«Il tuo nome è la mia condanna, Violet.»
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Si dice che due anime che si appartengono siano destinate a rincontrarsi.
Ma cosa succederebbe se due anime destinate a distruggersi si dovessero incontrare una seconda volta?
𝑻𝒆𝒔𝒕𝒂.
Damian viv...
È tutta una bugia, e tu lo sai bene. Qualcuno scalfirà la perfezione in cui ti sei rifugiato.
- M.
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Quante possibilità c'erano che si chiamasse proprio Violet?
Una su duemila? Una su tremila, forse?
«Non è la tua Violet», mi aveva detto Adam, prima di imbarcarmi.
«Lo so» gli avevo risposto mentre tiravo fuori dalla giacca il passaporto.
Lo so che non è lei, ma non ho mai odiato un nome così tanto
Un nome che mi ha portato a una condanna personale che fa più male di qualsiasi pena che un giudice possa mai esprimere.
Violet è un nome, un ricordo, un errore a cui non c'è rimedio, un buco nero nella perfezione che cerco di costruirmi intorno.
Apro la porta della mia camera al Mandarin Hotel e ritrovo le mie valigie già al piano. Due ore fa avevo fatto il check-in e si sono premurati di portare nella mia stanza i bagagli, mentre io sono andato a cena con il dottor Mèron, che, a quanto pare, aveva davvero urgenza di vedermi. Domani dovrò raggiungere l'ospedale di prima mattina, e ho un disperato bisogno di dormire.
Il caso di studio che mi aspetta ha bisogno di tutta la mia attenzione. Non sono ammesse distrazioni.
Di nessun tipo. Zero.
Prima, però, mi sbrigo a sfilarmi i vestiti che ho addosso, un pantalone scuro aderente e una camicia bianca il cui colletto inizia a soffocarmi. Li sistemo su una delle poltrone della Junior Suite e mi butto sotto la doccia.
Lascio che il soffione a cascata, nero opaco, mi travolga con la sua pioggia calda. Osservo le piccole molecole d'acqua prendere possesso della mia pelle, bagnarla e sollevarla dalla stanchezza.
I miei muscoli si rilassano, e così anche la mia mente, che per un momento soltanto sembra libera dalle mie piccole ossessioni.
Dopo cinque minuti, mi avvolgo un asciugamano bianco al bacino e raggiungo lo specchio più vicino. Lascio che il vapore assorba il mio respiro e il nervosismo delle mie iridi verdi ed esauste.
Passo una mano sul vetro.
I serpenti sono calmi, per adesso. Ma so che troveranno presto qualcosa a cui aggrapparsi.
Per me il concetto di "casa" è ancora sconosciuto, devo ancora abituarmi a cosa significhi averne una, una vera, una che sia mia, che sia sicura.
Ho passato l'infanzia a vivere in una baracca di amianto, un posto destinato ai miserabili, ai senza futuro, in una zona di campagna sperduta della Scozia. Poi è arrivato Adam, e anche a lui è toccata la stessa sorte. Un destino che ci avrebbe portato al vagabondaggio o alla morte.