Hellen, Purgatory e Heaven sono tre sorelle, cresciute in un quartiere malfamato di New York, i loro genitori sono stati uccisi, anche se vogliono vendetta, decidono di non mettersi nei guai e di non rischiare la pelle.
Hellen è impulsiva, fa casini...
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Sfreccio sul ghiaccio ad alta velocità, le lame dei miei pattini scheggiano il ghiaccio, faccio un giro su me stessa e continuo a pattinare mentre nella mia mente vedo la mia vita scorrere da quando ero bambina ad adesso, i miei gusti sono cambiati, io sono cambiata, l'unica cosa rimasta sempre uguale è il mio amore verso il pattinaggio, persa nei miei pensieri vado a sbattere contro qualcuno, cadendogli addosso.
«Ahia» sussurro quando i nostri petti si scontrano sulla plastica ricoperta dal ghiaccio «Stai bene?» apro gli occhi e vedo il ragazzo a cui sono sopra, arrossisco e mi alzo, offrendogli la mano «Si grazie, mi dispiace tanto, ero persa nei miei pensieri e non ho visto dove andavo» «Tranquilla, non mi sono fatto niente» mi prende la mano e l'aiuto ad alzarsi
«Come ti chiami?» mi domanda mentre io mi volto, imbarazzata, pronta ad andarmene «Moon Anderson» dico girando la testa fino alla spalla per poterlo guardare «Io sono Damon Collins» gli sorrido e esco dalla pista, mi siedo sulla panca di legno scuro e inizio a sfilare con cura i lacci in cotono dai fori che stanno sulla pelle sintetica.
Sistemo i pattini dentro il borsone e me lo carico in spalla «Vuoi una mano?» sento una voce roca provenire da dietro di me e mi giro «No, grazie» «Posso almeno accompagnarti a casa?» gli sorrido incerta, non voglio che veda in che quartiere abito ma è davvero bello e ci sta provando con me, ha dei corti capelli neri mossi, sembrano seta, chissà cosa si prova a passarci le dita in mezzo, degli occhi verde scuro che fisso incantata, beati i genitori.
«Va bene» mi sorride procedendo a mettersi diffianco a me, scendiamo la strada arrivando sotto a un portico, passato per di qui troveremo casa mia e io deglutisco il groppo che si è formato nella mia gola quando arriviamo fuori al cancello
«Siamo arrivati» distolgo lo sguardo, tutti mostravano pietà e compassione quando vedevano casa mia o scoprivano il mio passato, non voglio riprovare ciò che provavo da bambina davanti ai loro sguardi «Beh immagino di dovermene andare» io alzo lo sguardo su di lui, sembra come se stesse cercando di perdere tempo e non intenzionato ad andarsene
«Se vuoi puoi entrare» mi maledico, perché dico sempre qualcosa di troppo, dovrei iniziare seriamente a pensare prima di parlare, lui mi sorride e mi segue dentro, casa mia è messa male fuori ma dentro è abbastanza accogliente tranne per quelle volte che si rompe il rubinetto o per le assi alzate e cigolanti
«Sei di qui?» gli domando, hai dei tratti diversi dai soliti ragazzi che vedo in giro «No, sono qui per prendermi una piccola vacanza» «Quanti anni hai?» chiedo sedendomi sul bancone della cucina mentre lui sta davanti a me in piedi a osservare ogni mio movimento «25, immagino che tu ne abbia 18» «In realtà 17» gli sorrido prima di chiedergli se volesse del thé
Riempo le due tazze prima di mettere sul tavolo la sua, lui è di un'altro paese e chissà quando lo rivedrò, vorrei che stesse qui per sempre, così da poterci conoscere meglio, invece forse partirà tra qualche giorno o settimana e io sospiro «Quando te ne andrai via?» «Domani» rimango scioccata, pensavo tra qualche giorno ma non domani.