CAPITOLO 4

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Lexa scorse l'ennesima pagina del sito web della Queen e fece una smorfia. Quel sito era tremendo! Esteticamente poco curato, senza indicazioni precise e chiare, una serie inutile di link riempivano la prima pagina. C'era un bel po' di lavoro da fare. Il cellulare sulla scrivania vibrò. Lo prese e lesse il messaggio.

Clarke: Sei ancora arrabbiata con me? :'-(
Lexa: Abbiamo litigato?
Clarke: Ho riso della porta in faccia...
Lexa: Lo avrei fatto anche io a parti invertite! Una porta in faccia è come una buccia di banana... fa sempre ridere! Ma non parliamo di quello... noi due stavamo facendo un discorso prima della porta in faccia... perché non vieni qui a succhiarmela? :-P
Clarke: Ma non pensi ad altro?!
Lexa: No, da quando ti ho assaggiata ho la fica sempre fradicia!

Clarke rabbrividì! Cavolo non era una verginella ma Lexa la faceva arrossire! Era così diretta eppure talmente eccitante che il solo parlarle la faceva uscire di testa. Lexa usava le parole come fossero preliminari.

Lexa: Sei arrossita? ;-)
Clarke: Oscura la vetrata. Subito!

Clarke uscì dal proprio ufficio e a passo deciso si diresse verso l'ufficio di Lexa. Nel tragitto incrociò Jasper il quale sembrava volesse dirle qualcosa ma lei lo zittì alzando una mano.

"Più tardi! Devo discutere una cosa con Lexa!", si rese conto che vista dal di fuori poteva sembrare arrabbiata, mentre in realtà bruciava di lussuria!

Entrò nell'ufficio, si sbatté la porta alle spalle e la chiuse a chiave. Lexa si alzò dalla poltrona guardandola. Era al telefono.

"Ho detto oscura questa cazzo di vetrata!", le disse a denti stretti avvicinandosi.

Lei si piegò verso il comando ed oscurò la vetrata. Clarke la raggiunse spingendola a sedere di nuovo sulla poltrona.

"Mi rendo conto signora Garcia", disse attraverso la cornetta mentre Clarke sbottonava la camicia rivelando un seno prosperoso costretto in un reggiseno arrapante, un fisico da sturbo e degli addominali perfettamente delineati e prestanti. Lexa rimase estasiata da quella visione e immediatamente sentì l'eccitazione bagnarla in modo indegno.

"Signora Garcia, apporteremo le modifiche necessarie alla campagna e.... certo... mi rendo conto...", intanto Clarke fece scivolare la zip della gonna sfilandola insieme al perizoma.

"Cazzo!" mormorò a denti stretti Lexa, tanto era certa che dall'altra parte quella stronza della signora Garcia non l'avrebbe sentita. Era una di quelle persone che amava enormemente sentirsi parlare. Clarke si mise nuda a cavalcioni su Lexa. La leccò sulle labbra e poi la baciò e morse sul collo mentre le apriva i pantaloni. Lexa sospirò quando finalmente senti la mano dell'altra sul suo sesso bagnato. La dannata stoffa la stava opprimendo. Clarke l'accarezzò sempre più lasciva e audace, non era da lei, ma era completamente fuori controllo. Si accosto all'orecchio in cui Lexa non teneva la cornetta e gemette la sua frustrazione.

"Dio... quanto vorrei che avessi uno strapon in mezzo alle gambe così potrei cavalcarti come se non ci fossi un domani", mormorò in preda all'eccitazione più sfrenata, facendo sgranare gli occhi alla Tigre.

"Ultimo cassetto... dietro di te...", sussurrò deglutendo.

Lo sguardo di Clarke divenne ancora più malizioso. Non ci voleva credere, Lexa aveva uno strapon nel cassetto della scrivania dell'ufficio, se non fosse stata così in preda all'estasi le avrebbe dato della schifosa pervertita, ma ora era troppo assuefatta dalla voglia di sentirla dentro di sé e non riusciva a pensare ad altro che mettere in pratica quella sua fantasia erotica.

Aprì il cassetto e sgranò gli occhi notando le dimensioni del fallo, non ne aveva mai visto uno così grosso. Fisso l'oggetto per un altro momento poi spostò lo sguardo su quello febbricitante di Lexa, ancora al telefono con la signora Garcia, e si infilò il fallo in bocca, simulando un pompino a regola d'arte. La Tigre gemette per lo spettacolo a cui stava assistendo. Guardare Clarke, completamente nuda davanti a sé, mentre leccava quel grosso fallo in modo a dir poco osceno era davvero troppo, se continuava così sarebbe venuta soltanto a guardarla.

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