In un mondo sempre più caotico e alle prese con guerre e crisi economica, un evento totalmente inatteso sta per far sprofondare l'esistenza di tutti in un incubo che non avrà spiegazioni e dalla quale non si potrà uscire se non lottare per la propri...
"Sentire la voce di Drew alla radio dopo tutto quello che stava succedendo mi aveva dato nuova speranza. È strano come alle volte una voce che sei così tanto abituato a sentire quasi da non prestargli attenzione, risentirla dopo tanto pensando che probabilmente gli fosse accaduto qualcosa di orribile è stato.. non so come potervelo spiegare, ma se la mia reazione fu quella di piangere dalla gioia, significa che davvero non mi aspettavo più nulla da tutta questa morte. Jenny rimase molto colpita dalla mia reazione. Ancora di più però quando le spiegai che Drew era un mio compagno di scuola con la quale lavoravo al giornale scolastico insieme a.. avrei voluto parlargli di Alissa e Loyd ma qualcosa me lo impedì. I bambini iniziarono a cantare e in realtà mi sentii salvo. Speravo fortemente che se Drew ce l'aveva fatta, anche Alissa doveva essere al sicuro con la madre.
Mi domandavo, durante il viaggio nello scuolabus da dove Drew stesse trasmettendo. Domandai a Ted se avesse qualche idea e lui mi disse che c'erano tre stazioni radio in zona. Avrei tanto voluto chiedere a lui e a Jenny di andare a cercare Drew, ma non mi ero sentito di imporre una situazione che poteva essere potenzialmente pericolosa, soprattutto per i bambini.
Restammo ad ascoltare la stazione di Drew. Alternava vecchie canzoni a suoi ricordi della scuola. Non potevo credere che anche lui la vivesse come la vivevamo noi. Era sempre tutto così preso dal giornale che, per quanto mi riguardava, poteva esserci nato lì nella redazione, almeno, quello che era. Non era proprio una redazione ma ne aveva tutti gli aspetti principali.
Parlò della sera del ballo. Poi Parlò di due suoi amici. Non aveva ancora fatto i nomi ma sapevo che si riferiva a me e a Loyd.
Parlò del giorno dove il nostro professore di astronomia ci aveva affidato una ricerca in coppia e di quanto questo avesse scombussolato il già delicato equilibrio della classe, di parte della classe. Me lo ricordo..
Eppure ora sembra tutto così banale, così effimero. Nessun dramma adolescenziale era paragonabile a tutto quello che stavo guardando fuori dal mio finestrino.
Jenny mi vide assorto e si sedette accanto a me, stava preparando dei panini al burro di arachidi per tutti
Jenny: "Ti manca la scuola?" Mi ero girato di scatto verso di lei, aveva già pronto un sandwich che mi passò sorridendo. Non sapevo cosa risponderle ma era proprio così
"Pensavo a quanto le cose che mi sembravano così insopportabili in quel momento ora mi sembrano così stupide.. erano solo problemi da adolescenti, solo momenti che passano e che poi ci ridi su qualche anno dopo con qualche amico.." Mi ricordo che Jenny mi aveva guardato con un sorriso comprensivo e curioso e mi aveva chiesto se tra le cose insopportabili centrasse una ragazza. Guardai le mie scarpe non per un motivo particolare ma solamente perché mi vergognavo un po'. Sembra stupido ma in quel periodo vivevo la situazione di Alissa, Loyd e me come una specie di gara, ai occhi di Jenny sarei sembrato un ragazzino o uno dei suoi alunni. Mangiai il sandwich senza risponderle e in quel momento lei mi prese la mano e la strinse tra la sua. Fu un gesto improvviso che mi disoriento' ma con il senno di poi compresi che quel gesto lo aveva fatto perché aveva paura e desiderava non sentirsi sola, quanto la capisco...
Iniziò a parlare. Mi disse che non erano ancora andati in uno dei distretti militari perché in realtà stavano andando a casa sua. Lei si era trasferita per quel lavoro da insegnate ma la sua casa era fuori dalla città. Sperava fortemente di trovarci sua madre. Mi disse che si sentiva in colpa per quella deviazione, perché era un rischio fermarsi, ma voleva fare un tentativo.
