BRETT
Rabbia.
La sentivo scorrere dentro di me ad ogni minuto che passava. La mia Arabella non rispondeva ai messaggi, aveva voluto addirittura tempo per pensare.
Avevo aspettato tutti quei giorni il suo arrivo. Non sapevo cosa avesse fatto, con chi era e soprattutto se mi era stata fedele.
Io non avevo voluto tradire Arabella, ma era stata colpa sua. Avevo bisogno di placare il continuo bisogno che avevo di lei, di entrare in lei.
Se avessi aspettato oltre, sarei scoppiato e mi sarei preso ciò che era mio.
Volevo riaverla con me, sotto il mio controllo.
Comprai un mazzo di rose rosse e una scatola di cioccolatini per poi raggiungere casa sua. Sapevo che era tornata grazie ad Aliza, non appena era atterrata mi aveva scritto. Voleva incontrarmi.
Le avevo detto di non illudersi.
Arrivai sotto casa di Arabella, però decisi di non suonare. Non era il momento di imbattermi in quel coglione di Sebastian. Se avessi scoperto che le sue mani erano state troppo vicine a ciò che era mio, lo avrei ucciso.
Presi qualche sasso, prima di tirarlo contro la sua finestra. Ci mise pochi istanti ad affacciarsi.
Si mostrò in tutta la sua bellezza. I capelli rossi svolazzavano tra il vento leggero e i suoi occhi mi inchiodarono sul posto, non lasciandomi possibilità di reagire.
Era bella la mia Arabella.
«Scendi, devo parlarti», alzai abbastanza la voce da farmi sentire bene.
«Ti avevo detto che mi serviva tempo», si impose, facendomi stringere i pugni, ma decisi comunque di mantenere la pazienza.
Quella ragazza era capace di scatenare in me l'ira più potente.
«Per favore, dammi un'altra possibilità, poi se vorrai me ne andrò per sempre».
Esitò, non disse nulla per diversi secondi, fin quando non scomparve dalla mia vista. In cuor mio sapevo che mi stava raggiungendo, la conoscevo troppo bene.
«Dimmi».
Indossava un abito bianco decorato da alcuni fiorellini; le arrivava poco sotto le ginocchia e il suo viso era privo di trucco. Non era rimasto nulla del segno che le avevo lasciato sul volto.
«Questi sono per te», le porsi i fiori con i cioccolatini. Li afferrò esitante, ma infine decise di lasciarsi andare, annusando le rose. «Mi ricordavano te».
La presi per mano e la avvicinai al mio corpo. Il suo si irrigidì in un istante, ma era comune per lei, quindi non vi feci molto caso. «Perdonami, Arabella. Entrambi abbiamo sbagliato e potremmo fare di meglio».
«Chi mi assicura che non mi farai di nuovo del male?»
Per la prima volta mi guardò negli occhi e notai qualcosa di diverso. Una strana ribellione giaceva dietro quegli specchi profondi. «Io. Cambierò solo per te, io ti amo da morire», provai a baciarla e lei non si scostò. In quel momento capii che mi aveva perdonato.
Arabella non era niente senza di me.
«Andiamo a fare una passeggiata?»
Annuì ed entrambi salimmo in auto. Avevo già deciso la nostra destinazione, infatti non le chiesi dove lei avrebbe preferito andare. In poco tempo arrivammo in una vecchia gelateria al centro. Mi presi la briga di prendere l'ordine per entrambi. «Per me un cono grande e per lei una coppetta media».
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Stuck In The Stars
RomansaUn passato da cui fuggire, un presente da controllare e un futuro da cui nascondersi. Questo è l'obbiettivo di Arabella, così giovane ma così rotta. Le stelle marchiano il suo dolore, riflettendo il sangue delle sue ferite nel rosso dei suoi capelli...
