prologo

1.5K 23 2
                                        


"gli opposti sono in continua lotta fra loro,
ma non esiterebbero
l'uno senza l'altro" ❤️‍🩹
Eraclito

Qualunque ragazza di diciotto anni sarebbe al settimo cielo all'idea di trasferirsi a Seattle.
Ragazze da copertina con il cappuccio della felpa tirato su anche in pieno agosto, stivali d'acqua firmati e playlist indie costantemente nelle orecchie, che sorseggiano caffè da bicchieri compostabili come fosse un elisir di giovinezza. E poi ci sono quei tipi che sembrano usciti da un film sull'arte alternativa, pieni di tatuaggi minimalisti e problemi esistenziali.
A chi non piacerebbe?

A me, per esempio.

Soprattutto se hai dovuto lasciare la tua calda, assolata e prevedibile città della California – dove il cielo è azzurro almeno trecento giorni l'anno – per trasferirti nella "vivace e culturale città di Seattle, dove piove sì, ma è solo parte del suo fascino unico! Non è meraviglioso, tesoro?".
Questa è stata la poetica descrizione di mia madre dopo avermi OBBLIGATA – sì, in maiuscolo – a lasciare la mia casa, i miei amici, la mia routine... e affrontare un nuovo liceo. A metà semestre.

Cristo.
Mi ha ripetuto quella frase, che sembrava uscita da un catalogo patinato di un'agenzia di viaggi per hipster, almeno un centinaio di volte. Sempre con il sorriso, sempre cercando di convincermi che sarebbe stata "un'opportunità incredibile".

«Rosaline Webster! Mi stai ascoltando almeno?»
Direi che mia madre, Julia, è parecchio arrabbiata, a giudicare dal tono tagliente con cui mi chiama per nome e cognome.

«Direi di no,» rispondo, senza staccare lo sguardo dal finestrino, ostinata. Il paesaggio corre via sfocato, ma almeno non devo guardarla negli occhi.

La sua voce si fa più pacata, come se stesse cercando di non perdere del tutto la pazienza.
«Senti, lo so che non sei d'accordo con questa cosa del trasferimento...»

«Non essere d'accordo è un eufemismo,» la interrompo, sbuffando forte.

«Lo so che può sembrarti una pazzia, ma—»

«Non è una pazzia,» ribatto, girando lentamente la testa verso di lei, fissandola con un sorriso da vera stronza. La mia voce è affilata come una lametta, e ogni parola è una pugnalata ben assestata. «È una stronzata. Che è diverso.»

Giuro che non sono sempre così.
Voglio davvero bene a mia madre. Sul serio. È riuscita a ricoprire entrambi i ruoli – madre e padre – in modo impeccabile. Quando è rimasta incinta di me a soli diciannove anni, ha affrontato tutto con una forza che non ho mai capito da dove venisse. Ha lavorato giorno e notte: donna delle pulizie, cameriera alla tavola calda, qualsiasi cosa pur di portare a casa uno stipendio.

Mio padre?
Sparito nel nulla prima ancora che io nascessi. Una comparsa senza battute, una sagoma sbiadita.

Ma questa storia del volersi sposare con un certo "Rob" – dopo appena due mesi di chat su un'app d'incontri – mi sembra una follia colossale.
Mi chiedo: è davvero possibile che dopo tutto quello che abbiamo passato, lei creda ancora in queste favole? Mia madre, la donna che mi ha insegnato a non fidarmi di nessuno, ora si scioglie per uno sconosciuto con i denti perfetti e il portafoglio ancora più perfetto.

«Modera il linguaggio, signorina,» mi rimprovera, stringendo le labbra.

«Mi dispiace averti messa in questa situazione, dico sul serio. Ma sono sicura che andrà meglio una volta che ti sarai ambientata. Grace non vede l'ora di conoscerti. Ha già detto a suo padre che ti presenterà un po' delle sue amiche e ti aiuterà con la scuola.»

Ah, già. Grace. La figlia di Rob.
La futura sorellastra.

Da quel poco che ho capito, Rob è uno di quei papà divorziati super ricchi, imprenditori di successo che passano più tempo in conference call e fiere del vino che con i piedi per terra. Ha una casa enorme (e per fortuna non è tutta vetri vista lago, altrimenti mi sarei buttata già dal primo piano disponibile).

Mancano ancora due ore di viaggio. E che Dio mi sia testimone: se quando arriviamo trovo anche dei maggiordomi ad accoglierci con un vassoio d'argento, giuro che prendo il primo volo per la California.

Burn MeDove le storie prendono vita. Scoprilo ora