"Sono arrivato! Scusi il ritardo, mi metto subito al lavoro" disse Rey entrando dalla porta della panetteria. L'uomo uscì dalla cucina col mattarello in mano e le mani piene di farina, e lo guardò in cagnesco.
"Sarà meglio che non ricapiti più" disse soltanto, e tornò ad impastare.
Rey si mise il grembiule e affiancò alla cassa il suo collega, Hide.
"Scusa, avevo degli amici a pranzo e ho perso tempo" gli disse, passando dietro di lui. Lui gli sorrise, mostrando la fila di denti bianchi. "Tranquillo, non ci sono stati troppi clienti"
"Neanche la signora Cuu'?" Chiese Rey, e Hide rise. La signora Cuu' era un'anziana, che quasi ogni giorno si presentava alla panetteria per comprare il pane, per poi lamentarsene. Ma nonostante le lamentele continuava a comprare sempre il solito, diventando ormai un'icona comica.
Servirono i clienti per tutto il pomeriggio, alternandosi al bancone, alla cucina, alla cassa. Per Rey ogni sguardo che catturava con Hide era prezioso. Continuava ad osservarlo, tra un cliente e un altro. Gli occhi color cioccolato e i capelli castani, abbronzato come se venisse dal sud, affascinava così tanto Rey, da fargli venire le guance paonazze.
Finito il turno, ormai al tramonto, si tolsero il grembiule e si diressero in strada, senza salutare il loro scorbutico capo. "Allora, hai piani per sta sera?" Gli chiese Hide.
"No, nulla in realtà. Però, se vuoi possiamo andare in una locanda, ne conosco di molto buone" Propose Rey.
Hide sorrise. "Grazie ma, oggi portavo fuori Emma" disse. Emma?
"Chi scusa?"
"Emma, la mia fidanzata. Pensavo che il capo te lo avesse detto e...non importa, ci sposeremo a Giugno" gli disse. Gli occhi di Rey si spalancarono, ma capì che era ormai inutile sentirsi amareggiato o deluso. Era ovvio che lui non avrebbe mai avuto speranze con Hide. "Sono felicissimo per te! E com'è, bella?" Chiese ancora.
"Oh, Rey. Non puoi neanche immaginare! Ha capelli bianchi come la neve, una pelle candida, e... è perfetta, davvero. Viene da Nevéh" gli disse entusiasta Hide. Rey mise da parte la gelosia, e diede una pacca all'amico. "Sembra fantastica" gli disse.
"Devi esserci Rey. Vieni al matrimonio. Ti voglio come mio testimone, e poi come padrino di nostro figlio! Sei il solo amico prezioso che ho, davvero"
Rey si sentì onorato, e sorrise ampiamente. Accettò, e si fece dare la data. 19 Giugno. Si salutarono, e Rey si diresse verso casa.
Quella sera non chiuse occhio. Si sentiva afflitto, un uomo senza speranza. Non era per Hide. Il suo amico aveva trovato l'amore e a Giugno avrebbe convolato a nozze per passare con la donna che amava il resto della sua vita. Un giorno anche Martin ed Uriel troveranno moglie, anche Moira. Persino Ernest avrebbe trovato qualcuno con cui passare la sua vita. Ma Rey? Rey sarebbe rimasto solo, avrebbe visto tutti i suoi più cari amici andarsene. Avranno delle famiglie, non avranno tempo per vedersi. Perché proprio lui? Perché non poteva farsi piacere una ragazza come tutti gli altri? Perché doveva sempre risultare diverso? Ah, lo strambo coi capelli dorati. Oh, lo schifoso che non riesce a farsi piacere le donne. L'orfano senza genitori.
Quella notte Rey la passò crogiolandosi nelle sue stesse lacrime e paranoie, con la paura, paura che un giorno la solitudine non gli sarebbe più bastata, paura di essere dimenticato. Paura di passare un'esistenza da solo, una vita intera senza nessuno accanto. Paura che, se solo avesse provato ad essere sé stesso, gli avrebbero fatto saltare la testa. Quella notte Rey si sentiva perso. Non voleva correre di nuovo da Moira, non voleva sembrare più debole di quanto già non si sentisse.
E così si addormentò.
✵ ✵ ✵
"E così manca solo un allenamento, corretto?" Chiese Martin.
"Esattamente. Direi che ormai sono tutti pronti per la prova finale. Fra tre giorni esatti li metterò alla prova, e vedremo chi sarà degno di servirt-- cioè, di servire tuo fratello" si corresse Uriel. A volte dimenticava che non era nel destino di Martin diventare re, anche se ne sarebbe stato dieci vole più degno di Arthur.
