Erano le stette e mezza e tra meno di mezz'ora doveva arrivare Sofia per aiutarmi a prepararmi per andare alla festa, nn avevo proprio voglia di andarci, sicuramente lí avrei rivisto Enrico e nn ero dell'umore giusto.
Stavo guardando il soffitto ripensando al giorno prima, ma nn sapevo neanche io come spiegare quello che era successo, o meglio, che sarebbe successo se nn mi fossi fermata. Gli avevo detto di lasciarmi in pace, speravo che cosí sarebbe uscito dalla mia vita, ma da quel momento ci é stato dentro piú che mai, me lo ritrovavo sempre fra i piedi o mi ci scontravo.
Il suono del campanello mi avvisò che il ciclone Sofia era arrivato in tutta la sua potenza.
Controvoglia andai ad aprire alla porta, ritrovando la mia amica che, avvolta nel suo meraviglioso vestito verde bottiglia, truccata e acconciata di tutto punto, reggeva fra le mani la sua grande trousse. Velocemente entrò cominciando a dare ordini e fare domande su cosa usavo di solito per sistemare i capelli, le mostrai l'arricciacapelli e la piastra, ricevendo un suo sorriso soddisfatto.
<< bene, sei pronta? >> chiese sistemando le sue cose sulla scrivania in camera mia.
<< beh, veramen- >> << quando avrò finito con te sarai bellissima, fidati!! >> mi interruppe facendomi sedere con forza sulla sedia.
Iniziò a truccarmi con un leggero strato di fondotinta su tutto il viso, poi passò a uno smokie eyes sulle tinte del pruga, che sia abbinava al mio vestito, per poi applicare una sottile linea di eyliner nero ed infine applicò un rosseto nude sulle labbra, dandogli un aspetto naturale.
<< col trucco ho finito, ma nn ti vedrai finche nn avrò acconciato i capelli. >> spiegò entusiasta premendo le sue mani sulle mie spalle per evitare di farmi alzare.
<< va bene, ma sbrigati, sono curiosa. >> replicai abbandonandomi alle sue mani esperte. Cominciò subito dividendo i capelli e fermando il ciuffo in una mollettina sopra la testa, intrecciò poi le ciocche a spiga di pesce, passando in fine al al ciuffo sistemandolo in una piccola cascata di morbidi boccoli.
<< finito!!! >> esclamò entusiasta osservandomi con orgoglio e asciugandosi tetralmente una finta lacrima.
<< posso vedermi? >> chiesi.
<< no, voglio che prima indossi il vestito e le scarpe, cosí potrai vedere nell'insieme il risultato. >> spiegò.
Scivolai nell'abito viola lisciando la gona con le mani e sistemandone il corpetto poi misi le scarpe che avevo comprato e mi voltai verso Sofia che aveva appena finito di ritoccarsi il trucco e mi stava aspettando trepidante.
<< allora, che ne dici? >> dissi girando su me stessa per lasciarmi guardare.
<< aurora, devi vederti, sei stupenda!! >> disse mettendomi davanti allo specchio.
<< wow... I-io, sono bellissima. >> dissi entusiasta ammirando il mio riflesso allo specchio.
<< grazie, Sofi. Nn pensavo che potessi fare un cosí buon lavoro!! >> le saltaí al collo abbriacciandola energicamente
<< te l'avevo detto. Ma ora lasciami se no soffoco!! >> disse sciogliendosi dall'abbraccio e prendendo la sua pochette << dai che andiamo. >>
Arrivando dall'esterno la casa sembrava davvero enorme, era una villa piuttosto moderna, bianca con delle colonne sulla facciata, un'imponente porta d'entrata in mogano e delle gigantesche vetrate che sostituivano il muro sulla parte destra della casa, che si affacciavano su un grande giardino curato che faceva supporre continuasse anche dietro.
