Aveva, gli occhi arrossati e dall'alito sembrava che avesse dato fondo a tutte le bottiglie d'alcol alla festa, questa nn sembrava affatto la Margherita che avevo conosciuto, ma la volevo aiutarla ugualmente.
<< margherita, sono Aurora ti vorrei aiutare, dimmi dove abiti. >> chiesi gentilmente tentando di farla alzare. Continuava a mugolare, ma nn voleva saperne di mettersi in piedi, sospirai rumorosamente e presi una decisione.
Mi abbassai per farle passare un braccio attorno al mio collo e ci misi tutta la forza che avevo per alzarla e mantenerla in equilibrio verticale affianco a me, la piccola ubriacatura che mi ero presa stava quasi scomparendo, ma ciò nonostante, con un corpo buttato addosso di peso procedevo zigzagando.
Ero quasi arrivata a casa mia, mancavano solo due case e poi saremmo arrivate, quando sentií il corpo di Margherita cominciare a tremare tutto, preso dalle convulsioni, scattò subito in avanti, cominciando a vomitare tutto l'alcol sull'asfalto.
Girai la testa cercando di nn pensare a quello che stava succedendo, trattenendo un conato di vomito e quando capií che aveva finito riagganciai il suo braccio attorno al mio collo e provai a camminare il piú velocemente possibile permesso dal suo corpo che incombeva su di me, trascinandola verso casa mia. Raggiungemmo il mio vialetto e la dovetti appoggiare affianco la porta per cercare le chiavi, aprií la poschettes e rovistai un po fino a che nn le trovai, ci vollero un paio di tentativi prima di infilarle leggermente tremando nella toppa e riuscire ad aprire la porta "giusto in tempo"pensaí, infatti nel frattempo Margherita era scivolata verso il basso, accasciandosi quasi colpletamente ai miei piedi, come un burattino a cui avevano appena tagliato i fili.
Con un gesto che ormai mi era diventato familiare la risollevai e la portai dentro casa, procedendo a tentoni fino all'interrutore della luce, ricevendo un sonoro mugolio di dissenso da parte sua quando la staza si illuminò a giorno.
<< é già tanto che ti ho portato a casa mia, quindi nn ti lamentare. >> mormorai infastidita come se nel suo stato comatoso potesse sentirmi.
Con le ultime forze rimaste, con uno sforzo immane, la trascinai su per le scale , ma proprio sull'ultimo scalino cominciò a tremare nuovamente, "ma quanto cavolo aveva bevuto?!" pensai.
Corsí piú veloce che potei verso il bagno, riuscendo a posizionarla davanti al water prima che un conato di vomito la investisse facendole riversare tutto, anche l'anima. Mi avvicinai e le raccolsi i capelli per aiutarla, accarezzandole dolcemente la schiena, finche nn sembro aquietarsi, allora ricordai la scena di un film in cui un tipo molto ubriaco veniva buttato in una vasca piena d'acqua ghiacciata per smaltire la sbornia. Nn sapevo se stavo facendo la cosa giusta, ma tentar nn nuoce, l'alzai delicatamente e la misi dentro la doccia, reggendola in piedi con una mano, metre mugolava dissenso aprií il rubinetto sull'acqua fredda e lasciai che il getto le scorresse addosso in tutta la sua potenza, aspettando una reazione, che nn tardò ad arrivare.
Dapprima sbarrò gli occhi guadrandosi attorno confusa e poi cominciò a tremare, mi affrettai a chiudere il rubinetto e a passarle un asciugamano.
<< ce la fai a stare in piedi? >> chiesi.
<< s-si, c-credo d-di sí. >> balbettò accettando il mio asciugamano e uscendo dal box doccia a tentoni.
<< ti vado a prendere dei vestiti asciutti se vuoi, quelli li puoi lasciare lí anche perché sono sporchi di vomito. Ora ti lascio asciugare se ce la fai. >> spiegai indicandogli il cesto vuoto della lavatrice e poi chiudendomi la porta alle spalle.
Con passo lento andai in camera cercando fra i vari indumenti la felpa che lei mi aveva prestato ieri e un paio di leggins, tornai davanti alla porta del bagno e bussai piano.
<< ti ho lasciato i vestiti qui fuori. >> dissi con il legno della porta a dividerci.
Sentií un timido grazie e mi diressí al piano di sotto per cercare un analgesico da darle, e trovai un biglietto sul frigo di papà che diceva che doveva restare a lavoro fino a tardi. Lo staccai e lo buttai nel cestino dopodiché presi un analgesico e un bicchier d'acqua e tornai di sopra.
Il bagno era vuoto, cosí la cercai in camera mia e la vidi distesa come una stella sul mio letto, evidentemente era stanca e probabilmente dormire aiutava a smaltire ancora un po di sbornia, ma nn lo sapevo con certezza cavolo. Era proprio per questo che mi tenevo lontana da tutte le stupide feste strapiene d'alcol e gente sudata.
Mi avvicinai in punta di piedi al comodino dove posai quello che avevo in mano, soffermandomi ad osservarla per qualche secondo: mentre dormiva sembrava cosí serena, il viso che era disteso e rilassato la faceva sebrare leggermente piú giovane, totalmente estranea al suo cipiglio eternamente tormentato. Le labbra rosee erano leggermente schiuse, lasciando uscire il suo respiro lieve, i grandi occhi chiusi incorniciati da lunghe ciglia, appoggiate agli zigomi e i capelli castani sparsi sul cuscino attorno al suo viso, come una criniera.
Le spostai un ciuffo ribelle dalla fronte e la coprií con la coperta prima di uscire dalla stanza, chiudendomi piano la porta alle spalle. Mi lasciai cadere per terra, appoggiandomi con la schiena alla porta, ero stremata, sollevarla e trascinarla fin qui era stata una faticaccia, nn me ne ero accorta fino a questo momento, avevo bisogno di una bella doccia.
Con sforzo estremo mi alzai e trascinai il mio corpo stanco nel bagno, tempo due secondi e mi liberai dal vestito lasciandolo scivolare fino a terra, a quello ci avrei pensato dopo. Mi avvicinai al lavandino e cominciai a struccarmi con un paio di dischetti di cotone, appoggiandomi per sorreggermi e mi sciolsi l'elaborata acconciatura optando per una piú comoda crocchia, infine mi chiusi nella doccia e mi lasciai cullare dal rumore confortante dell'acqua che mi scorreva sulla pelle. Appoggiaí le mani sul muro abbassando il collo sotto al getto d'acqua calda, che mi scioglieva i nervi, lavando via tutta la tensione, per qualche attimo vagai con la mente rivivendo tutta la serata.
Era stato orribile trovarmi intrappolata in quella stanza da sola con Enrico, rabbrividií al ricordo e cominciai a insaponarmi con tenacia, cercando di togliere vie la sensazione delle sue mani su di me, dopo quasi mezz'ora uscií dal box e mi lavai i denti, una, due, tre, quattro volte, ma il sapore orribile della sua bocca nn se ne andava, ci rinunciai e mi guardai allo specchio.
La pelle leggermente arrossata dall' acqua calda era avvolta da un asciugamano bianco, cosí come anche i capelli, ero davvero buffa, sebravo un genio della lampada con i caplli avvolti in un candido turbante. Repressi un risolino e cominciaí a frizionare energicamente i capelli, lasciandoli appena umidi e legandoli in una coda alta.
Sistemai il disastro di vestiti e ascigamani sparsi sul pavento e mi avviai verso la mia camera, silenziosamente aprií la porta pensando di trovare ancora il corpo di Margherita profondamente addormentato sul mio letto, ma nn era piú come l'avevo lasciata, ora era seduta di schiena e stava osservando qualcosa che nn riuscivo a vedere.
Strinsi meglio l'asciugamano sul mio corpo e feci un piccolo colpo di tosse per avvisarla della mia presenza. Si girò lentanente, con la faccia di un bambino che é stato colto con le mani bel vasetto della nutella, reggendo in mano la cornice di una foto.
<< vedo che ti senti meglio? >> chiesi avvicinandomi prontamente per toglierle la foto dalle mani e rimetterla al suo posto.
<< si, grazie per l'analgesico. Scusa se ho preso la cornice. >> disse con tono incerto studiandomi con lo sguardo.
<< tranquilla. >> la rassicurai << nn é che potresti girarti? Vorrei vestirmi. >> affermai con una familiare senzazione di calore alle guance.
<< oh, ehm, scusa. Ora mi giro. >> normorò imbarazzata credo quanto me.
Mi avviacinai all'armadio, lanciando un'occhiata alle spalle, per vedere se sbirciava, poi lasciai scivolare sul pavimento l'asciugamano rassicurata.
<< chi é la donna della foto? Ti assomiglia molto. >> chiese.
<< é mia madre. >> risposi rattristata, mettendomi la biancheria intima e una maglietta che usavo come pigiama.
<< se vuoi girarti ho finito. >> affermai, raccogliendo l'asciugamano.
Quando alzai lo sguardo lei mi stava fissando insistentemente.
<< che c'é? >> chiesi curiosa.
<< niente. >> si affrettò a rispondere << dove sono i tuoi genitori? >> aggiunse.
<< papà é al lavoro, e mamma... Beh, lei é morta tanti anni fa. >> spiegai scrollando le spalle come se nn mi importasse, nn volevo che mi vedesse debole e osservai la sua reazione.
<< mi dispiace, nn sapevo... >> affermò dispiaciuta, guardandosi le mani.
<< fa niente, é passato molto tempo. >> minimizzai rassicurandola.
Guardai l'orario sulla radiosveglia, erano le due di notte e il giorno dopo saremmo dovuti andare a scuola, sbuffai attivando la sveglia all'orario prestabilito in cui dovevo svegliarmi e mi girai verso Margherita che nn aveva smesso un attimo di fissarmi, seguendo ogni mio movimento.
<< dormiamo? >> chiesi rivolgendogli un'occhiata divertita, l'avevo colta in fallo.
<< si, é meglio. >> rispose prontamente stendendosi nel letto.
Spensi la luce principale per accendere al suo posto l'abajour e mi infilai sotto le coperte affianco a Margherita, assicurai per bene la coda aggiungendo anche un paio di forcine per il ciuffo e spensi anche la piccola lampada bianca sul comodino.
Stese sul materasso, il corpo della ragazza vicino a me era rischiarato dalla luce debole della luna che filtrava dalla finestra, dandole un'aria completamente diversa, piú fiabesca e i suoi occhi erano di un colore incredibile, a metà fra l'acqua del mare e una foglia.
<< buonanotte. >> mormorai, dandole le spalle. Cominciavo a preoccuparmi della piega che i miei pensieri seguivano ogni tanto.
<< buonanotte. >> rispose sospirando, facendomi venire i brividi sulla parte del collo esposta dalla coperta dei miei capelli dove arrivò il suo lieve sospiro.
Passarono pochi minuti e sentií il suo respiro che mi solleticava il collo regolarizzarsi, segno che si era addormentata e dopo qualche secondo la seguií anche io, sognando di geni della lampada e principesse delle favole degli occhi magnetici.
NN HO RICEVUTO NESSUN COMMENTO DA QUANDO HO COMINCIATO A SCRIVERE, E CI SONO RIMASTA UN PO MALE. RINGRAZIO CHI MI SEGUE, MA IL PROSSIMO AGGIORNAMENTO LO FARÒ SE RAGGIUNGO ALMENO 5 COMMENTI.
Makemealittlesmile
