Nicholas
«Dove cazzo eri finita?» urlai appena Meghan uscì dalla porta della scuola, il tono irritato e la voce carica di tensione. Mi stavo accendendo una canna, appoggiato alla mia moto, quando l'ho vista comparire. Era evidente che stavo cercando di calmarmi, ma il nervosismo aveva preso il sopravvento.
Meghan non fece una piega, mormorò qualcosa che suonava come una scusa, senza guardarmi. «Te l'ho detto, contrattempo,» disse, quasi frettolosamente, come se quella fosse la risposta definitiva.
Dietro di lei, una ragazza comparve improvvisamente. Bassa, con i capelli ondulati, castani, e due occhi nocciola che sembravano castagne. Indossava un paio di jeans attillati che evidenziavano le sue curve e una felpa con scritto "2Pac" che, onestamente, sembrava quasi troppo lontana dal tipo di persona che mi aspettavo di vedere in giro per quella scuola.
«Chi cazzo è?» sbottai, guardando Meghan, sperando di ottenere almeno una risposta decente.
«La sorellastra di Grace Lauder,» rispose Meghan, alzando le spalle come se fosse un'informazione senza importanza. «Non sapeva dove fumare.»
Sospirai, cercando di calmarmi. Ma qualcosa in me scattò. Non potevo proprio accettare che quella tipa fosse là senza che sapessi chi fosse, in mezzo a tutto quel casino.
Afferrando il braccio di Meghan con una presa ferma, la spinsi un passo indietro, facendo un piccolo movimento con la testa verso la ragazza che si era messa su una panchina dismessa, accendendosi una sigaretta, mentre ci guardava con aria di chi non capisce bene cosa stia succedendo.
«Che cazzo fai, Meghan?» dissi, con un'aria che non lasciava spazio a risposte.
Lei mi lanciò uno sguardo fastidioso, ma non si scompose. «Sta tranquillo. Non dirà niente. Non mi sembra il tipo,» rispose, sbrigativa.
Io, però, non ero sicuro. La guardai ancora, quella ragazza, che si godeva la sigaretta come se fosse normale, come se fosse stata lì già da mille anni. Appena i nostri sguardi si incrociarono, lei girò subito la testa, come se avesse avvertito il peso del mio sguardo.
Mi infastidì ancora di più.
«Dai, muoviti,» dissi, cercando di scuotere il senso di irritazione che si faceva largo dentro di me.
Tirai fuori una ventina di pasticche, mescolando Xanax e Adderall, le pillole che facevano la loro comparsa a ogni occasione. Le guardai per un momento, come a riflettere sulla loro destinazione, e le allungai a Meghan senza dire una parola di troppo.
«Queste sono per la squadra di football,» spiegai in tono secco, con una leggera sfumatura di sarcasmo. «Mi raccomando, Meghan. Niente sconti.»
Lei afferrò le pasticche senza battere ciglio, le mise velocemente in tasca, come se fosse una routine. «Chiaro,» rispose con un sorriso che mi fece capire che aveva capito il messaggio. Nessuna domanda, nessuna esitazione. Solo lavoro sporco.
«Ci vediamo stasera con i soldi.» le ricordai.
Meghan era mia amica, una delle poche che avevo in realtà.
A volte mi faceva dei favori in cambio di un po' di fumo e sinceramente mi conveniva.
Quelli della squadra di football sono sempre in ritardo,quindi meglio così.
Tornai con lo sguardo alla ragazza, che ora fissava la mia moto con occhi curiosi, quasi incantata. La luce del pomeriggio rifletteva sulle superfici lucide, facendo brillare ogni dettaglio. Il rumore lontano della scuola che si svuotava sembrava dissolversi intorno a noi.
Sia io che Meghan ci avvicinammo a lei lentamente, come se fossimo parte di un piccolo rituale silenzioso.
«Ti piacciono le moto?» chiesi, cercando di mantenere un tono casuale, ma sentivo l'energia elettrica nell'aria.
Per un attimo rischiai di non vederla sobbalzare dalla panchina, sorpresa forse dal mio avvicinamento improvviso.
«Sì, mi piacciono, ma non me ne intendo molto,» rispose lei, con un filo di esitazione nella voce, mentre i suoi occhi si facevano più brillanti. «È una Ninja?»
Le rivolsi un sorrisetto malizioso, quello che uso quando voglio far capire che sono un passo avanti.
«Brava.»
«Piacere, Nicholas,» dissi, tendendole la mano con un mezzo sorriso.
Lei ricambiò, stringendola con una sicurezza tutta sua. «Rosaline, ma puoi chiamarmi Rose.»
Un attimo di silenzio, poi mi sorprese con una domanda che non mi aspettavo.
«Erano pasticche quelle che ho visto?»
Meghan mi lanciò uno sguardo fulminante. «Rose, avevo detto niente domande.»
Lei però non si lasciò intimidire. «Hai ragione, ma insomma... ero qui e ho visto tutto.»
Risi piano, scuotendo la testa con un misto di incredulità e divertimento.
«Giusto per curiosità,» disse lei, inclinando il capo con finta innocenza, «a quanto le vendete?»
Sgranai gli occhi, colto tra l'irritazione e la sorpresa. Davvero la sorellastra di Grace era interessata a queste cose? Sembrava troppo pulita, troppo... fuori posto in quel mondo.
Per fortuna, Meghan intervenne prima che potessi dire qualcosa di stupido. «Senti, ti ho portato qui per fumare una sigaretta, non per fare l'interrogatorio.»
«Dieci dollari a pasticca,» risposi comunque, senza sapere bene il motivo.
Forse era colpa di quella ragazza.
C'era qualcosa in lei, qualcosa di magnetico e sfuggente che mandava in corto circuito il mio cervello.
Una specie di enigma con le gambe.
Rose ridacchiò, poi lasciò cadere la sigaretta a terra e la schiacciò con la punta della scarpa, con un gesto lento, quasi teatrale.
«In California costano meno,» disse con una calma che sapeva di sfida, come se volesse provocarmi apposta.
«Sì, beh... qua siamo a Seattle. Una città dimenticata da Dio,» ribattei, sollevando un sopracciglio. «E poi tu che ne sai?»
«So molte cose, in realtà.» Mi guardò dritto negli occhi, e per un attimo sembrò che tra di noi si accendesse una corrente invisibile, tesa come un filo elettrico.
Le lanciai un sorrisetto obliquo, mentre afferravo il casco e lo sistemavo sulla testa, allacciandolo con calma.
«Ci vediamo dopo, Meghan. Solito posto.»
Salì sulla moto, ma prima di accenderla sentii lo sguardo di Rose bruciarmi addosso. Non cercava solo risposte, quella ragazza. Cercava guai.
Meghan le afferrò il braccio, trascinandola verso l'ingresso della scuola. «Quale solito posto?» la sentii borbottare, mentre la porta si chiudeva alle loro spalle.
«Ficcanaso,andiamo in classe.» sentii Meghan.
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Burn Me
Chick-LitRosaline Webster ha diciotto anni e una paura costante: quella di essere guardata, giudicata, spezzata di nuovo. Dopo il tradimento devastante del suo ragazzo... e della sua migliore amica, ha smesso di fidarsi, chiudendosi in una gabbia dorata fatt...
