CAPITOLO 2 10 MINUTI

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"Che cosa prendereste dalla vostra casa se doveste lasciarla in meno di 10 minuti?

È una cosa alla quale non ho mai pensato e ora me ne pento. Avrebbero dovuto insegnarlo a scuola.
In realtà avrebbero dovuto inserire una materia sulla sopravvivenza, forse Ester e Clarence sarebbero ancora qui con me....

Finita l'eclissi e tornato il sole sembrava che tutto fosse tornato a scorrere nella normalità, ma fu solo un illusione.

Già mentre eravamo a scuola arrivarono notizie inquietanti dalla radio posta in segreteria. La signora Reimond ascoltava sempre le notizie da lì.
Ma quello che spaventò tutti era il fatto che i telefoni non funzionavano, a nessuno.
Tutti si lamentavano che il loro telefono non si connetteva alla rete.
Era l'unica cosa che importava veramente e aveva anche fatto già dimenticare l'eclissi appena verificata.
A metà mattina venne fatto un annuncio dal preside che mise tutti nel panico più assoluto. Diceva che le lezioni erano finite e che bisognava correre immediatamente a casa dalle nostre famiglie, di evitare qualsiasi tipo di sosta e di attendere nuove disposizioni fornite dallo stato.
Mi ricordo il brusio scatenato da quel annuncio, così secco e poco comprensibile poiché al preside tremava la voce.
Lo scuolabus era arrivato per prendere gli studenti. Altri erano andati via con i genitori che erano andati a prenderli di corsa in auto. Sentivo le sgommate delle ruote mentre scendevo dalle scale per uscire nel cortile.
Ester e Clarence mi raggiunsero per andare sullo scuolabus.
Ester era spaventata, Clarence era solo felice che fosse saltata l'interrogazione di tedesco. Io non avevo nessun pensiero invece. Ero solo in ansia perché non avevo potuto contattare i miei genitori.
Non si sa' se l'aereo avesse avuto problemi e tutt'oggi non se ne hanno notizie. Dispersi. Risulta così il volo 111 così come altri voli mai giunti a destinazione il giorno dell'eclissi.
Mentre salivo sullo scuolabus vidi Alissa con sua madre, si stavano abbracciando forte. Notai che dietro l'auto c'erano dei bagagli pronti e lanciati in maniera disordinata, alcuni erano mezzi aperti, si capiva benissimo che erano stati fatti con disperazione e poca concentrazione.
Quella fu l'ultima volta che la vidi.
Lo scuolabus si fermò nelle varie fermate. Salutai Ester e Clarence, loro li avrei rivisti.... ma non come avrei pensato di rivederli.

Una volta sceso alla fermata da casa mia non so perché, ma decisi di correre, volevo arrivare immediatamente dentro e chiudermi.
Avevo acceso la televisione per le informazioni. Era l'unica cosa che trasmettevano a reti unificate.
Non c'era musica, non c'erano cartoni animati, nessun programma frivolo, solo notiziari che tenevano informati su una situazione non chiara.

Mi misi a guardare con attenzione il notiziario. C'erano vari inviati da diverse parti dello stato e del mondo.
Si era scatenato il caos più totale ovunque.

Si parlava di gente impazzita che correva, di cannibalismo e morti.
Le notizie erano confuse e poco chiare. Improvvisamente, il presidente, fece la sua apparizione con un discorso.
Aveva l'aria molto provata e faticava a parlare

<Invitiamo tutti i cittadini a lasciare le loro case in 10 minuti, di portare con sé lo stretto necessario e cose di prima necessità, dando priorità al cibo e non agli oggetti materiali se non che siano per difesa personale.
Prendete I vostri animali, metteteli al sicuro nei trasportini. Una volta usciti di casa evitate contatti con chi vi sembra strano o traballante. Non date passaggi a sconosciuti, controllate braccia e gambe di chi avete con voi. Se avvertite malessere quale febbre, stanchezza o altro vi invito ad allontanarvi da gruppi di persone.

Dovete raggiungere i distretti militari che ora vi saranno elencati e che vi chiedo di prendere nota.....>

Elenco' in maniera sistematica i distretti militari tutti numerati per zone.
In quel momento non capivo la necessità di recarsi lì e non altrove.
Il segnale della televisione iniziava ad essere disturbato. L'immagine saltava più volte e si faceva fatica a seguire il discorso.

