Sono quattro giorni.
Tormenti, incubi, insonnia, digiuni.
Non mi movevo dal letto, non avevo il coraggio di uscire nel mondo reale.
Il mio cellulare era spento da quando sono tornata dall'ospedale.
Un giorno vennero Unnie e Sarah a vedere come stavo, e questa sera sarebbero venute a vedere un film.
Ma non ho le forze.
Ho troppi pensieri per la testa.
Ian. Mi manca. Troppo.
Accesi il cellulare, sperando di avere sue notizie sulla segreteria o un messaggio o anche un accenno della sua esistenza.
Controllai la segreteria, ma nulla.
I messaggi, nulla.
Non potevo biasimarlo, lo stavo lasciando ordinandogli di starmi alla larga. Domani avremo fatto un mese.
Un mese dal nostro primo bacio e fidanzamento.
Il mese piú bello, distrutto da una bionda tinta.
Aprii la serranda della mia finestra, ormai decisa che un po' di sole mattutino avrebbe fatto bene sia a me che alla stanza.
Guardai fuori, tutto sembrava lo stesso di sempre. Il vicino di casa che portava Fufi a spasso. I due anziani a prendere aria nella loro veranda. Le poche auto che passavano.
Tutto era normale, un normale giorno di primavera.
La sua macchina.
Oh mio dio.
La macchina di Ian era parcheggiata al lato opposto della strada.
Era un allucinazione?
Guardai meglio.
Non era Ian quello seduto al volante, era Mark.
Mi stavo illudendo ed ero appena tornata nel mondo reale.
Presi di nuovo il cellulare indecisa a mandare un messaggio a "mi amor pequeño".
"Ho solo bisogno di vederti"
Mmh, no. Cancellai.
"Ho bisogno di parlarti, assolutamente"
No, preoccupante. Cancellai.
"Vorrei abbracciarti"
Decisamente no. Cancellai.
"Scusami"
Perfetto, ma cancellai.
Sembravo una stupida bambina che stava per chiedere ad un ragazzo di andare a prendere un gelato.
Ridicola sono.
Lasciai tutto lí.
Il mio stomaco brontolava.
Non mangiavo da giorni.
Scesi al piano di sotto, con la speranza di non vedere nessuno.
E fortunatamente tutto era vuoto.
Aprii il frigorifero, vidi tante cose da mangiare. Era la prima volta che vedevo tutto quel cibo.
Presi un vasetto di yogurt, all'ananas, come piace a me.
Mia madre l'avrà comprato con la speranza che quando mi sarei decisa ad uscire dal letto l'avrei mangiato.
Quella donna mi conosce meglio di chiunque altro.
Aprii il barattolo e presi un cucchiaino. Lo mangiai.
Una bella sensazione.
Bussarono alla porta, non pensai nulla, ma mi avvicinai correndo.
La aprii.
Ian.
Rimasi sbalordita, lo yogurt a metà mi cadde a terra. Facendo uno strano rumore e sporcizia a terra, immaginai. Non abbassavo lo sguardo.
Aveva gli occhi rossi, come se non dormisse da giorni, un aspetto trasandato e non curato rispetto al solito. Aveva dei pantaloni corti con una felpa grigia scura. La barba non tagliata da un paio di giorni, capelli incasinati, senza un filo logico.
"C-ciao" balbettò.
"Ciao" risposi.
Avevo anche io un aspetto orrendo.
Capelli legati in una coda non pettinata, una tuta grigia chiara e una maglia bianca. E non voglio neanche immaginare come sono messi i miei occhi.
"Volevo... Volevo..solo.." non sapeva bene cosa dire, ma continuava a non guardarmi.
Stavo per piangere.
Con i piedi scalsi corsi addosso a lui, probabilmente pestando lo yogurt.
Ma lo abbracciai talmente forte da non farlo respirare.
Ian's pov.
È stato strano, ma la cosa piú strana e meravigliosa che una persona possa desiderare.
Questi ultimi giorni sono stati infernali, pianti su pianti.
Abbandonando il lavoro e con il cellulare sempre acceso, nel caso avessi ricevuto una telefonata di Nina.
Ero vestito malissimo, la barba folta e occhiaie che neanche con un po' di trucco si poteva coprire.
Mark mi ha praticamente trascinato.
E ha fatto bene.
Il suo odore, i suoi morbidi capelli, i suoi occhi brillanti.
Tutto mi è mancato.
Ma quando l'abbraccio terminò mi resi conto di essere stato attaccato a lei per circa dieci minuti.
E il suo corpo era piú fragile del solito.
"Vuoi entrare?"
Con un gesto salutai e ringraziai Mark, che era con Unnie, comparsa probabilmente durante il nostro abbraccio.
"Hai mangiato?" le chiesi, sperando in un suo si.
Ma lei scosse la testa.
Aveva un aspetto piú trasandato del solito. La sua assenza di cibo si vedeva.
"Mi devo fare la doccia" disse, un po' timida.
"Anche io" dissi sorridendo.
Sentivo la tensione.
Come avrei fatto a dirle che sarei diventato padre?!
Il mio tormento dei giorni precedenti riaffiorò.
"Vieni" mi prese per il polso e mi trascinò al piano di sopra.
Prese dalla sua camera delle cose mie, le cose che le avevo prestato, e delle cose sue.
"Non mi ricordo di averti mai prestato i miei boxer preferiti"
"Mh, io si, e non ti dirò come nè quando"
Certamente me lo ricordavo.
Lei non aveva un cambio e indossò i miei preferiti, ma non le avevo mai detto che erano i miei preferiti, perché l'adoro con addosso le mie cose.
Chiuse a chiave la porta del bagno.
Si sciolse i capelli e si tolse ogni vestito ed io feci lo stesso.
Apri l'acqua calda, e la lasciò evaporare cosí da appannire tutta la stanza.
Entrammo dentro la vasca piena ormai.
Eravamo avvinghiati, lei appoggiò la sua testa sul mio petto e la mia testa sopra la sua.
"Mi sei mancata"
Le baciai la chioma castana e rimasimo cosí per altri 30 minuti, in silenzio.
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You can save me.
Fiksi PenggemarIan, bellissimo. Nina, bellissima. Ian,possessivo. Nina, debole. Ian e Nina, se solo sapessero come finirà il loro destino. Il tempo, decide, ha il controllo. Il tempo è colui che sa come far rivoluzionare le cose. Il destino sa come finirà.
