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23. Ever since I was a jit knew I was the shit

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Celeste

Celeste: A che ora vieni?

Harvey: Parto fra dieci minuti. Sei pronta?

Bugiardo.

Ho sentito il rombo inconfondibile della sua moto e, quando mi sono affacciata per verificare, lui era realmente lì.

È sotto casa mia da dieci minuti, forse di più, appoggiato con nonchalance al suo gioiellino cromato e scuro, anticipando l'orario pattuito di una buona mezz'ora.

Non mi ha chiamata.

Non mi ha mandato nemmeno un messaggio.

Si è limitato ad aspettare, senza avvisare.

È parcheggiato a pochi metri dall'ingresso del palazzo, e la sua presenza, come sempre, non è discreta.

Attira gli sguardi dei pochi passanti, e non credo sia la bellezza della moto a incatenarli.

Harvey non passa mai inosservato.

Con i suoi lineamenti affilati e l'aria tenebrosa, ha un fascino magnetico che destabilizza tutti.

Ovunque vada, le ragazze lo osservano con un desiderio che, solo ora, comincio a capire.

Esco di casa esattamente dopo dieci minuti; non voglio dargli l'impressione di essere una che spia dalla finestra e attende impazientemente il suo arrivo.

«Harvey,» mormoro avvicinandomi.

Si stacca dalla moto, e i suoi occhi scuri incontrano i miei.

Mi lascia un bacio delicato sulla guancia, che mi fa arrossare leggermente le gote. Ma subito mi ricompongo.

Non voglio che mi veda in imbarazzo mentre sono con lui.

«Sai che non sono mai salita su una di queste?» confesso, indicando la moto.

La verità è che ne ho una paura folle.

«C'è sempre una prima volta,» risponde con voce roca. «Tu stringiti a me e vedrai che non avrai paura.»

Mi aiuta a sistemare il casco, facendo attenzione a non spettinarmi i capelli, mentre lo infila, poi monta in sella.

«Andrai piano?» esito, nonostante io conosca già la sua risposta.

Mi tende la mano per aiutarmi a salire, e mi sistemo alle sue spalle, lasciando scivolare le mani al di sotto del suo giubbotto di pelle, sulla lana calda del maglione.

«Non è da me andare piano, ma per te posso fare un'eccezione.»

«Possiamo sempre farci accompagnare da uno degli autisti di mio padre.»

Se mio padre sapesse che sono qui, su questa moto, mi farebbe una ramanzina che durerebbe un'ora. Per lui, queste sono eccessivamente pericolose, e le ha severamente vietate sia a me che ad Amber.

E, se sapesse che a guidarla è Harvey, la situazione peggiorerebbe drasticamente.

Il rombo della moto, copre qualsiasi cosa Harvey stia per dire.

La sua voce si disperde nel brusio del motore e siamo pronti a partire.

La testa mi dice di non farlo, ma il desiderio di sfidare le regole, e di stare vicina a lui, è più forte.

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