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Rey non riuscì a dormite per tutta la notte. Si rigirò più volte nel letto, quando, esausto, si alzò andando alla scrivania. Accese la candela, e decise di scrivere la famigerata lettera al suo amico e collega Hide, per avvisarlo in breve che non ci sarebbe stato al matrimonio, e per chiedere come andavano le cose a Cambee. Chiuse la lettera e la conservò per il giorno dopo da dare a Morgan...certo, Morgan...suo fratello minore. Rey non riusciva ancora a digerire la questione: non solo aveva sangue maledetto, ma un membro della sua così detta defunta famiglia è sopravvissuto. Senza nemmeno che se ne accorgesse fuori era l'alba. Un altro giorno era arrivato e un altro giorno era passato fuori dalla sua casa, lontano dal suo lavoro e dai suoi vecchi amici. Dopo innumerevole tempo passato, il giovane iniziava a sentire la nostalgia di casa, delle passeggiate al chiaro di luna con Moira sotto i castagni e la sua Topografia degli Stolti. Rimase a meditare in silenzio, vagando tra i dolci ricordi finché un caldo raggio di sole non gli illuminò il viso.
Si alzò e scese le scale il più silenziosamente possibile per non svegliare Martin e Uriel, e accese un calderone per riscaldare del latte. Nel mentre affettò del pane e ci spalmò sopra della marmellata di fragole, ottime nella stagione di maggio, posizionando poi le fette in un piatto al centro del tavolo. Quando il latte fu caldo lo versò in due tazze di ferro. Sentì poi scendere le scale, vedendo davanti a sé un Uriel semi-addormentato. "Buongiorno..." disse il soldato strofinandosi la testa con la mano. Dietro di lui Martin, con ancora gli occhi chius. Mugugnava qualcosa, cercando di capire dove si trovasse. Tuttavia, alla vista della colazione preparata, Uriel si riprese subito, e tutto pimpante guardò Rey.
"E questo perché?" Chiese indicando il tavolo. Rey alzò le spalle e si sedette con la sua tazza di thé fumante, e lo stesso fecero Martin e Uriel agli altri due capi del tavolo. "Bhe. Allora buongiorno e buon appetito" disse allora Uriel, e iniziò a mangiare. Martin beveva lentamente la sua tazza di latte caldo, mentre realizzava lentamente chi era e perché si trovasse lì. Rey però non riuscì più a resistere, e si alzò in piedi, bloccando le azioni dei due che lo guardarono dubbioso, immobilizzati su ciò che stavano facendo.
"In realtà" Iniziò il biondo:"C'è una cosa che devo dirvi...che ho scoperto ieri" disse. I due amici lo guardavano attenti, aspettando la 'grande rivelazione'. "Vengo da terra perpetua e Morgan è mio fratello minore" disse con voce spedita, senza riprendere fiato. Ma i due ragazzi non dissero nulla e continuarono a mangiare.
"Tutto qui?" Chiese il biondo.
"Beh, non dico che lo sapevamo già, però..." disse Martin
"...però lo immaginavamo, amico. Gli unici ad esserne tenuti all'oscuro eravate tu e quell'altro" finì poi Uriel. Rey si sedette di nuovo.
"Quindi, a voi non cambia nulla?" Chiese, e i due scossero la testa.
"Siamo solo felici di averne avuto la conferma" concluse Uriel. Quest'ultimo e Martin poi, sollevarono le teste e si guardarono con occhi spalancati, alzandosi di scatto lasciando cadere tutto ciò che avevano tra le mani.
"Chi ha vinto" chiese poi Martin.
"Io" rispose Uriel.
Martin ci pensò su, e scosse la testa.
"No caro, ho vinto io"
"Ho indovinato che venisse da Terra Perpetua"
"E io che Morgan potesse essere suo parente"
"Allora siamo pari?!"
"Pari!"
"Bene"
"Bene!!" E finirono la conversazione nel silenzio, risiedendosi a mangiare. Rey era notevolmente confuso e disorientato, non intuendo a cosa facesse riferimwmento questo veloce scambio di battute. Ma non fece in tempo a chiedere, che la porta d'ingresso si aprì, rivelando un Morgan piuttosto di fretta.
"Andiamo a palazzo. Siete stati convocati" disse, e i tre amici si lasciarono la colazione alle spalle, seguendo il giovane fuori di casa.

