Cinquantacinque.

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Io veglio su di te, io sono il tuo guerriero.

La vista fuori dall'oblò dell'aereo era indescrivibile. Aveva viso il sole sorgere dai finestrini del taxi che l'aveva portato fino all'aeroporto, poi il sole l'aveva seguito e l'aveva superato in un punto impreciso probabilmente e poi l'aveva visto tramontare dietro le nuvole tinte improvvisamente di rosso rosa e arancio, e ora lo vedeva sorgere di nuovo, spuntare dall'orizzonte e posarsi sul pesante strato di nuvole bianche che coprivano il cielo attorno a lui. Era decisamente incredibile. Incredibile che fosse sopravvissuto ad un volo di quasi 24 ore, incredibile come avesse contato i giorni per tutto il tempo che era stato via e incredibile come aveva buttato tutto in valigia senza preoccuparsi di non riuscire più a chiuderla poi. Incredibile che dopo più di un anno avesse ancora lo stesso sorriso sulle labbra a pensare a lei, incredibile che fossero sopravvissuti negli ultimi due mesi a quella distanza, con quel fuso orario assurdo, solo con i messaggi e le chiamate in ogni suo momento libero e le videochiamate in piena notte dove si giravano entrambi sul lato opposto fingendo di essere faccia a faccia sperando così di mancarsi un pò di meno. Incredibile che non gli fosse venuto un attacco di panico appena l'aereo era decollato e aveva stretto il labbro inferiore tra i denti facendo ridere Ian e Jr. La cosa più incredibile però era che il pensiero di rivedere Luna dopo due mesi gli fosse bastato a non dare completamente di matto. Gli mancava più di quanto fosse umanamente possibile, gli mancava toccarla e vederla sorridere, farla ridere, prenderla in giro, gli mancava la sua voce, gli mancava troppo. Ma era riuscito a prendere sonno sull'aereo, forse l'aveva anche sognata ma non lo ricordava, e ne era valsa la pena ora che poteva rivedere quel pallido sole insieme alla ragazza che amava, ne valeva la pena fare un volo così lungo e non sentirla così tanto e immaginare che lei gli stringesse la mano mentre l'aereo iniziava a salire e a scendere come in quel momento. Ne valeva la pena sempre, era l'unico pensiero che riusciva ancora a farlo andare avanti con lei e allo stesso tempo quando era distante da lei. La voce del capitano negli altoparlanti gli fece spuntare un sorriso troppo stupido con lo sguardo fisso fuori dall'oblò sulle nuvole tinte di rosa che si diradavano a mano che il veicolo iniziava la discesa, a mano che Los Angeles diventava sempre più visibile e reale. Chiuse gli occhi con un respiro profondo mentre la consapevolezza che mancavano pochi metri, pochi minuti e zero fusi orari prima di rivederla gli riempiva ogni centimetro facendolo sorridere come aveva sorriso poche volte e ognuno di esse con lei. Riaprendo gli occhi il ragazzo seduto accanto a lui inarcò un sopracciglio e ridacchiò al vederlo tanto allegro.
" come fai ad essere così allegro dopo un volo del genere"
Borbottò il più grande cercando di stiracchiarsi nel poco spazio che avevano a disposizione. Un volo del genere, quell'affermazione fece sorridere Tyler perchè in fondo aveva ragione il suo amico, era stato un viaggio lungo scomodo e pieno di turbolenze e dormire in pace era stata un'impresa soprattutto per l'uomo dietro di loro che non aveva fatto altro che russare per tutto il tempo e per quella bambina estremamente iperattiva che lo aveva riempito di calci dietro la schiena, motivo per il quale adesso si ritrovava con un incredibile dolore sparso per tutto il corpo.
" dio voglio buttarmi sul letto e dormire per sempre"
Si lamentò ancora Ian coprendosi il viso con un braccio.
" sono allegro perchè ne vale sempre la pena farsi un viaggio del genere se hai a casa qualcuno che ti aspetta"
Tyler si passò una mano tra i capelli per nascondere, o almeno cercare di farlo, quell'insensato luccichio che era apparso nelle sue iridi chiare. Ricevette una gomitata che lo fece scoppiare a ridere, prima di ricevere un'occhiata storta da ogni passeggero di quel volo.
" ah giusto Luna.. ah bimba come mi sei mancata"
Aggiunse l'amico prendendolo in giro con quel pizzico di sarcasmo nella sua voce. E il moro sorrise al ricordo di tutto quello che avevano passato insieme. Da quando si erano conosciuti durante quella festa al momento in cui avevano capito che quell'affetto era in realtà molto di più. Da quando lei aveva fatto quello stesso viaggio infinito per arrivare da loro e iniziare una nuova vita e lui aveva sentito il cuore fare una capriola a rivederla li davanti a lui in carne ed ossa reale come non lo era mai stata. Quando l'aveva riabbracciata stretta, quando lui aveva preso il coraggio a due mani prima di chiederle di provarci sotto la luna pallida di Los Angeles e davanti a quel mare che a lui tanto ricordava lei e viceversa, a quando lei si era ritrovata a sorridere senza dire niente lasciandogli solo un dolce bacio sulla guancia arrossendo subito dopo con la mano a scompigliarsi la frangia su quegli occhi blu. Dai primi sguardi, a quando l'aveva baciata davanti a quel tramonto rosso fuoco. Da quel ti amo in quella camera d'albergo susseguito poi da altri cento, a quando erano stati lontani e lei gli aveva fatto quella videochiamata con la scusa che Maya voleva vederlo perchè gli mancava, ancora troppo in imbarazzo per ammetterlo. Ma poi l'imbarazzo era passato e lui aveva solo posato la mano sullo schermo, aspettando solo che lei lo imitasse, ed era stato quasi come toccarsi. C'erano stati i compleanni trascorsi insieme e le premiere fatte in giro con i ragazzi, il loro primo natale insieme da cui tutto era iniziato per davvero e non più solo con gli sguardi. C'erano stati momenti di sconforto nei quali lei si chiudeva in se stessa togliendo fuori il resto del mondo, compreso lui. Ma nonostante il suo sforzo lui era sempre li, con la mente piena di domande, domande alle quali aveva imparato a rispondere da solo indovinando ogni cosa senza mai dirle niente. C'erano state volte in cui lui era rimasto sveglio a guardarla dormire perchè guardarla era molto meglio che sognarla, e Tyler si sentiva incredibilmente fortunato mentre riabbassava le palpebre e lasciava che l'aereo atterrasse senza starci a pensare troppo.

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