare le sue tecniche di spada, mentre la sua testa vagava altrove.
'Non è giusto. Perché deve farmi dare la caccia a quei poveri popolani?'
Stoccata.
'Se avessero infranto la legge, adesso sarebbero già morti'
Fendente e poi stoccata.
'Che si fotta, lui e la sua tirannia. Solo io posso farlo. È un compito che spetta a me'
Rovesscio, Fendente e stoccata.
'Ucciderò Luther Roland Barnabur III'.
Stanco e stremato, si rimise dritto e rimise la sua spada nel fodero. Riprese fiato, e si fermò a guardare Jeremy che insegnava ai suoi due pupilli. "Non sono bravi come i miei" si disse ad alta voce, poi andò via. Uscì dalle mura, e si diresse verso la città. Nonostante l'astio contro il sovrano, e la decisione che aveva ormai preso, doveva comunque portare al termine il suo compito.
Tirò fuori la pergamene consegnata la sera prima dal generale, e lesse i nomi scritti sopra: aveva rigato i nomi Gerarld e Flavio. Aveva raccolto le monete e se n'era andato via tranquillo. Ora restavano un certo Morty, Rey e Fanny. I corrispettivi numeri civici erano 31, 60, 41. Decise di avviarsi da Morty, il più vicino. Richiuse la pergamena e si avviò a piedi, quando sentì un suono di zoccoli dietro di lui.
"Ehilà Uriel Garcia! Il generale mi ha mandato a controllare che svolgessi a dovere il tuo lavoro, visto che ieri l'hai lasciato incompleto" disse. Era un secondo in comando in esercito, nel castello la guardia personale del re. Koo Ru. Era un fuggitivo dalla piccola terra di Ro', e il re lo prese sotto la sua ala facendogli giurare fedeltà assoluta.
"Koo. Perché hai due cavalli? Non sapevo avessi quattro gambe" gli disse con aria sprezzante. Il secondo in comando lo guardò storto e lasciò le redini del secondo cavallo che aveva con sé. "Faremo più in fretta. Sali, non vorrai oziare e lasciare che i traditori scappino, giusto?" Gli disse. Uriel si accigliò, ma decise di non fare domande per ora. Si diressero verso la città, facendosi largo per le strade.
"Allora, cos'è questa storia dei traditori? Dobbiamo solo raccogliere delle tassazioni" disse ancora accigliato.
Koo lo osservò con aria superiore, e scoppiò in una risata funesta.
"Aaah Uriel, mio carissimo Uriel. Sei diventato capitano giovanissimo, ma si vede che manchi proprio di cervello. Il re ha dei sospetti su quei nomi che hai elencati. Crede che possano far parte della setta che pubblica i libri proibiti, ne avrai sentito parlare suppongo"
"Si, qualcosa"
"Bene. Le tasse sono il pretesto, ma il vero succo è la perquisizione delle abitazioni. Più teste mozzeremo di quei letterati, più la ricompensa sarà alta Uriel, ricorda" gli spiegò. Uriel non voleva mozzare teste a nessun innocente, soprattutto a quei poveri scrittori che diffondevano il vero.
"Mah...non ne vale la pena secondo me, sono solo scrittori da quattro soldi" cercò di non prendere posizione.
"Beh, uccidiamo i pesci piccoli per dimezzarli, ma quello che importa davvero è il capo setta, colui che ha ideato tutto. Se prendiamo lui, gli altri non avranno più né la guida né il coraggio né la speranza di continuare. Sarà fatta. L'obbiettivo finale, è trovare il pesce grosso"
Uriel aveva come la sensazione di aver fatto peggio, di aver acceso un'ineguaiabile voglia di sangue in lui. Arrivarono al 31, e scesero dai cavalli. L'approccio di Uriel coi cittadini è sempre stato autorevole ma gentile, completamente l'opposto di Koo, che prese in mano il comando della missione. Spalancò la porta facendola quasi uscire dai cardini, e entrò improvvisamente nell'abitazione. Un ometto occhialuto, un po' panciotto, dai capelli bianchi, corse a vedere che accadeva, chi si fosse intradotto in casa sua con tanta violenza. "Tassazione. 200 Fiocchi, ora" disse Koo. Morty, così doveva chiamarsi, annuì frenetico, e andò verso una cassaforte dove teneva gli averi, e iniziò a contare con le mani tremanti. Koo fece un cenno ad Uriel, e quest'ultimo, sospirando, andò in giro per la casa. Era semplice, solo 3 stanze, tra l'ingresso, un cucinotto a fuoco e un una camera da letto, che fungeva anche da studio. Erano tutte vuote, pochissimi mobili necessari e nient'altro. Strano per un letterario non avere neanche un libro esposto, ma pensò al costo di quest'ultimi in questo periodo. Tornò da Koo, scuotendo la testa, e quest'ultimo sospirò guardandolo, posando poi gli occhi su Morty.
"Sbrigati!" Gridò, e l'ometto iniziò a contare più svelto.
Una volta finito al civico 31, passarono al 41, l'altro più vicino, dove viveva un tale di nome Funny. Anche quest'ultimo abitava in una casa modesta, senza alcuno sfarzo, eccesso o semplici oggetti personali. Solo il necessario, letto, scrivania e tavolo da cucina. Trovò però sul comodino un piccolo ritratto, che raffigurava una donna. Dietro portava il suo nome. Madama Funny. Aveva una moglie, ma dormiva in un letto singolo. Che sia morta?
Tornò da Koo, che raccolse i 200 Fiocchi e uscirono.
"Bene, prossima destinazione, civico 60!" Disse poi Koo, sbattendo le redini del cavallo.
