N.A. Reggetevi i prossimi due capitoli saranno un po' tosti, soprattutto il diciannovesimo!
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Lexa mugugnò svegliandosi in un letto che quasi subito riconobbe non essere quello di casa. Aprì a fatica un occhio poi l'altro. Clarke se ne stava in piedi di fronte alla finestra della camera d'albergo in cui alloggiavano. Fuori nevicava ed era buio.
Clarke si sentì abbracciare alle spalle e sorrise chiudendo gli occhi mentre Lexa le posava le labbra sul collo.
"Insonnia?", le mormorò contro la pelle con la voce calda ancora insonnolita.
"Diciamo", rispose Clarke riaprendo gli occhi e guardando di nuovo fuori.
"Mi piace la neve... ma non questa". sussurrò triste.
Lexa la baciò su una tempia.
"Ti piacerà quella del Wisconsin", rispose Lexa con tono leggero.
Clarke si girò e posò le labbra su quelle della moglie.
"Piacerò alla tua famiglia?".
"Ti adoreranno! Mia madre proporrà una statua in bronzo che ti raffiguri da mettere nella piazza del paese, per aver fatto mettere la testa a posto alla sottoscritta!".
"Allora penso dovrebbe essere d'oro!", sorrise Clarke baciandola sul mento e accarezzandola sui fianchi sotto la maglietta. Lexa ridacchiò.
"Non essere cattiva! Non ero poi così terribile!", Clarke la guardò con un sopracciglio alzato.
"Ah no?! Aspetta com'era quel messaggio?", chiuse gli occhi come se volesse riportare qualcosa alla mente "Ah sì! "quella bocca te la riempirei volentieri... fino a saziarti". Così romantica! Mi hai conquistato all'istante!", scherzò tornando a guardarla.
"Ehi! Tu quello stesso giorno volevi usare un frustino sul mio bel culetto!".
"Dovrei provare un giorno di questi", mormorò accarezzandola sui glutei sodi e perfettamente torniti.
"A disposizione dolcezza", le sussurrò contro le labbra prima di baciarla catturandone il bel sorriso.
*****
Clarke guardò fuori dal finestrino sospirando forse per la milionesima volta e stringendo più forte la mano di Lexa. Quest'ultima ne scrutò per un attimo il profilo teso.
All'aeroporto avevano affittato un'auto e ora andavano dritte tra le braccia del terribile passato che Clarke aveva cercato di dimenticare per quindici lunghi anni, ricostruendosi una vita pezzetto per pezzetto e continuando ad amare nonostante tutto ciò che aveva subito.
Alla fine aveva deciso di andare dal padre morente, solo così sapeva che si sarebbe chiuso il cerchio e avrebbe potuto continuare a vivere la propria vita tagliando definitivamente con il passato e ricominciare da Lexa e dall'amore che le legava.
L'auto attraversò un elegante quartiere residenziale di quell'anonima città dove aveva vissuto per diciassette anni. Non era cambiata affatto e a Clarke corse un brivido lungo la schiena. Lexa si fermò di fronte la casa indicatale dalla moglie e la guardò con preoccupazione.
"Sei pronta?", le domandò dolcemente Lexa dopo aver parcheggiato e spento il motore.
"No", rispose Clarke guardando la grande costruzione a due piani.
Era esattamente come la ricordava. Scesero dalla macchina e si avviarono lungo il vialetto che conduceva all'ingresso. Salirono i cinque gradini della veranda di legno tinteggiato di verde e, dopo un momento di esitazione, Clarke suonò il campanello con Lexa al suo fianco, presenza rassicurante che le dava forza. Dopo un minuto la porta si aprì, Clarke irrigidì la mano in quella di Lexa e quest'ultima la sentì distintamente trattenere il respiro. Dietro la porta a zanzariera comparve un uomo di circa quarant'anni, un po' più alto di Clarke ma con tratti somatici somiglianti, anche se non aveva i suoi bellissimi occhi color azzurro.
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The Deal
FanfictionLexa Woods è considerata da tutti la Tigre, mentre Clarke Griffin è la Gattina. Non esistono al mondo persone più diverse. Il cliché più vecchio del mondo, gli opposti si attraccano, forse mieterà altre vittime. Infatti la prima proporrà un patto a...
