Capitolo Speciale di Natale

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Anni dopo...


Non ho mai sentito lo spirito del natale, forse da piccola si ma da quando poi la vita ha iniziato a sottrarmi qualcosa come mio padre e poi successivamente l'amore della mia vita ho smesso

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Non ho mai sentito lo spirito del natale, forse da piccola si ma da quando poi la vita ha iniziato a sottrarmi qualcosa come mio padre e poi successivamente l'amore della mia vita ho smesso.

Ho smesso di credere a tante cose.
Alle promesse fatte troppo in fretta, alle parole che dovrebbero curare ma finiscono solo per ferire. Ho smesso di credere che il tempo aggiusti davvero tutto, perché alcune assenze non si colmano: impari solo a conviverci, come cicatrici che bruciano quando meno te lo aspetti.

Il Natale, per me, è diventato questo. Luci che non scaldano, risate che sembrano lontane, ricordi che fanno più rumore del silenzio. Ogni anno mi ritrovo a fingere che vada tutto bene, che basti un sorriso per cancellare ciò che manca. Ma la verità è che certe perdite cambiano il modo in cui guardi il mondo.

E quando perdi qualcuno che era casa, non riesci più a credere nelle favole.
Non riesci più a credere che tutto abbia un senso.

Eppure, da qualche parte dentro di me, una parte ostinata continua a resistere. Una parte che non vuole arrendersi del tutto al buio, che si aggrappa a ciò che resta, anche se fa male. Forse non credo più nel Natale. Ma credo ancora nei frammenti di luce che sopravvivono, silenziosi, tra le macerie.

Ma poi a convincermi che il mio concetto sia sbagliato è un ometto con capelli riccioli biondo cenere. Un bambino che mi ha aiutato a non spegnermi in me stessa e a non perdermi per poi non ritrovarmi più.

L'ometto che prende il nome dell'amore della mia vita ora in questo momento mi aspetta al parco, ormai è diventato grande e se sa che lo definisco ancora un ometto si offenderebbe, ne sono certa.

Eppure, per me, resterà sempre quel bambino con gli occhi pieni di domande e le mani troppo piccole per trattenere tutto l'amore che aveva da dare. È cresciuto insieme alle mie ferite, inconsapevole del peso che mi ha salvata dal sprofondare del tutto. Senza saperlo, è stato lui a tenermi ancorata alla realtà quando tutto il resto crollava.

Ogni volta che penso di essermi persa, è il suo sorriso a riportarmi indietro. Non perché cancelli il dolore, ma perché gli dà un senso. Perché mi ricorda che, anche quando la vita toglie, a volte lascia qualcosa in cambio. Qualcosa di fragile, ma incredibilmente forte.

«Zia Aeryn!» la sua voce mi riporta alla realtà e appena alzo lo sguardo lo vedo, alla soglia dei miei quasi trentacinque anni posso dire che è diventato davvero un bel ragazzo.

I suoi riccioli biondi cenere inconfondibili presi dal padre Isaac non ci sono dubbi, ma ha gli stessi identici occhi di Juels e anche la parvenza a mostrarsi sicuro di sé. Diciotto anni appena compiuti, e negli occhi ha ancora quella luce che non ha mai perso del tutto.

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