19. And then the cold came, the dark days

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Dayane

La dita ruvide di Aidan accarezzano delicatamente la mia gamba, spingendomi a mollargli un piccolo calcio per poterle allontanare.

«Ahia,» esclama lui dal sedile anteriore, suscitando la curiosità di Asher, che subito rivolge lo sguardo verso di lui.

«Aidan, perché ti lamenti sempre?»

Il biondo solleva gli occhi al cielo, trattenendo una risata, mentre si porta le dita fra le labbra, e le lecca per alleviarne il bruciore.

Il taxi si incalana nella strada che conduce alla casa degli Hatley e l'autista, timoroso, ci osserva dallo specchietto retrovisore.

«Sicuri che questa sia la via giusta?»

L'aspetto pulito di Asher e la sua cordialità, misto alla bellezza del fratello minore, che oggi stranamente è vestito decentemente, gli fanno credere che non siano residenti in una delle zone peggiori di tutta la città.

Qui rapine e sparatorie sono all'ordine del giorno. E non dobbiamo sottovalutare nemmeno gli scontri con i quartieri vicini, che ogni anno fanno decine di vittime. Ma gli Hatley e i loro amici sono sempre stati rispettati.

«Sì, abitiamo qui. Che c'è? fa strano?» lo fredda Aidan, con il suo tono di voce per niente cordiale.

«No, ma accetto pagamenti solo con carta. Non trasporto contanti,» ci dice categorico.

«Ho la carta bloccata, fai tu,» dice Asher al fratello minore, ma lui lo osserva con un espressione confusa.

«Io nemmeno ce l'ho una carta,» blatera, facendo innervosire l'autista, che inchioda l'auto al centro della strada.

«Non siamo ancora arrivati a destinazione, muoviti coglione,» dice spazientito Aidan, ma lui più nervoso che mai, trova la forza di rispondergli a tono.

Riconosco sia difficile rispondere a uno come Aidan Hatley. Lui è sfiancante, ti porta allo sfinimento, e ha sempre la risposta pronta sulla punta della lingua.

Nessuno è in grado di lasciarlo senza parole, è sempre lui a sfinirti con le sue continue manipolazioni mentali, che ti portano a fare ciò che lui ha in mente.

«Ci penso io a pagare la corsa,» porgo la mia carta di credito ad Asher e chiedo a lui di pagare al posto mio.

Approfittando della sua distrazione, mi sporgo leggermente in avanti, fino a raggiungere l'orecchio del biondino. «Non ti azzardare mai più a toccarmi. La prossima volta ti taglio le dita, una ad una, e le darò in pasto ai cani.»

«Come facevo ad attirare la tua attenzione senza farmi notare da mio fratello, cogliona?» sbotta spazientito, ma Asher sembra non aver sentito nulla, perché impegnato a saldare il conto della corsa.

«Passami lo zaino, Dayane, ho bisogno dei miei soldi.»

L'auto riparte, e Asher si avvicina a me, porgendomi la carta di credito.

«Grazie amore, ti devo una cena.»

«Non vedo l'ora di riscattare questo premio,» mormoro avvicinandomi alle sue labbra, sulle quali mi avvento con estrema dolcezza, unendole in un bacio morbido e avvolgente.

«Che schifo, non in mia presenza.»

Asher si allontana da me, mantenendo un sorriso stampato sul volto, mentre la mano di Aidan, torna a poggiarsi sulla mia caviglia, con un tocco così fugace, che non riesco nemmeno a reagire, e a mandarlo via.

La sfila con una velocità lampante e io, esausta, finisco per passargli lo zaino sotto il sedile, approfittando di un momento di distrazione di Asher.

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