Ventunesimo capitolo.

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Sono dieci giorni che non sento e non vedo più Ian.
Mi manca.
Mi manca tantissimo.

I messaggi in segreteria lasciati, non hanno avuto risposta. Nessuno dei 23.

Entrò nella mia stanza Unnie
"Allora?" Chiese. Era sottinteso a cosa si riferisse, sono dieci giorni che mi chiede sempre lo stesso. E la risposta è sempre il mio capo scosso.

Niente. Vuol dire nessuna notizia.

Avevo troppo bisogno di sentirlo.
Almeno per un "addio".
Almeno per un "auguri, sei diventato padre".
Avevo bisogno di sentire la sua voce, avevo bisogno dei suoi occhi tranquillizzanti.

"Avanti, non ci pensare, avrà le sue ragioni" Unnie si avvicinò a me, abbracciandomi.

"Mi manca" la mia voce era spezzata.

"Ehi, non ci pensare, ho detto, adesso è ora di divertirsi, quindi andiamo" disse scuotendomi e sciogliendo l'abbraccio premuroso e consolatorio che si stava creando.

Sorrisi appena.
Ero vestita con un lungo vestito rosso, scollato. I miei capelli erano sciolti.
Saremo andate in discoteca.

Scesimo le scale e notai il suo splendido vestito color verde, aveva i suoi lunghi capelli boccolati che le cadevano perfettamente sulla schiena aperta.

"Sei fantastica con questo vestito" dissi quando siamo arrivati avanti la porta.

"Grazie, anche tu" sorrise e mi abbracciò.

"Buon divertimento ragazze" disse mio padre che cinque minuti prima mi fece le sue solite raccomandazioni da padre superprotettivo.

Uscimmo di casa.
Sarah era nella sua nuova 500 nera, tutta felice con la sua nuova macchinina.

"Si parte" urlò, quando io e Unnie ci accomodammo sui nostri sedili.

Il locale era già pieno.
I due buttaguori erano enormi.
Non ci feci molto caso però quando ormai eravamo dentro.
La folla era tutta davanti ai banconi, sulla pista, muovendo piedi e fianchi a ritmo di musica.

"Beviamo" urlò felice Unnie.

Avevo bisogno di distrarmi un po'.

"Un vodkalemon" ordinai alla barista mora al di là del bancone.

Annui e preparò la mia bevanda.

Bevvi tutto d'un sorso.

Le feci segno che ne avrei voluta un'altra.

E feci la stessa cosa.

Alla sesta bevuta ormai la mia mente era sfocata.

Ci recammo insieme alle mie due compagne per la vita al centro della pista.

Muovendoci sotto gli occhi di tutti.

Urlammo a squarciagola la canzone che ormai era la moda del momento, e che noi tre sapevamo a memoria.

"Bailando" urlammo "che tu cuerpo y el mio llenando el bacìo subiendo y bajando" era remixata, ma noi la inventavamo, e anche se sbagliavamo continuavamo a cantare.

"Cicchetti?" Domandò Sarah.

Le alzai i pollici per la mano per non urlarle alle orecchie. E andò a ordinare.

Un ragazzo poco più alto di me si avvicinò, mi prese i fianchi e iniziò a ballare dietro di me.

Unnie mi fece segno che era un bel ragazzo e mi fece il gesto di tuffarmi. Ma quando mi stavo per voltare lui era sparito.

Me lo sarò immaginato forse?

Non saprei, ma continuai a ballare addosso alla mia migliore amica.

Uscimmo dalla pista solamente per bere.

E quando tornammo una valanga di ragazzi erano ormai intorno a noi.

Un ragazzo premette la sua coscia sulla mia e quando mi voltai era un bel ragazzo.

Lo baciai.

Non erano le labbra di Ian.
Cazzo se mi mancavano.

Mi prese per mano "andiamo in un luogo più appartato" disse.

Non so con quale forza risposi con un cenno alla testa.

E mi trascinò fuori dal locale.
Le orecchie fischiavano.
E le luci nella strada erano troppo mosse per i miei gusti.
Iniziai a ridere per questa cosa e il ragazzo biondo che mi voleva baciare mi guardò perplesso
"Cos'hai da ridere?"
"Le luci della strada si muovono tutteee, dopo chi guida si sballaa" dissi senza un senso logico.

"Che sbornia" mi baciò prendendomi con le mani sotto le coscie.

L'UNICO che mi aveva toccato era Ian.
Uno sconosciuto.
Io non sono così. Io non sono questa.
E lui mi mancava tanto.
Troppo.
Volevo piangere.

Nina andiamo, fai la persona seria.
La mia mente continuava a dire.

Le mani del ragazzo stavano salendo fino al fondoschiena, alzandomi il lungo vestito.

"Fermati, dai" dissi cercando di allontanarlo, ma era forte.

"Fermati" stavo per urlare ma mi baciò tappandomi la bocca.

Cercavo di allontanarlo, ma le mie forze erano cadute dentro l'alcoll.

"Fer.." continuava a baciarmi e il mio vestito era praticamente sopra il mio sedere.

Mi spostò le mutandine e si stava slacciando i pantaloni.

"Ferm..." non riuscivo a fermarlo.

Involontariamente iniziai a piangere.

Non poteva toccarmi così.
L'unico era lui.
Lui era la persona che amavo. Era Ian cazzo, non questo completo sconosciuto.

Prese la mia mano destra, con forza e la mise sopra il suo membro. Disgustata sgranai gli occhi.

"Fermat..." doveva fermarsi.

Iniziò a massaggiarsi con la mia mano e con l'altra teneva ferma la mia testa.

Non così.
Ian...
Cazzo, Ian.
Dove sei?

"Basta" dissi, ma non si mosse di una virgola.

"Shh" cintinuava a dire.

Mi abbassò le mutandine e il suo mebro eccitato stava per entrare dove l'unica persona, a cui apparteneva tutta me stessa, era Ian.

Io appartenevo a lui.

"Smettila" cercai di dire.

E si staccò.

Mi accasciai per terra, piangendo.

Piangevo.

"Brutto figlio di puttana" diceva un ragazzo "ha detto di smetterla.

Sentivo un ragazzo lamentarsi.

Quando alzai gli occhi vidi la scena.

Lo sconosciuto stava prendendo colpi da un ragazzo che non riuscivo a vedere.

Passò un auto facendo poca luce a quel vincolo.

Era lui.
Era Ian.

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