- - -

Arrivarono piuttosto in fretta, e Rey non perse tempo a dare a Morgan la lettera che voleva spedire. Aveva paura che il giovane, in seguito alla rivelazione, si chiudesse o lo ignorasse, invece pareva addirittura contento quando interagiva col fratello maggiore, e questo sollevò molto l'animo di Rey.

Entrarono nella sala del trono, in cui trovarono re Simeon con la bella regina Faridel al suo fianco, e il piccolo erede seduto sul trono, imbronciato. Non perse tempo a salutare gioioso con la mano Martin.
"Maestà. Ci sono novità?" Chiese Martin con toni regali, e Uriel e Rey si fecero subito indietro.
"La situazione a Cambee sta andando fuori controllo Austin. Ha dichiarato guerra ai piccoli regni di Yaya, Ro' e ed Elmo. Il popolo è all'estremo, si divide tra chi muore di fame e chi muore giustiziato. È il momento di agire Principe" finì re Simeon.
"Cosa dobbiamo fare?" Chiese Martin.
Il re scese dal trono e si avvicinò ai ragazzi, camminando con aria maestosa trascinando con sé il mantello beige in pelliccia sulle sue spalle.
"Ti procurerò un esercito. Dovrà essere addestrato secondo le vostre priorità e il vostro modo di agire; inoltre servirà un piano d'azione e un'addestramento specializzato anche per voi. Metteremo il nostro regno a vostra disposizione Martin. Dovete vincere questa battaglia" finì il Re.
Martin si girò a guardare i suoi compagni. Voleva proteggerli e proteggere le persone a loro care.
"Combatteremo" disse. Il re sorrise e lo squadrò. "Sei proprio come tua madre" sussurrò poi. Chiamò delle guardie, in modo tale che potessero mostrare a Rey e Uriel l'armeria del palazzo, e provare così delle armature.
Una volta usciti, rimasero solo loro 4.
"Maestà" Iniziò Martin. Il re si girò verso di lui.
"Mi domandavo...potrebbe dirmi pk mi chiama Austin? E perché continuate a nominare mia madre? La conoscevate?" Finì. Il re si girò verso la sua bella regina, che si alzò in piedi e fece un cenno con la testa. A quel punto il re si voltò verso Martin.
"Andiamo a fare una passeggiata" propose, e si avviarono verso l'uscita della sala del trono.
Camminarono per i lunghi corridoi pieni di quadri, a cui il re non riusciva a staccare gli occhi.
"Volevi sapere chi era tua madre, giusto Austin?" Chiese improvvisamente, e Martin annuì.
"Tua madre, era la donna più bella di Soleya. Era saggia e molto amata dal popolo, di carattere affabile. Aveva spirito di sacrificio e un animo combattente...e diede la vita per salvare il suo paese" disse nostalgico il re. Martin ascoltò in silenzio.
"Anni fa, Soleya e Cambee erano in guerra. Una guerra che Soleya non poteva evitare. Successivamente allo scandalo con tuo padre...ne sei al corrente di questo?" Chiese, e Martin annuì, silenzioso.
"Bene. In seguito allo scandalo, molti a Cambee avevano iniziato a rivoltarsi verso il loro stesso regno, perché era una guerra che andava ormai avanti da troppo tempo. Iniziarono ad esserci assalti anche qui a Soleya, gente da Cambee che provava a farsi giustizia da sola. Fu allora che tua madre intervenne. Propose un matrimonio combinato, in modo tale da stabilire una pace tra Soleya e Cambee. Avrebbero dovuto governare i due regni insieme, ma tuo padre colse immediatamente l'occasione per eliminare lo scandalo che ancora colpiva la sua famiglia e per vincere la guerra contro Soleya" disse il re, poi si fermò. Continuarono a camminare per i corridoi, e Martin quasi credeva che si fossero persi.
"Cosa accadde?" Chiese Martin.
"Ebbero te. Il secondo genito di Cambee. Alla tua nascita il re passò immediatamente il titolo ereditario a tuo fratello Arthur, che fino ad allora era stato tenuto nascosto da tutti, per far sì che le voci rimanessero soltanto voci. Poi uccise tua madre" disse, con un tono tanto nostalgico quanto vendicativo. Martin spalancò gli occhi.
"La uccise? Lei non è....morta di- di parto?" Chiese Martin sempre più confuso, ma il re scosse la testa.
"È quella che ha detto a tutti noi. A Soleya arrivò la notizia che, alla nascita dell'erede al trono di Cambee e Soleya, la regina morì di parto. Ne fui distrutto" finì. Martin iniziò a collegare i pezzi. "Chi era lei per voi, altezza? È per questo che continuate a chiamarmi Austin?" Chiese Martin. Il re non rispose, ma continuò a camminare per il corridoio, fermandosi davanti a un grande quadro. Lo guardò nostalgicamente e Martin voltò il capo verso il dipinto. Vi erano due giovani, una donna bellissima con folti capelli ricci rossi, con diverse treccine adornate; occhi verdi come smeraldi, e lentiggini che le coprivano le gote. Aveva un lungo abito verde scuro e una giara in oro con diverse foglie e bacche incastonate fra loro. Al suo fianco un giovane alto, con un mantello in pelliccia e abiti bianchi. Aveva anche lui folti capelli rossi, racchiusi in trecce più piccole adornate da anellini.
"Lei, era la mia amata sorella" disse guardandola. Martin lesse la targa in oro sotto il riquadro: I Reali Lucrejia e Simeon Portor.
"Non è un caso che ti chiami come mio figlio. Austin era nostro padre, a cui io e Lucrejia eravamo molto legati. Ti ho riconosciuto immediatamente, non solo perché sei così simile a lei, ma anche per il tuo secondo nome, dedicato a tuo nonno" finì.
"Quindi, Luis è mio cugino? E lei Maestà mio zio?" Chiese, anche se sapeva già la risposta. Il re lo guardò e sorrise. Poi lo abbracciò all'improvviso.
"Sono felice che qualcosa di mia sorella sia sopravvissuto" poi si staccò, tenendo le due mani sulle sue spalle.
"Devi vincere questa battaglia Martin. Per il tuo popolo, per i tuoi amici, per tua madre" finì. Martin annuì risoluto, e insieme tornarono verso la sala del trono.