Dopo di che passarono di nuovo la linea ai giornalisti.
Un cronista dalla nostra zona, vicino all'autostrada, stava documentando la situazione. Un inferno di auto in fila, clacson impazziti, gente che imprecava dai finestrini. Il traffico era paralizzato. Qualcosa aveva bloccato tutti. Il giornalista cercò di andare più avanti per vedere cosa bloccasse il traffico.
Fu lì che li vidi per la prima volta, i morti, gli zombie. Correvano come impazziti, predatori spietati e senza anima.
La scena fu terribile, straziante.
Chi aveva potuto si era barricato in auto.
Chi aveva i finestrini aperti o era sceso dall'auto non ebbe scampo.
I vivi in coda in autostrada vennero assaltati da una folla di esseri mostruosi, putridi. Le urla che si sentivano facevano accapponare la pelle.
Il cronista cercò di allontanarsi ma era troppo tardi. Venne aggredito da una folla di almeno 15 esseri. Così come il cameraman dietro alla ripresa perché il collegamento saltò.

Io mi allontanai dallo schermo della televisione terrorizzato. Non mi sembrava vero. Non poteva essere la realtà. All'improvviso qualcuno suonò alla porta.
Sobbalzai. Corsi per vedere chi fosse dallo spioncino della porta. Erano due poliziotti con aria spaventata

< c'è qualcuno? Dovete lasciare immediatamente la vostra casa!>

Decisi di aprire e guardandomi i due poliziotti mi intimarono di uscire immediatamente

< ragazzo devi uscire in 10 minuti da questa casa. Hai modo di raggiungere il distretto militare?>

Guardai verso il divano. I miei genitori non erano li, purtroppo, avevo solo la mia bicicletta e nessun altro mezzo. Lo dissi a loro

<ho solo la mia bici come mezzo. I miei genitori erano su un aereo al momento dell'eclissi.....>

I due mi guardarono in maniera strana. Probabilmente sapevano di più sugli aerei scomparsi ma non lo avrei mai potuto sapere

< andare in bici è pericoloso. Potresti venire assaltato. Non sappiamo con che cosa abbiamo a che fare ma consigliamo di prendere mezzi coperti. Hai qualcuno con la quale potresti unirti? Un vicino, amici di famiglia? Ti possiamo accompagnare ma non possiamo fare altro> li guardai confuso e spaesato poi risposi che potevo andare da due miei amici, Ester e Clarence. Forse non erano ancora andati via.
Mi dissero allora di prendere le mie cose, quelle più urgenti e di lasciare la casa in 10 minuti.

Iniziai ad andare nel panico. Volevo concentrarmi su cosa dovevo prendere ma in quel momento mi vennero in mente due cose, lo zaino e il frigo.
Ovviamente non potevo portare il frigo, e lo zaino sarebbe stato utile per metterci più roba possibile da mangiare, come aveva detto il presidente, dare priorità al cibo.
Ma non potevo non portare i miei libri, le mie fotocopie. Credevo che si sarebbe sistemato tutto e che dovevo comunque studiare. CHE IDIOTA! Le cose non si sistemarono mai.....

Mentre stavo per uscire, mi bloccai alla vita di questo diario. Inconsciamente lo avevo lasciato come già pronto sul tavolo. Ha un valore importante, davvero importante. Lo presi su e lo rimise nello zaino insieme alle merendine e a scatolame vario, quello che c'era stato insieme alle penne dalla quale non mi separo mai.

Presi poi un accendino e il carica batterie... ora non serve a nulla. È solo un filo bianco, così come il telefono. Una tavoletta nera....

Bussarono nuovamente. I 10 minuti erano finiti. Guardai la mia casa per l'ultima volta, non l'avrei mai più rivista nemmeno lei.

Fui scortato fuori dal vialetto dai due poliziotti. Uno di loro era decisamente molto teso e teneva la mano pronta sulla pistola che portava a lato della cintura.

Ora mi viene quasi da ridere a pensare di essere qui, da quel bulletto di Loyd, eppure mi ha salvato la vita, chi lo avrebbe mai detto. A scuola era una vera calamità.
L'emarginato violento, è incredibile come una catastrofe possa cambiare le persone o farle vedere sotto una luce nuova.

Mi pento però di non aver preso delle foto dei miei genitori. Non ho più nulla che mi lega al mio passato se non questo diario.....

Cosa prendereste se doveste lasciare la vostra casa in 10 minuti?

Forse sarebbe meglio che voi abbiate già un idea, per non pentirvi dopo.

Dal diario di Colin Ston



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