I due stavano risistemando l'attrezzatura utilizzata durante l'allenamento, che gli allievi avevano tolto e lasciata sparpagliata per l'armeria. Martin si voltò, appoggiandosi al tavolo in legno e osservando il tramonto dalla finestra a guelfa. Uriel stava finendo di richiudere le cinghie dell'ultima armatura.
"Cosa sai su... i capelli dorati?" Chiese improvvisamente Martin.
Uriel si fermò di colpo, distogliendo lo sguardo dal suo lavoro. Si allontanò per posare su un busto l'ultima armatura e nel fodero le ultime spade.
"Non molto. Come mi?"
Martin alzò le spalle. Uriel sospirò.
"Secondo i libri...i capelli dorati sono comuni nella--"
"Zitto, non dirlo. È illegale parlare di loro, se ti sentissero potrebbero mozzarti la lingua" lo mise in allerta.
"Già, vero...e allora perché cavolo me lo chiedi, scusa!"
"Volevo solo sapere se pensavamo la stessa cosa"
"Beh, ti sbagli. Non la penso affatto così, è solo un caso. Questione chiusa" concluse Uriel, ed uscì dall'armeria. Martin lo seguì, e si separarono alle mura del castello.
✵ ✵ ✵
"Sei qui" lo chiamò Jo. Una volta salutato Martin, Uriel si diresse verso la solita locanda, La Lisca.
"Sono qui. Ebbene? 3 giorni ad aprile, sono pronto"
"Calmo Uriel. Dobbiamo essere cauti. Ti sei offerto volontario tu stesso per uccidere il re, devi fare un lavoro pulito" gli disse Jeremy.
Intanto Sarah portò 3 boccali di birra ai suoi soliti clienti. Si guardò intorno, notando la mancanza di Mike.
"Dov'è lo sbirulino?" Chiese, e i tre risero al soprannome. La verità è che Mike si era davvero ritirato, e ora viveva con sua moglie - a quanto pare incinta - in una casupola fuori città, in piena campagna. Era già passato un mese, accidenti.
Sarah si allontanò, e i tre continuarono la loro precedente conversazione.
"Facciamo il punto. Jo ed io ci occuperemo di tenere Arthur e Martin fuori dai piedi. Ho reclutato più guardie possibili, saranno tutti pronti per liberarti il passaggio. Ricorda, velocissimo. Rapisci il re, portalo nelle segrete e lì lo finirai. Poi se ne occuperanno le guardie al turno mattutino" disse Jeremy, e i due annuirono. Stava succedendo davvero. Uriel era pronto, non avrebbe avuto alcuna pietà. Finirono di bere, e ormai a notte inoltrata, i 3 si recarono alle loro abitazioni. Ma si sentiva troppo brillo per arrivare fino alle mura del castello. Così decise di raggiungere l'unica abitazione presente lì vicino che conosceva: civico 60. Camminò lentamente fino ad arrivare alla porta dell'amico, sperando che non stesse dormendo.
Bussò alla porta, ma non venne risposta. Bussò ancora e ancora, ma nulla. Tentò di guardare dalle finestre, ma le tende erano tirate. Sospirò. Non aveva altra scelta, sarebbe andato dai suoi genitori a
Civico 91; camminò per la stradina fino ad arrivare alla nota porta di legno. Anche qui bussò, ma non venne risposta. Bussò più forte, e vide dalla finestrola vicino alla porta una candela accendersi: la porta si aprì, mostrando una donna, con viso sottile e premuroso in camicia da notte e con una candela in mano.
"Ri? Sei tu?"
"Madre"
La donna aprì la porta tanto bastava per far entrare il figlio, e si sedettero al tavolo.
"Scusa se ti ho svegliata Madre, ma avrei bisogno di un posto per dormire per sta notte..." chiese. La donna sorrise, e gli accarezzò il braccio.
"Certo caro, sarai sempre il benvenuto. Vai pure nella tua vecchia stanza" disse lei. Uriel era troppo stanco e brillo per continuare la conversazione, così si recò nella sua vecchia stanza.
"Fratello"
"Ri Riiii!!" Gridò una voce femminile.
"Emúl, Sam! Mi siete mancati" disse lui, abbracciando i due fratelli minori.
"Dai Samantha scollati, così lo soffochi" disse Emùl, staccando la sorella dalla vita di Uriel.
I tre fratelli rimasero a parlare per ore, distaccandosi dalle responsabilità che li opprimevano, ignorando momentaneamente i pericoli a cui stavano per andare incontro...questo, finché il gallo non cantò al mattino.
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Soldier, Poet, King
Fantasy𝐸 𝑣𝑒𝑟𝑟𝑎̀ 𝑖𝑙 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜, 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑖𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑟𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑐𝑎𝑑𝑟𝑎̀. Un Re, un Soldato, un Poeta e un regno in rovina. Tre giovani, un viaggio. _____________________________________ - Mondo fantasy, inaccuratezze storiche - presente...
