Nicholas
Grace e la sua sorellastra erano lì, ferme davanti alla porta, gocciolanti come due gatte bagnate. Cole sbuffava dietro di me, agitato come al solito, mentre Meghan continuava a stare sulle ginocchia di Ty, senza la minima intenzione di spostarsi. Come se non fossimo già abbastanza stretti in quella maledetta casa diroccata.
Lo sguardo, però, si incollò subito su di lei.
La sorellastra di Grace
Rose,la ragazza ficcanaso.
La maglietta bagnata le si era appiccicata addosso, disegnando ogni curva del suo corpo con una precisione imbarazzante. Il tessuto chiaro lasciava intravedere il reggiseno bianco sotto, e i capezzoli tesi per il freddo pungevano come spine sotto il cotone.
Non sembrava nemmeno rendersene conto all'inizio.
O forse sì. Perché, non appena incrociai i suoi occhi e lei notò come la stavo fissando, si irrigidì. Le guance le si tinsero di rosso, e abbassò lo sguardo di scatto, incrociando le braccia sul petto nel tentativo di coprirsi.
Troppo tardi.
Cercava di essere composta, ma era chiaro che si sentiva vulnerabile. E non solo per l'acqua o i vestiti.
Grace, invece, sembrava una bambina che aveva perso la mamma al supermercato .
Aveva gli occhi spalancati, le mani che tremavano un po', come se avesse capito troppo tardi dove aveva trascinato la sorellastra. Non osava parlare. Guardava prima me, poi Ty, poi Cole. Sembrava trattenere il fiato.
Grace sapeva chi eravamo.
Rose no, o almeno non del tutto. Non sa delle voci che corrono su di noi.
Non sapeva nulla di noi, ma non sembrava farsi da parte. Aveva paura, forse. Ma anche quella dannata voglia di capire. Di restare.
Cole fece un passo avanti, ancora con la voce tagliente.
«Che cazzo volete? Vi sembra un rifugio questo? Non è un campeggio di boy scout.»
Grace tentò un sorriso, timido e tremante.
«Ehm... ci siamo solo perse. La pioggia, sai com'è...»
Io restai in silenzio. Continuavo a fissare Rose. E lei, ogni tanto, alzava gli occhi verso di me. Brevi attimi. Lame affilate. Sapeva che la stavo studiando.
E il bello è che... non sembrava del tutto infastidita.
Mi alzai di scatto, la canna ancora accesa tra le dita, e diedi una pacca sulla spalla a Cole con una nuvola di fumo che mi scivolava dalle labbra.
«Dai, guarda come sono conciate.» sbuffai. «Lasciale perdere.»
Cole non sembrava convinto. La mascella serrata, gli occhi pieni di fastidio. E lo capivo. Nessuno di noi ama che degli estranei mettano piede nel nostro rifugio. Questo posto è sacro. Nostra fortezza, nostro caos. E tra tutti, poi, doveva essere proprio Grace Lauder a spuntare dalla pioggia come un segnale del cazzo dell'universo.
Mi diedi una sistemata alla maglia, tirandola giù sui fianchi, mentre osservavo con attenzione le due figure davanti a noi.
Grace Lauder, con quella sua aria da principessina impaurita, e sua sorellastra... Rose.
Il cognome di Rose non lo ricordavo, ma la sua presenza era tutto tranne che dimenticabile. Occhi scuri e fieri, capelli lunghi e mossi che le colavano addosso, appiccicati dalla pioggia come fili di seta sporca. La pelle bagnata le brillava sotto le luci calde e tremolanti della casa. Si stava trattenendo dal tremare. Orgoglio? Testardaggine? Forse entrambe.
Odiavo la famiglia Lauder. Tutto quello che rappresentava. Superficialità, ostentazione, bugie ben confezionate dietro sorrisi da rivista. Una farsa dorata. Ma Rose... lei sembrava diversa. Forse.
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Burn Me
Chick-LitRosaline Webster ha diciotto anni e una paura costante: quella di essere guardata, giudicata, spezzata di nuovo. Dopo il tradimento devastante del suo ragazzo... e della sua migliore amica, ha smesso di fidarsi, chiudendosi in una gabbia dorata fatt...