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"Principe! È quasi ora di pranzo, dovete alzarvi! Suo fratello è venuto a vedere se state bene" riferì Vito al principe Martin, che ancora non era riuscito ad alzarsi. Senza volerlo, la sera prima aveva fatto inaspettatamente tardi, e la mattina dopo decise di rimanere a letto un po' di più.
"Digli di andare a farsi fottere, non voglio vederl--AHI!"
"Non con questo linguaggio Martin, per favore. È pur sempre il principe ereditario" lo sgridò l'amico.
Martin sbuffò, e decise controvoglia di alzarsi e ricevere il fratello maggiore.
Attraversò velocemente la stanza, e aprì la porta di scatto, cogliendolo di sorpresa.
"Che vuoi, Arthur?" Disse schivo.
"Finalmente ti sei degnato ad alzarti. Sei un principe Martin, non un rozzo mercante, non puoi fare quello che vuoi"
"Si, ma tanto i secondo geniti non hanno diritto ad una corona, o sbaglio? Rimarrò col mio mantello rosso a vita, ma tanto a te che importa se non vengo riconosciuto come membro della casata reale, ti basta solo che non faccia fare brutta figura al fratellone, vero?" Si sfogò velocemente. Vito corse fuori e lo afferrò per un braccio strattonandolo.
"Hai esagerato" gli sussurrò.
"Come vuoi. Beh, se ti degni a presentarti almeno per il pranzo, nostro padre ed io ne saremmo onorati" disse, poi alzò i tacchi e andò via. Martin rimase a fissare le larghe spalle di suo fratello, su cui scendeva una lunga treccia rossa. Sbuffò, e rientrò in camera. Ignorando completamente le lamentele di Vito.
✵ ✵ ✵
"APRITE!!" Urlò Koo alla porta.
"Ho aspettato abbastanza, ora la buttò giù" continuò, ma venne nuovamente fermato da Uriel. "Aspetta, non è in casa! Sarà a lavoro, aspettiamo che torni e--"
"NO!" contestò, e si schiantò contro la porta tirandola fuori dai cardini. Come previsto, la casa era vuota. Koo si prese così la libertà di curiosare in giro, tirando giù mobili, e rompendo qualunque cosa fosse possibile.
Uriel osservò la casa, notando come fosse diversa rispetto alle altre due. Era più arredata, più accogliente: era presente una poltrona sola, quindi non era sposato e abitava da solo. Una parete intera e più, era interamente ricoperta da librerie piene di libri.
Koo le tirò giù, facendole schiantare al suolo, e distrusse i tre vasi appesi al soffitto. Non risparmiò nulla, ed Uriel non era nella posizione di poterlo fermare. Non ancora.
"Che diavolo--"
Poi entrambi sentirono una voce provenire dalla porta. Entrambi lo fissarono, mentre il ragazzo osservava con orrore la sua casa interamente distrutta. Aveva lunghi e scompigliati capelli dorati, tenuti legati da un cordino; dolci occhi color ambra e un viso delicato, rovinato dalle espressioni di orrore che aveva impresse.
"Ah, eccoti. Tassazione. 200 Fiocchi, più 100 per averci fatto perdere tempo" impose Koo. Il ragazzo era ancora esterrefatto, e pareva non riuscire a collegare tutti i punti.
"Cosa?! Ma ero a lavoro, non potete tassarmi 100 Fiocchi in più!" Disse arrabbiato. Uriel rimase immobile, credendo di aver sentito male. Nessuno fino a quel momento aveva mai osato rispondere, alzare la voce o contraddire Koo.
"Ah, è così? Altri 50 Fiocchi! Qui la legge la faccio io"
"Oh, io non credo proprio. Vorrei sapere cosa penserà il re della tua aperta dichiarazione" disse, e osservando la confusione negli occhi della guardia, continuò: "Sai, perché se non vado per errato, l'editto numero 113, vieta qualsiasi tipo di imposizione, e se la colleghiamo alla 105, che stabilisce una severa pena per chiunque si autoproclami sovrano più potente del sovrano in carica, o che si metta al pari di esso, riceveresti prima 100 frustate sulla schiena e inseguito la sepoltura da vivo. Editto 112, controlla" gli disse. Il viso di Koo divenne rosso di rabbia, e non riuscendo a controbattere, arrivò ad usate la forza bruta. Lo spinse a terra, e in men che non si dica fu sopra di lui, afferrandolo per i bei capelli biondi.
"Tu ora vieni con noi" disse soltanto, e sempre tenendolo dai capelli lo trascinò verso il cavallo per portarlo al castello. Uriel gli corse dietro, cercando di disconvincerlo, ma Koo era irremovibile.
"Legagli le mani invece di blaterale. Sarai pure un capitano, ma il comando di questa missione è mio, dopo che Tu hai fallito" Uril lo guardò in cagnesco, ma non potè fare molto. Afferrò la corda, e legò un lato della fune al cavallo e l'altro alle mani del ragazzo. "Mi spiace. Non lo meriti" gli disse, mentre avvolgeva la corda intorno ai suoi sottili polsi. Aveva quasi paura di spezzarglieli. Il ragazzo continuava a fissarlo, non distogliendo mai lo sguardo.
"Va bene così?" Chiese Uriel infine, guardandolo anche lui. Il giovane annuì, e finalmente abbassò i suoi occhi verdi ambrati sulla fune.
Senza dire altro, si avviarono al castello.
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Soldier, Poet, King
Fantasia𝐸 𝑣𝑒𝑟𝑟𝑎̀ 𝑖𝑙 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜, 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑖𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑟𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑐𝑎𝑑𝑟𝑎̀. Un Re, un Soldato, un Poeta e un regno in rovina. Tre giovani, un viaggio. _____________________________________ - Mondo fantasy, inaccuratezze storiche - presente...
