La vita di Celeste e Amber è stata completamente stravolta dall'omicidio, ancora irrisolto, della madre.
Dopo il trasloco della famiglia a New York, le cose sembrano andare meglio: una nuova vita, nuove amicizie e un futuro brillante, ma la loro sta...
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Un forte odore di caffè e tabacco pervade le mie narici, mentre un agente di polizia sbatte sul tavolo in legno, dinanzi a noi, un immenso fascicolo relativo al caso di mia madre.
Mi volto verso Amber, ma lei non proferisce parola.
I suoi occhi sono arrossati per il pianto, ma comunque si avvicina a me per stringermi la mano e darmi conforto.
«Abbiamo esaminato i filmati di sorveglianza della villa, ma qualcuno ha reciso i cavi e non è stato ripreso il momento dell'ingresso degli assassini.»
«Si pensa siano più persone? Una banda?» interviene mio padre.
«Hanno fatto un lavoro molto meticoloso, quindi deduciamo che alle spalle ci sia una grande associazione. Per questo è importante avere un quadro chiaro della situazione, ed è necessario esaminare anche tutta la documentazione di sua moglie. Qualche cliente arrabbiato, qualche affare in sospeso, tutto potrebbe essere utile.»
Papà caccia dalla sua ventiquattr'ore una cartellina, e la porge immediatamente all'agente.
«Le ho già fornito tutta la documentazione di mia moglie, questi sono i nomi di tutti i miei clienti e degli affari della mia azienda. Esaminate anche questi, voglio che sia vagliata ogni possibile pista. Voglio il colpevole in prigione il prima possibile, perché le mie figlie meritano giustizia.»
«Le ragazzine erano in casa, giusto?»
Amber annuisce con un piccolo cenno del capo, mentre io resto in silenzio dinanzi a tale osservazione.
«Avete sentito qualcosa?»
«Una porta che sbatteva,» dice spontaneamente Amber.
«E non hai visto nessuno entrare e uscire dalla casa?»
«No. Solo lo sparo, la porta che sbatteva, e poi sono andata al piano di sopra e c'erano la mamma distesa per terra e Celeste accanto a lei.»
«Celeste tu hai visto qualcosa?»
Scuoto il capo.
«Ne sei sicura?»
Annuisco.
Papà mi accarezza la schiena per tranquillizzarmi, mentre mia sorella, che è sempre stata più furba e scaltra di chiunque altro, mi osserva dispettosa, come se non credesse a pieno alle mie parole.