Hellen, Purgatory e Heaven sono tre sorelle, cresciute in un quartiere malfamato di New York, i loro genitori sono stati uccisi, anche se vogliono vendetta, decidono di non mettersi nei guai e di non rischiare la pelle.
Hellen è impulsiva, fa casini...
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In sti giorni sono impegnata un sacco col bar, il mio capo non fa altro che farmi fare dei turni extra, dandomi più soldi, con la scusa che lo fa per volermi aiutare, quando in realtà non fa altro che guardarmi mentre lavoro con la divisa, ma non posso lamentarmi visto che ho bisogno di soldi e trovare dei lavori che paghino come questo è davvero difficile, per fortuna la signora Prisley non si è mai lamentata dei pagamenti dell'affitto in ritardo, forse perché per lei siamo come delle figlie, è stata lei ad aiutarci dopo la morte dei nostri genitori, con i soldi, a farci da madre ci pensava la nonna, che ormai è morta da 3 anni.
metto una tuta, sotto la felpa metto un top bianco, mi faccio una coda tirata, oggi devo fare motoria, una delle materie che odio di più, perché i miei compagni di classe non facevano che giudicarmi alle medie, quando non prendevo la palla o quando per colpa mia perdevano, metto le scarpe ed esco di casa, non prendo lo zaino, non l'ho mai preso quindi non vedo motivo di prenderlo proprio adesso.
Non voglio fare matematica, quindi mi metto seduta su una delle panche che stanno vicino agli armadietti e mi metto a fissare i corridoi, visto che non so cosa fare, mi soffermo su un ragazzo seduto per terra con qualcosa in mano, è lontano quindi non lo vedo molto bene, decido di avvicinarmi visto che non ho niente da fare, sta disegnando una fenice su un quadernino e devo dire che è molto bravo «wow, è stupenda» il ragazzo alza lo sguardo su di me e lo riconosco, Jace.
«per essere un coglione disegni bene» aggiungo in fine e lo vedo sorridere, mi siedo di fianco a lui, mentre lo guardo disegnare «come mai hai scelto di disegnare una fenice?» «mi piaceva il suo significato» «quale?» «che dopo la morte c'è sempre la rinascita» annuisco e osservo tutte le sue mosse.
«non pensavo sapessi fare altro oltre a fare lo stronzo» «beh a volte posso sorprendere» sorrido «cosa vorresti fare una volta finita la scuola?» «non lo so» «io vorrei andare via da sto quartiere» «sarebbe bello, ma non potrei» «perché?»
«perché dove stanno i miei amici ci sto io» «forse dovresti iniziare a chiederti cosa vuoi» «io vorrei uscire con te, posso?» sono un po' sorpresa dovrebbe odiarmi «perché no» per una volta siamo riusciti a parlare senza litigare, come se fossimo solamente, me e lui, nessuna guerra e nient'altro