Rosaline
Mi sveglio di soprassalto quando il rumore del vetro rotto a terra mi fa sobbalzare dal divano.
Ci metto qualche secondo prima di mettere a fuoco la figura davanti a me.
Ha in mano una scopa e pulisce velocemente il disastro che ha combinato.
«Non volevo svegliarti» mi dice risoluto «mi è scivolata la birra dalle mani.»
Sgranò gli occhi e capisco che a parlarmi è Nicholas.
Il ragazzo scapestrato che ho visto la prima volta con Grace nel bosco,lo spacciatore fuori scuola e il temibile capo dei Bleeders.
Grace io ne abbiamo parlato sottovoce poco prima .
"Sono spietati. Dico davvero. Sopratutto Nicholas,che è da poco uscito dal carcere. Non hai idea di quello che è capace di fare."
Mi tiro su dal divano, ancora stordita, e mi accorgo solo ora di avere addosso una coperta. È calda, profuma di pulito.
Ma... sono sicura di non essermela messa io.
Mi guardo intorno, confusa.
Cerco Grace, ma non c'è traccia di lei.
Né di Meghan, né del suo ragazzo. Nemmeno di Cole — sì, mi pare che Grace abbia detto che si chiama così. L'amico di Nicholas.
Nicholas ha i capelli bagnati e un odore fresco di bagnoschiuma, che si mescola a quello della casa.
Un nodo mi stringe lo stomaco.
Ho dormito con un criminale in casa.
E lui, nel frattempo... si è fatto una doccia?
«Dov'è Grace?» chiedo con voce spezzata. Un filo di paura nella gola, difficile da ignorare.
E se le avesse fatto qualcosa?
Lui non si gira subito. Solo quando prende fiato risponde:
«Tranquilla. La tua sorellastra è a casa. Sta bene, se è questo che ti preoccupa.»
Un peso mi scivola via dal petto, ma il sollievo dura poco.
«Perché non mi ha svegliata?» chiedo, stringendo la coperta contro il petto.
Nicholas piega la testa di lato, quasi divertito.
«Oh no, ficcanaso. Voleva farlo.»
Un mezzo sorriso gli piega le labbra.
«Sono stato io a impedirglielo.»
«Perché?» insisto, ancora più confusa.
Non risponde subito. Si limita a fare una smorfia vaga, solleva le spalle come se non avesse importanza.
Poi si volta, raccoglie i cocci di vetro sparsi sul pavimento e li getta nella pattumiera.
Mi alzo lanciando via la coperta e andando verso Nicholas con decisione.
«Ti ho chiesto perché.» Ribatto con le mani incrociate al petto.
Ma lui non risponde.
«V-vuoi farmi del male?» balbettò cercando di mascherare il più possibile le mie emozioni.
Ho sempre avuto questo odioso difetto.
Cerco di essere il più forte possibile,mascherare le mie emozioni per non lasciare che gli altri mi feriscano.
Eppure c'è sempre qualcosa che mi tradisce.
Un balbettio,non temorio alle mani,il fiato corto...robe di questo tipo.
Cose che mi mandano vuoi di testa e mi ricordano quando io sia debole in realtà.
«Per il momento no. Se avessi voluto, ti avrei già fatto del male. Non credi?»
Per il momento no?
Ma che razza di risposta è?
La mente cerca di metabolizzare quelle parole, ma il corpo è già in allerta.
Sento il sangue pulsare alle orecchie mentre Nicholas afferra le chiavi della moto dal bancone, senza dire altro. I suoi movimenti sono bruschi, calcolati.
Prende la giacca di pelle appesa lì vicino e si dirige verso la porta.
Rimango lì, imbambolata, ancora con le braccia incrociate sul petto, gli occhi fissi su di lui.
Lo guardo come se potesse darmi una spiegazione che non arriverà mai.
Lui si volta appena, lo sguardo tagliente.
«Resti lì a fissarmi o hai intenzione di tornare a casa?» borbotta, secco, come se la mia presenza gli desse fastidio solo per il fatto di esistere.
Stringo la mascella, innervosita.
Mi precipito ai piedi del divano e afferro lo zainetto con un gesto deciso.
Mi avvicino a passi veloci, e senza dire una parola, gli passo accanto dandogli una spallata.
Non abbastanza forte da fargli male, ma abbastanza chiara da fargli intendere che sono piuttosto irritata.
«Ci torno da sola, grazie.» sputo con sarcasmo, uscendo e lasciandolo dietro di me.
