Epilogo III

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La luce soffusa della lampada accanto al letto danza sulle pareti, proiettando ombre lente, come se anche il tempo stesse trattenendo il respiro per ascoltare

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La luce soffusa della lampada accanto al letto danza sulle pareti, proiettando ombre lente, come se anche il tempo stesse trattenendo il respiro per ascoltare. Le lenzuola sono morbide, un po' stropicciate, e il profumo leggero di vaniglia si mescola al sonno che non arriva. Fuori, la notte è silenziosa. Dentro, invece, il cuore fa rumore.

«Zia?»
La voce del piccolo Killian Kane mi richiama dolcemente mentre mi sistemo accanto a lui sul letto. Fuori la pioggia picchietta piano sui vetri, e dentro la stanza c'è solo il calore delle coperte e il suono basso della sua curiosità.

«Zia... quella storia che mi avevi accennato qualche sera fa... quella con l'altalena. Posso sapere com'è finita? Continuo a pensarci. Mi piaceva tanto...»

Mi guarda con quegli occhi grandi, limpidi e pieni di domande. E io... mi prendo un attimo. Perché certe storie non sono solo storie.
Ma sono pezzi di cuore e di vita.

Gli sorrido piano, sistemandogli una ciocca bionda sulla fronte.
«Certo che puoi, amore mio. Ma è una storia lunga. Lasciami partire dall'inizio...»

Lui annuisce, stringendo il peluche fra le braccia.
«Tutto è cominciato tanti anni fa. C'era una ragazza, un po' silenziosa, che ogni martedì andava in un parco. Si sedeva sull'altalena e si dondolava per ore. Da sola.
Non parlava con nessuno. Ma quello era il suo modo per sentirsi... libera.»

Killian mi guarda, incantato.
«E poi?»
«Poi... lei non lo sapeva, ma ogni volta, vicino a quell'altalena c'era un ragazzo. Sempre nello stesso posto: sotto un albero, con un quaderno in mano. La disegnava, piano piano. Non le aveva mai parlato, ma la guardava come se la conoscesse già.»

«Erano amici?»

Sorrido appena.
«Non ancora. Un giorno, successe qualcosa. La ragazza cadde in acqua, nel lago del parco. Nessuno era lì. Nessuno... tranne lui. E fu lui a salvarla. Ma poi... scomparve e non disse nemmeno il suo nome. Lei non seppe mai chi fosse. Fino a molti anni dopo.»

Killian trattiene il fiato.
Io abbasso lo sguardo, stringendogli la mano.
«Quel ragazzo era tuo zio Killian.
Era lui il bambino con il quaderno.
Era lui che mi salvò quel giorno, e che poi tornò ogni martedì, per disegnarmi ancora.
Per starmi vicino, anche se non avevo idea di chi fosse.»

Il suo sguardo si illumina.
«Come me!» dice tutto fiero. «Io mi chiamo come lui!»
«Sì, amore. Ti chiami così proprio per lui. Perché tuo zio era una persona speciale. Coraggiosa. Gentile. E sarebbe felicissimo di averti come nipote.»

Killian resta in silenzio, ma i suoi occhi mi dicono tutto.

«Zia... ma poi? Lui dov'è ora?»

La mia voce si abbassa, ma resta dolce.
«Adesso... tuo zio è in cielo. È volato via un po' di anni fa. Ma sai una cosa? Le persone che ci amano davvero... restano con noi.
Nei ricordi. Nelle parole. Nei gesti. E anche nei nomi che portiamo. Ogni volta che ti dondolerai su un'altalena, o disegnerai sotto un albero...
Lui sarà lì. A sorriderti, a proteggerti e a volerti bene.»

Dico mentre gli tocco il nasino.

«Tuo zio...» riprendo a voce bassa, accarezzandogli piano i capelli, «non aveva avuto una vita semplice. Ma quando amava... lo faceva con tutto se stesso. Non aveva bisogno di dire troppe parole. Lui c'era. Sempre. Silenzioso, ma presente. Ed è così che ha scelto di amarmi. Di proteggerci tutti.»

Killian si morde leggermente il labbro, come se cercasse di capire tutto fino in fondo.
«Anche quando non lo vedevate più?»

Annuisco.

«Anche allora. Tuo zio era il tipo di persona che non spariva mai davvero. Era nei piccoli gesti, nei ricordi improvvisi. Nella musica che lasciava accesa la sera. Nei disegni che faceva senza dire niente, ma che raccontavano tutto.
Sai... disegnava anche te, prima ancora che tu nascessi. Un giorno, mi disse che se mai avesse avuto un nipote, avrebbe voluto che fosse forte. Libero. E con un cuore grande.»

Lui sorride appena.
«Come me?»

Il cuore mi si stringe, ma il sorriso resta.
«Proprio come te.»

Ci fermiamo per un momento, ascoltando solo il rumore leggero della pioggia.

«Un giorno te lo racconterò meglio,» gli prometto. «Ti racconterò di quando ci siamo conosciuti davvero, di tutte le cose che abbiamo vissuto. Di come, anche nei momenti più bui, ci siamo tenuti per mano. E di quanto fosse importante il nostro amore. Quello che ti ha lasciato in eredità, senza che nemmeno lo sapessi.»

Killian si stringe alla coperta, pensieroso.
«Zia?»

«Dimmi, amore.»

«Lui sapeva che io l'avrei voluto bene? Anche se non ci siamo mai visti?»

Mi si spezza un po' la voce, ma riesco a parlare.
«Oh sì. Lo sapeva benissimo. Perché certe connessioni... non hanno bisogno di tempo. Siete legati. Per sempre.»

Il suo volto si rilassa.
Gli occhi si fanno più pesanti. E solo allora, con una voce impastata e lieve, sussurra:
«Allora... sono felice di chiamarmi come lui.»

Io chiudo gli occhi un attimo, lasciando che quella frase mi attraversi tutta.
«Anche lui lo sarebbe, piccolo mio. Ne sono sicura.»

Killian sbadiglia piano e si accoccola contro il cuscino.
Io lo bacio sulla fronte e gli sussurro:
«Buonanotte, piccolo mio. Buonanotte, piccola parte di lui.»

E mentre chiude gli occhi, mi fermo un secondo a guardarlo.
Non c'è dolore. Solo una dolce nostalgia.
Perché l'amore, quello vero...
Non finisce mai.


🌸

Futuro s.m. – Tempo che ancora non esiste, ma che ci chiama ogni giorno con la voce dell'incertezza e della speranza. È ciò che immaginiamo quando chiudiamo gli occhi e pensiamo a chi saremo, a chi ameremo, a ciò che lasceremo dietro di noi. Il futuro è fatto di attese, di battiti che ancora non conosciamo, di passi che non abbiamo ancora avuto il coraggio di fare. È fragile, mutevole, ma anche pieno di promesse. E spesso nasce proprio lì, dove finisce qualcosa: tra le lacrime di un addio, nel silenzio di un abbraccio,
o nel primo respiro di una nuova vita.

Poisoned LoveLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora