30. the separated sisters

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Esco dal taxi, finalmente dopo 6 ore di viaggio in aereo sono tornata a casa, non ho trovato i miei genitori, il motivo della mia partenza, ma mi sono vendicata dell'uomo che li ha uccisi, sono molto delusa di me stessa quanto orgogliosa, ero part...

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Esco dal taxi, finalmente dopo 6 ore di viaggio in aereo sono tornata a casa, non ho trovato i miei genitori, il motivo della mia partenza, ma mi sono vendicata dell'uomo che li ha uccisi, sono molto delusa di me stessa quanto orgogliosa, ero partita per salvarli e non ci sono nemmeno riuscita

«Non pensarci Hellen, so che i tuoi genitori anche se non ti hanno potuta vedere sono lo stesso molto orgogliosi di te»
«Ace non sono una bambina, non c'è bisogno di provare a consolarmi» mi incammino verso il portone cercando di scappare da lui e da tutti i mostri che non la smettono di perseguitarmi

«Brunette dovresti imparare che molto spesso sono gli adulti a stare peggio dei bambini»
«Chissà quanto hanno sofferto miei genitori e solamente per colpa mia»
«Chi te lo dice che è colpa tua»
«Lo dico io, Ace! non sono nemmeno riuscita a salvarli, sono tornata a casa come una codarda al posto di cercarli» mi ferma afferrandomi dal polso
«Lo sappiamo entrambi che sono morti, non puoi salvarli e non è colpa tua se è successo, non potevi saperlo» abbasso lo sguardo a terra mentre una lacrima scorre sul mio viso

«Avrei potuto fare qualcosa, lo avrei dovuto fare» un singhiozzo ripercuote il mio corpo come la mia anima, ricordati Hellen, piangere in pubblico ti è vietato, non vuoi che gli altri pensino che tu sia una stupida ragazzina debole, vero? la mia mente inizia a tormentarmi, come sempre, mi asciugo le lacrime e riporto lo sguardo su di Ace che mi fissa preoccupato

«Hellen non puoi pretendere di salvare qualcuno quando sai anche te che non potevi farlo»
«Non importa, ormai è successo, non li ho salvati, me ne farò una ragione» dico con finta indifferenza mentre sento una strana pressione sul petto, come se il mio cuore fosse circondato da delle catene impossibili da spezzare, pronte a stringere sempre di più senza pietà

«Non è colpa tua» mi afferra per il braccio e mi attira a sé, stringendomi tra le sue braccia
«Mi s-stai a-abbracciando?» balbetto come una stupida mentre lui mi accarezza la testa
«Lasciami, non sono un cane» lo spingo lontano da me anche se i risultati non sono quelli che speravo perché si allontana solo di pochi centimetri

«Lasciati consolare, mia brunette, a me non devi dimostrare nulla»
«No tu non capisci»
«Allora spiegami» stringo i pugni fino a far diventare le nocche bianche, lui sembra accorgersene perché mi prende le mani tra le sue

«Ace per te io non sono niente, ma tu per me sei troppo»
«Cosa intendi?»
«Io ti amo ma te mi odi, lo so che tra di noi non esisterà mai niente» gli volto le spalle pronta a sentire il suo rifiuto

«Brunette...» lo sento sospirare prima di toccarmi la spalla
«Tranquillo, non c'è bisogno che tu mi risponda» mi giro verso di lui cercando il suo sguardo che sembra essersi impuntato per terra, si passa una mano tra i capelli prima di afferrarmi dalla nuca e avvicinarmi a sé

«Credevo che questo momento non sarebbe mai arrivato» sussurra prima di appoggiare le sue labbra sulle mie iniziando un delicato bacio lento, le sue mani si posano sui miei fianchi mentre le mie salgono fino alle sue spalle, finalmente la vita ha deciso di darmi qualcosa che desidero.

Ormai passo ogni giorno in ospedale ma Jace non sembra volersi svegliare dal coma, mi sento vuota dentro da quando ci è entrato, i medici fanno il possibile ogni giorno per salvarlo ma sembra sempre rimanere sul punto d'inizio, ovvero senza possib...

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Ormai passo ogni giorno in ospedale ma Jace non sembra volersi svegliare dal coma, mi sento vuota dentro da quando ci è entrato, i medici fanno il possibile ogni giorno per salvarlo ma sembra sempre rimanere sul punto d'inizio, ovvero senza possibilità, non capisco perché io ci tenga così tanto a lui dopo tutto ciò che mi ha fatto ma in fondo lo so il motivo, io lo amo e non me ne sono nemmeno mai accorta, qualcuno mi tocca la spalla mentre io sono persa nei miei pensieri

«Parente del ragazzo Williams?»
«Oh no, sono solamente una sua amica» l'infermiera annuisce
«Mi dispiace darle questa brutta notizia ma purtroppo il ragazzo non c'è l'ha fatta» i miei occhi iniziano a bruciare mentre le lacrime vengono a galla

«No perfavore mi dica che è uno scherzo»
«Mi piacerebbe molto che fosse uno scherzo» i portoni si aprono di scatto sbattendo contro le mura, i 4 ragazzi più temuti di tutti attraversano il corridoio a passa svelto

«Dov'è la sua stanza?» chiedono bruscamente all'infermiera al mio fianco senza nemmeno notarmi
«Dipende che paziente cercate»
«Jace Williams»
«Oh purtroppo non può ricevere visite»
«E perché?» domanda Ace incrociando le braccia
«Perché è morto» dice l'infermiera con tristezza e pietà prima di voltare le spalle e andarsene.

Un singhiozzo ripercuote il mio corpo emettendo un suono spezzato nell'aria e loro finalmente si voltano verso di me

«Tu sai cosa gli è successo non è vero?» mi prende Dean dal collo stringendolo nel suo palmo e dal panico non rispondo, sentendo l'aria venire a mancare

«Rispondi maledetta!» mi sbatte contro il muro con forza procurandomi un dolore atroce alla testa e alla schiena
«Io n-non l-lo so, u-un r-ragazzo gli ha s-sparato...» balbetto quasi rossa in faccia
«Non sai chi era?» dice Will allontanando di poco Dean da me

«No, il suo viso era coperto» dico riprendendo fiato
«Diamine» impreca sotto voce Ace mentre Kai si siede mettendosi le mani fra i capelli e io mi asciugo le lacrime

«Te ne vuoi andare?!» mi urla contro Dean e io vado svelta fuori dall'edificio, non credo di poter continuare a vivere senza più un cuore.

HeartlessDove le storie prendono vita. Scoprilo ora