CAPITOLO 6 NON FERMARTI

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"Non fermarti!

È quello che mi ero ripetuto una volta sceso dall'albero dopo quasi una settimana che avevo stanzionato sui suoi rigidi rami.

Faceva freddo la notte, caspita se faceva freddo!
Mi ero sempre domandato come si potesse vivere su un albero, come facessero gli uccelli nei mesi più rigidi a dormire la notte appollaiati su un piccolo nido instabile.. be, è uno schifo! Si è costantemente in balia dei fenomeni atmosferici. Per fortuna che avevo il piumino comprato da mia madre con i saldi. E pensare che mi ero arrabbiato quando me lo aveva portato in camera mia dentro al suo bel sacchetto bianco con la scritta del logo del negozio.
Non mi è mai piaciuto che comprasse lei gli abiti per me.
Almeno nell'ultimo anno. Mi ero staccato dal suo imperante gusto sofisticato da manichino di vetrina.
Avevo altri gusti, ma ora non importa più. Mi resi conto che non mi ero portato alcun vestito, nessun ricambio... ero disperato.

Loro erano sempre lì, intorno all'albero dove stavo. Ebbi il modo in quei giorni di poterli studiare, più o meno.

Esseri senza un anima, questo era innegabile. Si muovevano per forza di inerzia. Se non venivano stimolati da suoni o odori camminavano come trascinandosi un sacco, con lentezza e scatti continui. Non so a cosa fossero dovuti quei scatti della testa. Il cervello probabilmente era in parte funzionante ma sicuramente danneggiato gravemente.

La loro sete di sangue era insaziabile.
Riuscirebbero a stare probabilmente giorni, settimane, mesi senza nutrirsi, ma la loro foga al momento dell'identificazione della preda sarebbe devastante.

La prima notte passata sull'albero fu relativamente tranquilla. Avevo lo zaino pieno di qualsiasi cosa ero riuscito a portare. Con il sacchetto del pane fresco che aveva lasciato mia madre mi ero riuscito a fare due panini e lasciai gli altri 5 per le successive volte.
Guardai bene il pane. Mi resi conto che, probabilmente non lo avrei più trovato.

Restai a mangiare fissandoli. Non era certo un bello spettacolo. Le tanfate del loro fetore salivano ad ogni loro passo.
Non era certo il massimo mangiare con loro sotto ma ho dovuto farlo, la fame fu più forte della paura o dello schifo che avrei potuto provare per loro.

Non riuscivo assolutamente a capire come l'eclissi potesse essere responsabile di una tale trasformazione!
Eppure tutto il casino è successo dopo il suo arrivo.

Mi facevo tantissime domande. Ad esempio, come si trasformasse la gente senza essere stata prima morsa da un infetto, insomma, ci sarà pur stato il primo a trasformarsi così, dal nulla. In ogni luogo del pianeta perché poi è stato un effetto domino a livello mondiale.

Non sapevo ancora nulla e ancora oggi non so nulla. Reperire informazioni è diventato quasi impossibile.
La corrette ci ha abbandonati da lì a poco.
La famiglia di Loyd aveva un generatore per le emergenze... mai fu così provvidenziale come cosa, ma anche lui sta perdendo colpi. Comunque, se noi avevamo la possibilità di avere luce, il telegiornale non esisteva più.... non c'era nessun programma. Probabilmente erano tutti morti.... o tutti trasformati.

I telefoni comunque continuavano a non essere attivi.

Il secondo giorno sull'albero cercavo disperatamente di farlo accendere, ma fu uno dei mille tentativi andato di nuovo a vuoto.

Mi mancava non poter fare qualche scatto. Pensare che non avevo mai usato il telefono per fare foto quando potevo farlo, mi sembrava un utilizzo stupido e avrei contribuito al lento declino delle macchine fotografiche, ora non penso di aver inciso più di tanto in questo, visto come è andata.

Le uniche foto che ho fatto con questo pezzo di vetro furono per gli articoli dati da Drew, me lo aveva chiesto esplicitamente, era suo desiderio arricchire gli articoli fatti con foto scattate dagli stessi reporter.

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