CAPITOLO 17

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N.A. Buon 2025 🎉🎊!

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Clarke poggiò entrambe le mani al muro piastrellato della doccia e chiuse gli occhi piegando la testa in avanti. L'acqua calda le cadeva a pioggia sulla nuca scivolando piacevolmente lungo la schiena. Al lavoro era stata una giornata pesante, resa terribile dalle continue chiamate di Caleb e di sua madre. Non si erano accaniti così quando, a diciassette anni, si era ritrovata sola in mezzo ad una strada. Senza un soldo in tasca e con il corpo martoriato da cinghiate, con l'anima umiliata e spezzata da un uomo che avrebbe dovuto amarla e proteggerla al di sopra di ogni cosa. Lo stesso uomo che ora implorava il suo perdono dal suo sudario di morte, solo per andarsene con la coscienza pulita ed accedere così alle porte del paradiso. Clarke sospirò e aprendo gli occhi guardò il cerchietto d'oro che portava all'anulare sinistro con all'interno una semplice incisione: "With Love. L".

Con amore. Lexa. Sua moglie, la donna più importante della sua vita... anzi, Lexa ERA la sua vita! L'amava follemente e si sentiva amata con la stessa travolgente follia. Si erano sposate tre giorni dopo che Clarke aveva detto sì alla sua proposta. Aveva cercato di opporsi perché non riteneva giusto non fosse presente la famiglia di Lexa, considerato il forte legame che li univa. Ma alla fine, sia Lexa che sua madre, Callie, l'avevano convinta che la cerimonia a New York era solo il "contratto" ufficiale e legale, la vera festa ci sarebbe stata quando sarebbero andate in Wisconsin per le vacanze di Natale. E così, da poco meno di una settimana, era ufficialmente la signora Clarke Woods, moglie al settimo cielo di Lexa Woods.

Chiuse l'acqua della doccia ed uscì. Dopo essersi asciugata infilò i pantaloni grigi di una tuta e una maglietta bianca, scalza uscì dalla camera da letto. Lexa aveva finito prima di lavorare quindi era toccato a lei preparare qualcosa per cena.

"Stai meglio?", le chiese mentre tagliava a fette una baguette croccante.

Clarke si strinse nelle spalle e rovistò in alcuni scatoloni che ancora doveva sistemare. Prese dei libri e ne sfogliò distrattamente uno. Il suo cellulare iniziò a suonare.

"Cristo!", imprecò andando a riporre i libri nella libreria, il telefono intanto squillava imperterrito.

"Dovrai rispondere prima o poi Clarke", le disse Lexa.

"No se cambio numero", fu la laconica risposta mentre si piegava di nuovo sullo scatolone.

"Amore...".

"No cazzo! Non cominciare neanche Lexa! Questo schifo di storia riguarda me quindi smettila!", alzò la voce guardandola con occhi di fuoco.

Lexa posò il coltello e contrasse il muscolo della mascella. Clarke si pentì di ciò che aveva detto, si passò una mano tra i capelli umidi.
"Mi dispiace...", mormorò guardandola negli occhi.

"Sono tua moglie Clarke, se non ti appoggi a me non so a chi tu possa farlo".

Clarke chiuse gli occhi tirando un profondo respiro, poi li riaprì ed erano pieni di dolore, Lexa capì che era pronta. La raggiunse e l'abbracciò forte. Poi andarono a sedersi sul divano. Per un po' Clarke guardò di fronte a sé, poi portò gli occhi azzurri in quelli verdi di Lexa. Quest'ultima le teneva stretta una mano mentre con l'altra l'accarezzava dolcente e rassicurante dietro la nuca.

"Scoprii la mia omosessualità a sedici anni... o meglio, la accettai a sedici anni, e lo feci soprattutto grazie ad una ragazza, Sara. Era nuova nel mio liceo, veniva da un'altra città. Diventammo presto amiche, alla mia famiglia piaceva, a me di più". fece un debole sorriso e abbassò lo sguardo sulla fede di Lexa. Vi passò sopra un dito. "With Love. C".

Clarke guardò Lexa e lei le rivolse un dolce sorriso.

"Trascorrevamo ogni minuto del nostro tempo libero insieme. Poi un giorno successe ciò che entrambe aspettavamo da quasi un anno. Ci baciammo. Puoi immaginare come mi sentii. Frastornata, confusa e anche, finalmente, libera. La nostra relazione cambiò. Nessuna di noi due era dichiarata, figuriamoci, in una piccola città sarebbe stata la nostra rovina!", fece un sorriso amaro – anzi molto peggio, in quella stessa città, dove il primo cittadino – mio padre – aveva improntato la sua campagna elettorale sull'omofobia", concluse sferzante, Lexa la guardò atterrita e attese di sentire il resto.

"Comunque, io e Sara iniziammo questa specie di relazione clandestina. Tutto sommato eravamo felici, ma diventammo imprudenti. Un giorno era a casa mia per studiare, eravamo sole, attratte l'una dall'altra, a modo nostro innamorate. Iniziammo a baciarci e, con una naturalezza che ci colse di sorpresa, per la prima volta facemmo sesso. Era tutto perfetto. Io, lei, noi due insieme, una cosa rara", dicendolo strinse con forza la mano di sua moglie.

"Durò ben poco. In un attimo ci ritrovammo all'inferno. I miei rientrarono trovandoci insieme. Mio padre si trasformò nell'essere più abietto e mostruoso che...", un groppo in gola le impedì di andare avanti. Lexa le accarezzò il viso.

"Amore mio", sussurrò baciandola sulla fronte per poi poggiarvi la propria.

Clarke tirò un profondo respiro tremante e ad occhi chiusi raccolse il coraggio per andare avanti.

"Iniziò a picchiarmi come una furia con la cinghia, mia madre piangeva e urlava, mio fratello non tentò neanche di fermarlo. Poi mio padre passò a Sara, che aveva cercato di difendermi. Ci lasciò segni da cui usciva sangue e.... e poi...", Clarke iniziò a tremare, si piegò in avanti poggiando il viso sulla mano che intrecciava con quella di Lexa.

"...e poi ci violentò con non so cosa gridando "è così che va scopata una puttana!"". Clarke scoppiò in singhiozzi incontrollati.

"Dio Clarke!", Lexa sentì gli occhi riempirsi di lacrime e prese Clarke tra le braccia stringendola a sé.

Dentro le montò una rabbia che mai aveva sentito prima. Quell'uomo orribile non si era limitato al becero bigottismo, era andato oltre, aveva fatto a pezzi due ragazze innocenti, nell'anima e nel corpo. Dopo un tempo che sembrò infinito Clarke si calmò, rimase stretta a Lexa e la moglie non aveva nessuna intenzione di lasciarla.

"È da allora che non li vedo e sento più", concluse con un filo di voce.

Lexa l'accarezzò lungo la schiena e la baciò sui capelli.

"Ti amo così tanto Clarke", le mormorò stringendola a sé. Clarke si sentì subito scaldata da quelle parole.

Ora c'era Lexa ed il suo amore aveva la forza di spazzare via ogni ombra o gelo.

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