5.

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Nicholas

Eravamo nel bosco da quasi mezz'ora, dentro una vecchia casa abbandonata che avevamo trasformato nel nostro rifugio. Io e gli altri avevamo sistemato meglio che potevamo in piano inferiore,mettendo divanetti,coperte e qualche cuscino. Meghan poi aveva decorato le pareti con qualche quadro e corna di alce trovate nei mercatini e delle luci che rendevano l'atmosfera più calda.
Dato il bel tempo ci sediamo poco distanti, in quello che sarebbe una specie di giardino.
Meghan, come al solito, se ne stava seduta su un vecchio tronco caduto, le gambe allungate davanti e lo sguardo fisso su di noi — o meglio, su Tyler, se devo essere onesto.

Quel pomeriggio era raro: niente pioggia, un cielo che filtrava la luce tra le fronde con una calma quasi surreale, e noi liberi come spiriti del bosco. Forse per questo Tyler era così incazzato con Cole: gli aveva rubato l'unico momento decente di gloria del giorno.

«Allora ci siete domani, giusto?»

Dovrei sapere di cosa sta parlando? Forse sì, considerando che Cole mi dice sempre tutto. Eppure il mio cervello si svuota come la cantina della casa dopo l'ultima festa.

«Certo, bro. Io e Meghan ci siamo già organizzati. Secondo voi dovremmo portare delle birre o...»

Cerco di rimettere insieme i pezzi del puzzle prima di sembrare un completo idiota, ma niente. Il vuoto.

«No, Riley ha detto che hanno già tutto.»

Oddio, no. Ti prego. Non quella festa.

«Tu non hai risposto», dice Cole, fissandomi con tono accusatorio.

«Cazzo... me l'ero completamente dimenticata», ammetto, imbarazzato. Il volto di Cole passa in 0,2 secondi da "sarò grandioso, amici!" a "sei un coglione, amico."

«Lo sai, vero, che se commento quello che hai appena detto mi escono solo insulti?» ribatte, scuotendo la testa con un'aria talmente sconvolta da sembrare seria.

Tyler scoppia a ridere, e io faccio lo stesso. Partecipare alla super mega festa di Riley era l'ultima cosa che avrei voluto fare in tutta la mia fottuta vita. Quel ragazzo è... un emerito coglione. Ma, siccome è lo spacciatore che ci passa la roba da fumare,dobbiamo farcelo amico in qualche modo.

«Oh, merda...»

Vedo Cole deglutire freneticamente e passarsi la lingua sulle labbra, come se gli si fosse prosciugata la bocca.

Seguo il suo sguardo, rivolto verso il sentiero che sale lungo il pendio dietro la casa, dove la luce tra i rami comincia a diventare dorata.

«Quella è Grace?»

«Grace la super ricca?» chiede Tyler, strizzando gli occhi.

«Dio, anche tu!» esclama Cole, esasperato. «Esiste una sola, unica e inimitabile Grace!»

Mentre restiamo seduti sulle panche di legno grezzo che avevamo costruito attorno al falò, con l'odore del muschio e della resina che ci riempie i polmoni, mi sporgo leggermente e inclino la testa per osservare meglio Cole.

«Sai, credo dovresti asciugarti quella bavetta alla bocca, Cole.»

In risposta, mi tira addosso un cuscino di quelli logori che teniamo nell'angolo relax.

«Spiritoso», ribatte sogghignando. «Riuscite a vedere con chi è? Mi pare ci sia un'altra ragazza... o sbaglio?»

Tyler socchiude gli occhi per cercare di mettere a fuoco tra gli alberi, ma scuote la testa.

Io nemmeno ci vedo io da lontano,penso tra me e me.

Non so perché Cole si stia così tanto fissando con Grace.
«Perché ti interessa tanto Cole?» gli domando «non ha tipo 16 anni?avete cinque anni di differenza»

«Sì,ma tra qualche anno cinque anni non sembreranno così tanti no?»risponde divertito

«Fai schifo Cole!» Ridacchia Meghan mentre mi passa la canna.

Grace e la sua accompagnatrice se ne vanno, me ne rendo conto perché il rumore dei ramoscelli calpestati è sempre più lontano.

Alzo lo sguardo verso l'alto,mentre mi lascio trasportare dal rumore della foresta e dal fumo che mi scorre nei polmoni.

Pace.
Ecco come mi sento quando sono nella foresta.
Sono in completa pace con me stesso.
Resto fermo, in ascolto, mentre le fronde degli alberi si muovono piano sopra la mia testa, i piedi affondati nel muschio umido, il respiro che si sincronizza con i suoni della natura.
Quello che mi dà la foresta... nessun essere umano potrebbe mai darmi qualcosa di più autentico, più puro, più potente.

Non so come, né quando, né perché è cominciato tutto questo.
Anzi, forse il perché lo so.
Non serviva una terapeuta per capirlo: era l'unico luogo dove riuscivo a sentirmi davvero vivo. E Dio solo sa quanto ne avevo bisogno, in quel periodo.

"Vivere".
Ma che cos'è, davvero, la vita?
Possibile che nessuno si accorga che in questo mondo non si fa altro che sopravvivere? E nella legge della sopravvivenza, si sa, vince solo il più forte.
Se non lo sei, ti calpestano.
Come una foglia secca sotto uno scarpone pesante.

Burn MeDove le storie prendono vita. Scoprilo ora