4.

408 20 0
                                        

Rosaline

Questo posto è a dir poco fantastico.

Dopo aver sistemato alla meno peggio le mie cose, scendo al piano di sotto (perdendomi almeno due o tre volte tra le stanze di legno e corridoi che sembrano tutti uguali) per cercare Grace.
La trovo nel soggiorno, immerso nel profumo di pino e legno umido, con delle cuffie grandi quanto la sua testa, mentre balla come un animale selvatico in mezzo al tappeto intrecciato.

La chiamo, cercando di non scoppiare a ridere.
«Grace?»

Parlo invano: continua con la sua danza che potrebbe competere con un rito di accoppiamento dei pappagalli delle foreste pluviali.
«Grace?» ripeto, più forte. Niente da fare.
Riesco perfino a sentire la musica a tutto volume, nonostante abbia le cuffie.

«Grace, cazzo!»
Questa volta urlo sul serio.

E BOM.
Cuffie volano sul pavimento, lei spalanca la bocca, urla per lo spavento e arrossisce per l'imbarazzo.

«Merda, Rose! Mi hai fatta cacare in mano. Da quanto sei qua?»
«Abbastanza da aver visto le tue sensuali movenze,» rispondo, sorridendo e cercando (di nuovo) di non riderle in faccia.

«Vieni, prendiamo le bici.»
Ma perché ho accettato a questo giro turistico?

Mentre mettevo via i vestiti, ho avuto il tempo di cambiarmi e mettere qualcosa di più , come aveva suggerito Grace.
Ora indosso dei jeans neri e una maglietta a maniche lunghe degli AC/DC presa a 1,99 al negozio dell'usato.
L'esatto opposto di Grace, che sfoggia un completo che le fascia il corpo alla perfezione.

Il tragitto dura poco. È incredibile quanto fossimo vicini a questa parte della foresta e io non me ne fossi nemmeno accorta.
Durante il viaggio Grace ha parlato di continuo — e se devo essere sincera, non mi è dispiaciuto.
Per quanto sembri una figlia di papà, dopo averla vista ballare come un'ossessa e averci parlato, non posso certo dire che sia una snob con la puzza sotto il naso.

È l'esatto opposto di me. Non solo per il modo di vestire, ma anche per l'aspetto.
Lei è perfetta: occhi chiari, capelli biondi e lisci, fisico da modella, viso ordinato e luminoso.
Io? Io assomiglio più a Dobby, l'elfo domestico.
Ok, ho un bel seno... ma i miei capelli mossi e scompigliati e i vestiti dell'usato non attirano certo le stesse attenzioni che riceve Grace.

«Eccoci, lasciamo le bici qui. Da qui parte il sentiero pedonale per i tuoi amatissimi piedini,» dice, slacciandosi la cintura.

Avevo detto a Grace che una delle cose che odio di più è camminare nei sentieri con le scarpe piene di terra e rametti.
E ovviamente non ho portato le scarpe da trekking.
Grace ha avuto da ridire su questo, ovvio — "Potevi chiedermele! Bla bla bla..."
Ma almeno ha mantenuto la promessa: oggi niente zone fangose, solo un sentiero in legno sopraelevato.

Davvero, è uno spettacolo per gli occhi.
I colori del tramonto filtrano tra i rami altissimi dei cedri e degli abeti: arancio, oro, porpora.
L'aria è densa di muschio, resina e umidità.
Un ruscello scorre poco più avanti, tra rocce coperte di licheni e foglie di felce che si muovono al vento.
Il canto degli uccelli si mescola al fruscio delle fronde, e in quel momento mi sento come...
...come se stessi respirando per la prima volta dopo tanto.

Sì, ecco. Pace.
Credo di essere riuscita a raggiungere la pace dei sensi.

«In California non c'è questo, vero?» mi chiede, dandomi una leggera gomitata sul braccio.

Ancora assorta nella bellezza del paesaggio, rispondo:
«Non fraintendermi, Grace. Amavo la California . Ma i miei occhi non sono abituati a tutto questo.»

Burn MeDove le storie prendono vita. Scoprilo ora