𝐏𝐎𝐈𝐒𝐎𝐍𝐄𝐃 𝐋𝐎𝐕𝐄 è 𝐮𝐧 𝐃𝐚𝐫𝐤 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐜𝐞. (COMPLETA)
Los Angeles, la città dove i sogni brillano sotto il sole della California... e le ombre si nascondono dietro ogni angolo. Killian Maddox guida i Children of Darkness, una gang tan...
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She says, beauty is pain and there's beauty in everything. - Alessia Cara
⚠️ il capitolo presenta argomenti che trattano i disturbi alimentari.⚠️
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Ho sempre creduto che la vita non sia mai stata clemente con me, fin da bambina.
Mi sono sempre sentita la spettatrice della vita altrui e mai l protagonista della mia, ancora oggi faccio tanta fatica anche se so di aver fatto tanti passi in avanti. Ma a rompere la magia quasi sempre è quel momento che precede una catastrofe. La mia mente.
Appena trovo un pò di pace con me stessa, cosa rara per me, si attivano le voci nella mia mente quelle brutte che cercano in tutti i modi di abbattere quella poca spensieratezza che mi ero creata.
Sono in salone e da fuori potrei sembrare una matta dato che sto camminando avanti e indietro davanti alla finestra, sto aspettando una delle mie persone preferite.
Mio fratello Aaron.
Mi ha chiamato stanotte dicendomi che era sull'autobus per venire qui, dire che non ho chiuso occhio dalla chiamata è poco. Sono stata tutta la notte letteralmente sveglia.
Quando si tratta di lui e come se vorrei essere sempre perfetta, attenta nel non crollare, proprio perché ormai è successo in tutta la mia adolescenza che riversassi i miei problemi a lui.
E anche se ovviamente lui dice che non dovrei nemmeno permettere di pensare a queste cose dato che è mio fratello, lo faccio comunque.
Mi sento costantemente in colpa da sempre per tutto quello che gli ho fatto passare, con i miei sbalzi d'umore, tutte le volte che l'ho chiamato in piena notte per farmi venire a prendere perché mi sentivo a disagio durante le feste della scuola.
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Non so nemmeno perché ci fossi andata, quella sera. Forse per non dare nell'occhio, per non far preoccupare i professori, o magari solo per non alimentare voci.
Non so perché pensavo che sarebbe andata diversamente. Forse perché mi ero messa quel vestito blu che mi sembrava "quasi carino", forse perché mi ero detta dai, magari una volta tanto ti diverti, o forse solo perché mi stavo illudendo, ancora una volta, di essere come le altre.
La palestra era irriconoscibile. Le luci soffuse, i palloncini appesi ai canestri, la musica pompata al massimo. Tutti ridevano, ballavano, si stringevano, come se fosse la scena perfetta di un film adolescenziale americano. Solo che io non c'entravo niente.
Ero lì, in piedi contro un muro, con le braccia incrociate e le spalle rigide, come se potessi rendermi invisibile solo restando immobile. Mi guardavo intorno e vedevo solo corpi leggeri, sorrisi larghi, gambe snelle che si muovevano con disinvoltura.