La capivo. Era lo stesso motivo per la quale ancora non ero andato in un distretto militare, volevo cercare qualcuno dei miei, non avevo speranze per i miei genitori, non le ho mai avuto fin da subito, volevo ritrovare qualche compagno di scuola... volevo assicurarmi che Alissa non fosse in giro... assurdo pensare che se non l'avessi mai vista avrei potuto dedurre che fosse al sicuro, cullarmi in quella illusione senza fondamento.. ma sentendo Drew alla radio quel pensiero si era ravvivato ancora di più. Risposi a Jenny che era giusto fare un tentativo.
Arrivammo nella via centrale del suo quartiere.. un vero devasto. Una desolazione spaventosa. Guardai Jenny. Restò impietrita davanti a quella desolazione. Fece fatica a rispondere a Ted che gli domandò dove si doveva fermare. La voce le tremava
"La seconda a destra.." riuscì a dire a stento. Il suo sguardo era come rassegnato
"Non sarei mai dovuta venire qui..." Mi disse cercando di trattenere le lacrime Penso di capire cosa abbia provato vedere il suo quartiere ridotto in quello stato.
Ted si fermò davanti ad una piccola casa azzurra. Era l'unica a non sembrare essere stata toccata dall'inferno zombie. Una piccola luce di speranza si accese nel suo sguardo non appena la vide. Ted carico' il fucile
"Allora tu Colin te la senti di accompagnare Jenny? Io preferisco restare di guardia e proteggere i bambini.."
Restai a guardare Jenny un po' perplesso ma annuì subito. Ted mi diede una pistola. La guardai senza prenderla subito. Non avevo mai tenuto una pistola in mano in vita mia.
"Devi prenderla ragazzo. La mazza non può sempre salvarti la vita.."
Restai in silenzio mentre Ted mi mise la pistola in mano
"Sai come funziona? Se arriva uno di quei bastardi premi il grilletto e corri!"
Lo guardai attonito ma presi la pistola. Jenny mi stava aspettando all'uscita dello scuolabus ma i bambini iniziarono a protestare
"Maestra, maestra ma dove stai andando?"
"Maestra è pericoloso scendere!"
"Maestra non deve scendere..."
I bambini erano molto preoccupati per Jenny, ma lei riuscì a tranqullizzarli subito "Vado solo a prendere delle cose bambini e torno subito, voi fate i bravi e ascoltate Ted, siamo intesi?"
I bambini annuirono e Jenny scese e io dopo di lei.
Sembrava non esserci nessuno in giro. La casa sembrava dormiente.
Jenny prese le chiavi dalla sua borsetta
"Mamma mia.. mi sembra così strano farlo, un gesto normale.."
Una chiave, una serratura... quante volte avete fatto questo piccolo gesto quotidiano senza dargli mai la giusta importanza? Vedendo l'emozione di Jenny nel farlo mi domandavo se avrei mai rimesso piede a casa mia, ancora oggi me lo chiedo in realtà ma la risposta purtroppo è quella che si può immaginare.
La serratura scattò immediatamente. Ci ritrovammo subito nel salotto di casa. Jenny avanzò con cautela per poi guardarsi intorno
"E' tutto come lo avevo lasciato quando ho preso servizio a scuola.." Esclamò con un tono quasi sereno e speranzoso. Io mi aggiravo guardingo anche se guardare quella sala perfetta mi dava un senso di tranquillità. C'erano quadri, disegni e foto. Tante foto. C'erano foto di Jenny da quando era bambina e con i suoi genitori, i suoi nonni, sue amiche...
In quel momento mi venne spontaneo dirgli che avrebbe fatto meglio a prendersi le foto.. lei lo fece subito, le mise nella sua borsetta con cura, quasi come se avesse paura di farle sparire. Mi sorrise ma un rumore la distolse da quel piccolo momento di serenità
"Mamma?"
Jenny guardò oltre il divano da dove proveniva il rumore, io tenevo la pistola stretta nella mia mano. Mi sentivo nervoso, molto nervoso. Non sapevamo che cosa potessimo trovarci davanti, dovevo solo essere pronto e sparare nel caso la casa nascondesse una tana di zombie famelici...
Continua
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