Arranco tra i cespugli, spingendo via rami e sterpaglie con le mani graffiate, cercando disperatamente di ritrovare il sentiero per tornare indietro.
Appena uscirò da questo incubo verde, chiamerò un Uber.
E poi ucciderò Grace.
Senza esitazioni. Mi ha lasciata qui con un criminale.
I rovi mi graffiano le gambe nude, pungono, bruciano.
Il terreno sotto i piedi è diventato fangoso, scivoloso, come se la natura stessa volesse trattenermi.
Ogni passo è un piccolo rischio di cadere.
Ma continuo ad avanzare.
Poi sento un fruscio.
In un primo momento non ci faccio caso. Sarà un animale, penso.
Un uccello. Uno scoiattolo. Un coniglio.
Ma poi... sento rami spezzarsi.
Grossi.
Come se qualcosa di pesante si stesse muovendo dietro di me.
Un animale non può fare quel rumore... giusto?
A meno che...
Il cartello all'ingresso del bosco mi torna in mente.
Attenzione: possibilità di avvistamenti di orsi.
La pelle mi si accappona.
Un orso?
Cosa si fa se si incontra un orso?!
Cazzo, io vengo dalla California.
Sulla spiaggia non ci sono orsi!
Finirò in prima pagina sul giornale come : " la nuova ragazza Californiana, sbranata da un'orso dopo poco più di mese."
Comincio a correre — o meglio, a schiantarmi tra foglie, arbusti e spine — senza pensare.
Le gambe mi bruciano, i capelli si impigliano nei rami, ma non mi importa.
Voglio solo uscire da questo bosco maledetto.
Altri passi.
Sempre più vicini.
Sempre più pesanti.
Non può essere un orso. Non può.
Mi scappa la pipì. Sul serio.
Che disastro.
«Dio, perché devo essere così fifona?!» sibilo tra i denti, quasi in lacrime.
Un altro fruscio. Un ramo che si spezza troppo vicino.
Mi giro di scatto verso destra, il cuore che batte come un tamburo.
E urlo.
Un urlo acuto, spaventato, disperato.
Davanti a me, a pochi centimetri, si staglia una figura alta, imponente, scura.
Il panico mi fa coprire la faccia con le mani come una bambina.
«Sono io. Smettila di urlare.»
Una voce profonda, ruvida.
L'orso... parla?
Sbatto le palpebre, ancora con il cuore in gola, e abbasso lentamente le mani.
Davanti a me c'è Nicholas.
Sbuffo e mi lamento, esasperata, con tutta la grazia di una bambina di cinque anni in piena crisi esistenziale.
«Aaaagh! Smettila! Non seguirmi! Non ho bisogno del tuo aiuto!»
La mia voce squilla tra gli alberi, impastata di rabbia e frustazione.
Riprendo la scarpinata cercando in ignorare il criminale il più possibile.
Continui a sentire passi dietro di me e infatti è così.
Nicholas mi segue.
«Stai andando dalla parte sbagliata. Non essere stupida. Seguimi.»
«No!» ribatto di scatto, senza neanche voltarmi nella sua direzione.
La rabbia mi monta dentro come un'onda pronta a travolgermi.
«Oh, andiamo, ficcanaso. Smettila di fare la difficile e muoviti.»
«Non. Dirmi. Cosa. Fare!»
«Va bene.»
La sua voce si abbassa, appena sarcastica. Sento i suoi passi fermarsi dietro di me.
«Quando però ti troverai davanti un orso... o magari un bel puma di settanta chili, cerca almeno di non urlare. Spaventeresti i cerbiatti.
Quelli sì che sono carini.»
Ingoio il groppo alla gola.
Non posso farci nulla: mi fermo.
La mano resta appoggiata a un tronco ruvido, il respiro corto.
Alla fine mi volto, lentamente.
«C-ci sono anche i puma qui?» chiedo, la voce più sottile di quanto vorrei.
«Sì. E anche coyote, bellezza.
Mi volto e tra un rovo e l'altro vado vicino a lui senza dire una parola.
«Beh? che aspetti?portami a casa,no?»
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Burn Me
ChickLitRosaline Webster ha diciotto anni e una paura costante: quella di essere guardata, giudicata, spezzata di nuovo. Dopo il tradimento devastante del suo ragazzo... e della sua migliore amica, ha smesso di fidarsi, chiudendosi in una gabbia dorata fatt...