Varcando la porta, constatai che l'interno era molto piú spazioso di come me lo ero immaginato ed era ghermito di ragazzi. La musica pompava in tutta la casa ed era udibile fin dalla strada che avevo scoperto fosse parte della stessa via in cui abitavo anche io, infatti io e Sofia ci eravamo avviate a piedi da casa mia, fsticando sui tacchi.
<< vado a cercare Luca!! >> urlò cercando di sovrastare la musica.
<< si, ti aspetto qui!! >> gridai di rimando.
Dopo pochi attimi persi totalmente di vista il vestito verde della mia amica e solo allora, mi accorsi di essere sola in una casa che nn conoscevo, con gente che nn conoscevo.
Il soggiorno ampio e spazioso era pieno di corpi sudati di ragazzi ubriachi impegnati a strusciarsi uno contro l'altro ballando sulla pista improvvisata in mezzo alla stanza, ai lati della pista erano ammasste due file di divani bianchi per lo piú occupati da coppie mezze nude intente a pomiciare davanti a tutti senza alcun ritegno. Spostai imbarazzata lo sguardo verso la cucina, dove, sul bancone in marmo era disposta, in bella vista, una scorta infinita di alcolici, cosí che ogniuno potesse scegliere quello che preferiva.
Dopo essere stata solo pochi minuti in questa casa, che però a me sembravano ore, mi sentivo già sudata e accaldata, inoltre l'aria, impregnata di ormoni e alcol stava opprimendomi i polmoni. Mi sentii quasi svenire mentre attraversvo la porta -finestra che conduceva all'ampio giardino sul retro. Finalmente all'aria aperta riuscii a respirare, il vento freddo mi colpi la pelle accaldata e leggermente imperlata di sudore facendomi piacevolmente rabbrividire.
Mi guardai attorno in cerca di qualche faccia nota fra la gente e nn potei nn notare lo splendido lavoro che avevano fatto con le decorazioni: tutto intorno al perimetro del giardino, sugli alberi erano state appese delle lanterne da esterni che davano un'atmosfera lontanamente romantica, spezzata ovviamente dai disgustosi suoni dei molteplici ragazzi ubriachi impegnati a ballare o a tuffarsi in acqua nella piscina che era lluminata dei colori dell'arcobaleno.
Ero sola, rientrai nel rumore assordante della casa e mi feci strada fra i tanti corpi schiacciati fra loro, fino a raggiungere la scala che dava accesso al piano superiore. Passai in mezzo a varie coppie abbassando lo sguardo e accellerando il passo, fino a trovare il corridoio, c'erano diverse porte, provai ad aprirne un paio, ma erano chiuse, finche abbassai la maniglia dell'ultima porta sul lato di quel corridoio, sperando di trovare un bagno. Per fortuna ero riuscita a trovarlo, mi avvicinai al lavandino per rinfrescarmi un po e appoggiai la pochettes, quando sentii lo scatto della serratura di un bagno. Colta di sorpresa mi voltai di scatto trovandomi faccia a faccia con Enrico, che mi squadrava dalla testa ai piedi con sguardo famelico, sembrava sobrio ancha se aveva gli occhi leggermente arrossati.
<< E-enrico... >> mormorai spaventata. Mi sentii di nuovo debole, fragile e impotente davanti a lui come mi ci ero sentita ieri.
<< ciao Auorora, sei bellissima. >> affermò avvicinandosi. Mi trovai a fissare le sue labbra mentre parlava; come le sue labbra carnose, chiare abbraccivano ogni lettera e si piegavano ad ogni sillaba, come un angolo di essa era sempre piegato all'insú in un sorrisetto affascinante e come la sua voce decisa e attraente mi rilassava e mi faceva dimenticare tutto attornona me.
Lentamente si avvicinò, facendomi arretrare verso il piano del lavandino, continuando a guardarmi e ad ammiccare. Mi ritrovai di nuovo incastrata tra le sue braccia con il suo respiro vicinissimo al mio orecchio e stavolta nn sarei riuscita a scappare tanto facilmente.
