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Rosaline

Sabato ho dormito praticamente tutto il giorno, svegliandomi solo per qualche secondo quando Grace è entrata in camera per chiedermi se volessi andare a una festa. Ero talmente assopita che non ricordo bene cosa abbia detto; nella mia mente sono rimaste solo alcune parole sparse: "festa", "musica".
Qualunque cosa stesse cercando di dirmi, aveva sicuramente a che fare con un invito, e la mia risposta – un mugugno confuso seguito da un rotolo sotto le coperte – fu chiara abbastanza.

Quando mi sono svegliata la domenica mattina, tutto è stato piuttosto tranquillo. Tranne per il risveglio.
Grace è entrata in camera mentre mi vestivo – cosa che ho trovato abbastanza fastidiosa, anche se a lei sembrava venire naturale – e si è lanciata senza alcun preavviso sul mio letto ancora disfatto.
Non so bene quando io e lei siamo diventate amiche. Ma in qualche modo... lo eravamo. Non ci conoscevamo ancora a fondo, certo, ma i suoi occhi erano sinceri, e somigliavano tanto a quelli di una bambina affamata d'amore.

Passammo tutta la domenica insieme.
Il giorno dopo sarebbe stato il mio primo giorno nella nuova scuola, così Grace decise di aiutarmi a stampare l'orario delle lezioni e a scegliere i raccoglitori per ogni materia.
La sua camera era l'opposto della mia: rosa, piena di perle, vestiti ovunque, profumi e trucchi sparsi come coriandoli.
Nonostante io preferisca uno stile molto più semplice e spartano, c'era qualcosa in quella stanza che non mi dispiaceva. Anzi, forse era solo la sua compagnia a farmela sembrare così piacevole.

«Cos'è questa fissa per i raccoglitori che hai?» mi chiese, mentre infilava l'orario in una bustina trasparente.
«Non è una fissa» risposi, allineando con cura i raccoglitori sul letto. «È solo che ogni colore corrisponde a una materia.»
«Non credo di seguirti, Rose...» disse con aria confusa.
Decisi di darle una dimostrazione.

Presi il primo raccoglitore. «Ok... vediamo... questo verde acqua è decisamente per biologia.»
Passai al secondo. «Arancione...»
«Algebra?» azzardò.
«No! Spagnolo!»
Continuammo così per tutto il pomeriggio, ridendo e scherzando.

Mi accorsi che mi piaceva davvero stare con Grace.
Molto più di quanto non mi piacesse stare con Bonnie, nonostante fossimo amiche da dieci anni.
Con lei era come sentirsi sempre sbagliata. Sempre fuori posto.

Quella sera, mia madre e Rob decisero di andare a cena in un ristorante elegante vicino alla baia, mentre io e Grace rimanemmo a casa.
Era il giorno libero della cuoca e dei domestici – nessuno dello staff era nei paraggi.
Ordinammo una pizza che arrivò puntuale alle 20:15.
La mangiammo sul divano, davanti a un film, anche se Grace mi fece promettere di non dire nulla a suo padre: quel divano da tremila dollari era "riservato esclusivamente alle partite di baseball" e, se si fosse macchiato (cosa che accadde, ma non per colpa mia), avrebbe avuto un attacco di nervi.

Alle undici, mia madre e Rob tornarono a casa.
Dissero che erano rientrati presto per paura che ci cacciassimo in qualche guaio, ma appena ci trovarono rannicchiate sul divano, tranquille, capirono che non c'era di che preoccuparsi.
Non vedevo mia madre sorridere così da almeno due anni – da quando aveva trovato lavoro.
Non so se fosse merito della cena o di Rob, ma vederla felice mi fece sentire meglio anch'io.
I dissapori dei giorni precedenti sembravano dissolti.
Difficile restare arrabbiati con tua madre, soprattutto se la mattina dopo si presenta in camera con un succo ACE e un donut glassato.

Quella notte mi misi il pigiama, una crema viso, e mi tuffai sotto le coperte.
Mi girai e rigirai senza riuscire a dormire: l'idea di iniziare una nuova scuola mi tormentava.
Presi il telefono e aprii Snapchat per distrarmi.
Provai filtri buffi, scorsi tra le storie... ma non funzionò.

Anzi, peggiorò le cose.

Tra le storie, trovai una foto di Bonnie e Jesse che si baciavano davanti alla tavola calda dove lavorava mia madre.
Non era tanto sorprendente che stessero insieme.
Ma vedere quella verità sbattuta in faccia, senza un minimo di delicatezza, mi lasciò un'altra cicatrice invisibile nel cuore.
Spensi il telefono.
Se prima non riuscivo a dormire, dopo quella foto diventò impossibile.

Burn MeDove le storie prendono vita. Scoprilo ora