13. It's like deja vu

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Celeste

In ogni angolo del campus universitario, non si parla d'altro. Un "piccolo incidente" in piscina ha coinvolto una delle atlete più promettenti della Columbia University, una giovane ragazza che non solo ha conquistato il podio innumerevoli volte, ma che è anche una delle studentesse più brillanti del suo corso.

L'incidente, tuttavia, non è stato così "piccolo" come i professori volevano far credere.

Quando, dopo i controlli di routine, è trapelata la notizia della sua positività al doping, il rettore della Columbia University, il professor Victor Blackwood, ha convocato una riunione urgente nel suo ufficio. Tutte le atlete della squadra di nuoto sono state chiamate a presentarsi, senza eccezioni, e anche io ho partecipato a quell'incontro.

Si diceva che il rettore fosse un uomo di ghiaccio, capace di prendere decisioni dure con una determinazione implacabile, infatti, ho avuto modo di constatarlo con i miei stessi occhi.

Durante la riunione, durata più di cinque ore, è stata stabilita l'espulsione di Eris, e lei e la sua famiglia non hanno potuto fare assolutamente nulla per fargli cambiare idea.

Al termine dell'incontro, il rettore ci chiese di mantenere il silenzio: nessuno doveva sapere che una delle atlete della Columbia University era stata coinvolta in uno scandalo del genere.

Proteggere la reputazione della Columbia è l'unica cosa che conta, e questo, noi della squadra di nuoto, lo abbiamo sempre saputo.

Ma, c'è un dettaglio che il rettore non ha messo in conto. In un mondo dove i segreti difficilmente restano tali, qualcuno, all'interno delle mura della Columbia, ha deciso di vendere tale scandalo al Times.

Non è mai trapelato il nome di chi ha venduto la notizia ai media, scatenando una bufera mediatica sull'università, ma io so bene che è stato Harvey Hatley.

Non ho avuto modo di confrontarmi con lui, non lo vedo dalla sera dell'incidente, ma sono certa che sia stato lui; d'altronde è stato lui a farla scoprire.

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«Celeste, abbassa la musica, non riesco a studiare,» mi dice mia sorella entrando nella mia camera da letto.

Sono le dieci di sera, fra poco dobbiamo andare a una festa, e lei sta ancora studiando.

«Ti sei dimenticata che questa sera abbiamo promesso a Dayane che saremmo andate a ballare con lei in quello stupido locale di periferia? Lo stesso in cui mi avete trascinata con la forza...»

«Andiamo a mezzanotte, quindi ho tutto il tempo per poter finire il capitolo,» borbotta mentre corre ad abbassare il volume del mio amplificatore.

«Come sei noiosa.»

Ma lei non mi risponde con un insulto, come farebbero tutte le sorelle normali. Si mette a sedere sul mio letto e mi fa segno di andarmi a mettere al suo fianco. E io l'assecondo. Lascio sulla scrivania le due palette di ombretti fra le quali ero indecisa per preparare l'outfit della serata, e mi metto a sedere al suo fianco.

«Sei sicura di stare bene, Celeste? Sappiamo tutti che Eris è stata espulsa perché ha deciso di lasciarti al buio nelle docce della piscina, ma non devi colpevolizzarti per questo.»

«Io non volevo che Harvey intervenisse in questo modo, gli avevo chiesto di non fare nulla.»

I sensi di colpa in questi giorni mi stanno mangiando viva.

Eris non stava competendo in modo leale, ma potevamo aiutarla. Potevamo farla smettere senza metterla sulla bocca di tutta la città, ma Harvey ha preferito fare di testa sua.

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