𝐏𝐎𝐈𝐒𝐎𝐍𝐄𝐃 𝐋𝐎𝐕𝐄 è 𝐮𝐧 𝐃𝐚𝐫𝐤 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐜𝐞. (COMPLETA)
Los Angeles, la città dove i sogni brillano sotto il sole della California... e le ombre si nascondono dietro ogni angolo. Killian Maddox guida i Children of Darkness, una gang tan...
Lasciate una stellina ⭐️ al capitolo prima di cominciare a leggere, è importante 🩶
They couldn't see what I see in you. - The Weeknd
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Io e Colton abbiamo passato l'intera notte a fare l'amore, ormai non è solo sesso ma qualcosa di molto di più. Lo sappiamo entrambi perché lo sentiamo.
Ci cerchiamo dovunque andiamo, non riusciamo a stare staccati se siamo soli nella stessa stanza.
La mattinata l'abbiamo passata a dormire e a fare colazione e ora sono le 16:00 del pomeriggio, ho fatto una doccia rilassante mentre Colton è sceso giù per vedere era tutto apposto.
Appena passo del tempo da sola arriva il mio incubo peggiore, perché con me c'è la mia mente e non è mai una cosa positiva. Anche se ormai sto cercando di conviverci con questi pesi che sento su di me, i momenti di solitudine sono i peggiori.
La terapia ultimamente sta andando un po' male. Sono a quota due incontri che salto, il primo per il lavoro perché mi avevano raddoppiato il turno al McLaren e il secondo perché siamo scappati a Las Vegas.
La paura che provo appena viene sera e devo dormire, perché il timore che lui si insinui anche nei miei sogni trasformandoli in incubi è diventata ormai una linea sottile.
Molte volte sento la sensazione reale delle sue mani addosso. La stessa e identica sensazione di quando avevo 8 anni. La ruvidità delle sue mani. La paura in me.
La furia, e la sensazione di vedere uno sconosciuto in quegli occhi che dovevano essere solo che rassicuranti e protettivi. Non so nemmeno se quello che sento ha un nome giusto. So solo che fa male. È un dolore che non si vede, ma che mi pesa addosso ogni giorno.
È come se il mio corpo non fosse più mio, come se ogni parte di me fosse stata rubata, usata, gettata via. Mi sento sporca. Anche se mi lavo, anche se cerco di cancellare tutto dalla pelle, dentro di me resta.
È come un'ombra che mi segue ovunque, che mi soffoca quando sono sola, quando chiudo gli occhi, quando provo anche solo per un secondo a sentirmi al sicuro. Ma sicura non mi sento mai.
Le parole fanno male quasi quanto le mani. Quelle che mi hanno urlato addosso in quell'aula di tribunale quando ero piccola, quelle che mi hanno convinta che ero sbagliata, che era colpa mia, che non valevo niente. Parole e accuse che nessuno dovrebbe sentire, sopratutto una bambina di 8 anni.
Quelle parole si sono piantate dentro, come chiodi, e ogni volta che provo a rialzarmi, le sento di nuovo, mi riportano giù. A volte mi chiedo se l'uomo che doveva farmi da padre e accudirmi, si renda conto di cosa ha lasciato dentro di me. Se sa che nella mia adolescenza, ogni volta che qualcuno si avvicinava troppo, il mio corpo si irrigidiva senza che io potevo evitarlo.