- - -

Rey e Uriel vennero accompagnati nell'armeria, e lasciati ad analizzare le diverse armi e armature. Rey non ci capiva nulla di combattimento, quindi lasciò a Uriel il lavoro.
"Tu che arma vorresti Rey?" Chiese poi il soldato.
"Ma io non so combattere" gli ricordò il biondo. Uriel lo guardò:"lo so, ma anche se non sarai in prima linea, avrai bisogno di un arma per difenderti" disse. Rey ci pensò su, ma non gli venne in mente nulla.
"Ci penserò" rispose.
"Senti Uriel...per quello che è successo sulla nave, io-" Iniziò, ma venne fermato da un rumore di spada che cadeva. Uriel si girò verso di lui e lo superò, uscendo dall'armeria.
"Uriel, aspetta"
"No. È acqua passata. Un errore, un malinteso, chiamalo come vuoi. Non voglio che questo rovini la missione. Abbiamo altre priorità, non voglio che mi guardi come un pezzente disperato. Non c'è bisogno che mi rifiuti tu, lo faccio io" disse a Rey, con tutta la forza che aveva in corpo. Ciò che non aveva detto tuttavia, e che continuava ripetersi nella sua mente, era "magari se ti rifiuto prima io farà meno male di quando lo farai tu".

Si diresse verso casa, con Rey a debita distanza da lui. Poi gli venne in mente qualcosa.
"PER LA MISERIA!" Urlò il soldato.
"IL COMBATTIMENTO!" Disse girandosi verso Rey, che ricordò della gara tra cavalieri, e corsero entrambi verso la piazza di Soleya.

Soldier, Poet, KingLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora