CAPITOLO 12

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Le porte dell'ascensore si aprirono e Clarke si diresse al proprio ufficio continuando a controllare le mail sul proprio smartphone. Aprì la porta e venne travolta da un forte odore di rose, alzò lo sguardo e sgranò gli occhi.

"Oh cazzo!", esclamò alla vista delle centinaia di rose rosse che invadevano il suo ufficio. Si guardò alle spalle. Erano già tutti in sala riunione, Lexa compresa, e lei era in ritardo di venti minuti. Posò il cappotto e la borsa, prese il biglietto infilato nel mazzo di rose poggiato sulla scrivania e lo lesse avviandosi alla porta.

"Ho riflettuto tutta la notte. Non ti lascerò andare di nuovo senza lottare! Ti amo, N".

Ma che bella faccia tosta! Si avviò con passo deciso verso la sala riunioni.

"Buongiorno. Scusate per il ritardo". disse andandosi a sedere alla propria poltrona.

"Esci con un fioraio?", domandò il capo ironico.

"No Marcus, per favore. Non è aria", le disse seria.

Clarke gettò uno sguardo verso Lexa, la quale aveva un'espressione indecifrabile. Strinse il biglietto che teneva in mano accartocciandolo e si concentrò su ciò che stava dicendo Marcus.

*****

Quando tornò nel proprio ufficio l'odore delle rose era così pungente che la infastidì. Alzò il telefono e chiamò una delle receptionist.

"Per favore, manda qualcuno a togliere queste cavolo di rose!", riagganciò con poca grazia ed andò in sala relax per prendere una tazza di caffè... anche se forse sarebbe stata meglio una bella camomilla.

"Chi è l'ammiratrice segreta?", le domandò Raven non appena entrò.

"Secondo me è la surfista!", disse Octavia. Clarke si versò del caffè senza rispondere.

"Una romanticona!", rincarò la dose Harper.

Clarke rimase in ostinato silenzio ignorandole, mentre si dirigeva alla porta si ritrovò davanti Lexa che entrava.

"Avanti Clarke! Non tenerci sulle spine!", le disse in tono giocoso Raven.

Clarke distolse gli occhi da Lexa e si girò verso le tre donne.

"Perché qualche volta non imparate a tenere la bocca chiusa e a farvi i cazzi vostri?!", disse con tono adirato prima di uscire dalla saletta e tornare verso il proprio ufficio.

Merda! Quei fiori maledetti erano ancora lì! Posò la tazza sulla scrivania, prese due mazzi di rose dai vasi, uscì dall'ufficio, si avvicinò al parapetto e li gettò di sotto. Tornò indietro e ripeté la stessa cosa con altre rose.

"Cazzo!", imprecò Lexa raggiungendola.

"Che stai facendo?!", le domandò guardandola entrare ed uscire di nuovo dall'ufficio con altri due mazzi di rose.

"Non si vede?!", e gettò di sotto anche quelli creando ancora più scompiglio.

"Ma la vuoi smettere?! Stai facendo un casino!", diede un'occhiata di sotto. Il pavimento era cosparso di rose e petali... e anche qualche malcapitato impiegato. Clarke si presentò con altri mazzi ma Lexa la bloccò.

"Eh no Clarke! Piantala!".

"Fatti i cazzi tuoi Lexa!", le gridò in faccia, gli occhi di lei divennero due fessure.

"Lascia.Subito.Queste.Rose", scandì parola per parola con tono truce. Clarke aprì le mani e le rose caddero a terra.

"Così va meglio".

"Sono di Niylah", mormorò sentendo delle stupide lacrime salirle agli occhi.

L'espressione di Lexa si addolcì.

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