Rosaline
«Queste uova sono fantastiche! Cosa ci hai messo per farle così buone?»
Grace e io siamo sedute sulla penisola della cucina, le gambe penzoloni, mentre gustiamo la colazione che mia madre ha preparato. Il profumo di caffè e spezie aleggia nell'aria e per un momento tutto sembra quasi... normale.
Negli ultimi giorni mia madre è sempre più impegnata con il lavoro. A volte, vederla al mattino è un piccolo miracolo.
Mi fa piacere sapere che ha trovato una sua stabilità, che finalmente le cose stanno cambiando, ma non riesco a ignorare il vuoto che lascia la sua assenza.
Sono cresciuta così. Passavo giornate intere da sola mentre lei faceva doppi turni. Niente babysitter, nessun parente. Solo io, la TV accesa in sottofondo, e il tempo che si dilatava.
Per quanto mi fossi abituata, sentivo sempre quel morso allo stomaco vedendo i miei coetanei che giocavano al parco con i genitori o guardavano i cartoni insieme la sera.
«Il segreto sono le spezie, Grace» risponde mia madre, orgogliosa del suo piccolo capolavoro culinario.
In quel momento, Rob entra in cucina. Si avvicina a lei e le lascia una scia di baci leggeri sul collo. Mia madre si stringe nelle spalle, imbarazzata, ma il sorriso che le fiorisce sul volto è genuino.
«Buongiorno, tesoro» le sussurra all'orecchio.
«Ragazze...» ci saluta.
«Giorno, pá» dice Grace con la sua solita spensieratezza.
Io mi limito a un cenno del capo. Un sorriso appena accennato, più per dovere che per piacere.
Ancora non riesco ad abituarmi alla sua presenza. Anche se vedo mia madre felice, lui continua a ricordarmi ciò che non ho mai avuto: un padre.
«Ti ricordi del gala di stasera, Julia?» chiede Rob, sgraffignando una fetta di pane con le uova.
«Certo, tesoro» risponde lei senza alzare lo sguardo.
Gala?
Mi si rizzano le orecchie.
«Mi dispiace che voi ragazze non possiate venire, con quel compito in classe... Il professor Birlingham sta davvero esagerando con le assegnazioni.»
«Scusate... di cosa state parlando?» chiedo mentre bevo il succo ACE, ancora confusa.
Rob lancia un'occhiata a Grace, dura, come se aspettasse una spiegazione. «Non gliel'hai detto?»
Grace mi tira una gomitata sotto il tavolo. «Sì che gliel'ho detto. Deve essersi dimenticata. Vero, Rose?»
Mi giro lentamente verso di lei. La sua espressione è un chiaro "dì una parola sbagliata e sei morta".
«Oh... sì, certo. Che stupida che sono» mormoro, cercando di suonare il più credibile possibile.
⸻
Trenta minuti dopo, siamo in macchina. La Mercedes nera di Grace taglia la strada come un coltello nel burro, mentre la sua playlist di Taylor Swift riempie l'abitacolo.
Io ho ancora il broncio.
«Si può sapere di che gala parlavano? Perché non me ne hai parlato prima?»
«Ti ho risparmiato una serata noiosa» risponde, senza staccare gli occhi dalla strada. «Piena di gente snob che parla solo di lavoro, investimenti e robe del genere.»
«Grace... dovevi comunque dirmelo. Non puoi decidere per me.»
«Hai ragione, mi dispiace.» Fa un respiro. «In ogni caso... stasera c'è una festa da Jackson. Quindi siamo già occupate.»
La guardo. «Siamo?»
«Ovviamente. Io, tu, Cole, Nicholas, Lou, Stella—»
«Woah, woah, woah. Frena. Chi ti ha detto che io ci vengo?»
La mia voce si alza di un'ottava, incredula.
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Burn Me
ChickLitRosaline Webster ha diciotto anni e una paura costante: quella di essere guardata, giudicata, spezzata di nuovo. Dopo il tradimento devastante del suo ragazzo... e della sua migliore amica, ha smesso di fidarsi, chiudendosi in una gabbia dorata fatt...
