Rosa si sveglió rilassata.
Era molto che non dormiva così bene.
Fece colazione da sola, con il rumore del mare e il silenzio nella sua mente.
Fuori la giornata si prospettava bellissima.
Erano le nove e quello che aveva in mente di fare era andare a prendersi un cornetto al cioccolato al bar vicino casa.
C'era una cosa che aveva preso l'abitudine di fare da quando era entrata nel programma di protezione testimoni, sotto consiglio della sua psicologa e anche di sua madre; iniziare la giornata a contatto con la gente.
Che paradosso , no? Teoricamente lei non doveva starci molto in mezzo alla gente e manco le piaceva tanto, ma quella non era più Napoli. Non c'erano i Di Salvo che volevano farle del male. Che poi Rosa, dei Di Salvo, non aveva mai avuto paura. Figurarsi ora che erano tutti in galera. Quando aveva preso la decisione di partire per Napoli solo per una settimana, il NOP le aveva proposto di essere accompagnata da un poliziotto, ma lei insistette che non voleva nessuno, perchè un giorno, presto o tardi, sarebbe tornata a vivere a Napoli. E quando Rosa dice no è no, pure se ci sta la polizia di mezzo. Ad ogni modo venne avvisata la polizia locale, che una testimone che si era trasferita in un'altra località stava mettendo piede nella sua vecchia città.
A volte quella protezione la soffocava un pochino ma era una sfida per lei.
Era in una città completamente nuova, con persone diverse, con un dialetto diverso, con un mare diverso. E poi lei, non era una che amava stare in mezzo alla gente, Rosa amava solo la sua famiglia. Almeno questo era così prima.
Il trasferimento a Cervia fu necessario per lei come persona. Doveva crescere da quella bambina che era Rosa Ricci, che non sapeva più cosa fare in quella vita che le aveva tolto tutto ma che le aveva ridato quasi come per scherzo sua madre.
Mamma, ci credi?
Eppure Maria era lì.
Ed aveva imparato tantissimo. Come avrebbe fatto senza la sua mamma?
Per Rosa fu complicato abituarsi ad essere Francesca. I primi mesi si metteva davanti allo specchio ed entrava in una parte, era come se si allenasse ad essere Francesca. E chi era, questa Francesca. Un'altra?
Sua madre le disse che doveva essere semplicemente se stessa, che aveva solo il nome diverso. Era sempre Rosa e ma per Rosa il nome era troppo importante.
Assunta era sempre Maria e Maria appunto, le consiglió di non restare chiusa in casa e uscire il più possibile, era una cosa che per lei aveva funzionato. Conoscere persone diverse l'avrebbe aiutata.
È per questo andava sempre al bar la mattina, la maggior parte delle volte infatti, andava insieme a sua madre.
«devi iniziare ad affezionarti di più alle persone»
Pensava non ci sarebbe mai riuscita.
«Uè Franci!» la salutò al telefono Caterina, imitando il tipico saluto di Rosa, che si stava gustando il suo cornetto al cioccolato.
«Uè, uè!» la salutó lei.
«Com'è il tempo lì?»
Rosa guardó fuori «Bellissimo. C'è un sole che spacca le pietre. E là?»
«Indovina? Piove da due giorni. Uff»
Rosa sbuffó «Tant p cagnà»
«E dai. Non è mica come Milano! Almeno qui il sole c'è, ogni tanto...»
Rise «Hai ragione, hai ragione»
Come per ironia della sorte vide entrare dalla porta del bar un ragazzo che sapeva per certo che fosse milanese. Chiaramente non era solo, era insieme alla sua mezza chiattilla come le aveva detto lei.
Rosa pensó a cosa ci facessero lì ma era chiaro che i due alloggiassero in qualche hotel nel Vomero a quattro, cinque stelle.
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Tu non mi conosci.
Fanfiction«Nu Jeans e na magliett!» una grossa risata uscì dalla bocca di Rosa «Ma c ti sittant'ann?» «Bast» disse Carmine prendendole il cellulare di mano «Hai sprecato la tua possibilità» «Eh ja, dai!» «L'hai voluto tu» «Scusa, mo veramente- faccio la seria...
