Capitolo 24

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Pov di Jack

Alle 8 di sera sono davanti allo specchio pronto per uscire.

Non è mai una cosa sana andare a fare feste il giorno prima di prove, qualifiche o gare, ma io sento terribilmente il bisogno di sfogarmi.

In più so perfettamente che ci sarà lei, che ci saranno gli altri piloti e avrò la perfetta occasione per vendicarmi.

Ho la mente in subbuglio, i pensieri che vagano per sentieri diversi, e emozioni contrastanti che mi impediscono di riflettere con il cervello.

Era il mio obiettivo, liberarla dal suo passato, da me, ma l'ho solo intrappolata nella stessa merda in cui mi trovavo io già prima, l'ho catturata e ora quella rete da cui lei prova a liberarsi sta facendo male anche a me, mi sta schiacciando e io non riesco più a resistere.

Sono arrabbiato e deluso da lei, le ho parlato del mio segreto più grande, le ho condiviso tutte le mie emozioni, e lei non si è minimamente fatta scrupoli a condividerli e usarli contro di me.

Mi aveva promesso, anzi giurato, che non avrebbe mai usato la mia gigantesca debolezza per ferirmi nemmeno se le avessi fatto il torto più enorme della sua vita, ma mi ha mentito.

Scaccio immediatamente il ricordo della sua espressione schifata mentre i suoi occhi verde smeraldo mi fissavano con la loro intensità piú potente

Scuoto la testa mordendomi con forza il labbro inferiore mentre a stento trattengo le lacrime che minacciano di uscire dai miei occhi, poi a fatica indosso una camicia nera e non riesco a non fare caso all'enorme cicatrice che segna il mio corpo partendo dal braccio e finendo sull'addome che mi sono procurato poco tempo fa nel salotto di casa mia.

I miei ricordi di quella notte sono troppo vividi e chiari e vorrei con tutto me stesso che non fosse così, i pensieri che ti tormentano sono la cosa peggiore di tutte.

Sento ancora la superficie del vetro tagliente della bottiglia rotta, la birra che sporca il pavimento e il sangue che gocciola dopo l'ultima chiamata con mio padre.

La sua risata viscida mi penetra dentro al cervello, mi tortura i timpani e non finisce più, il suo sorriso vittorioso dopo che ho fatto esattamente ciò che lui voleva da me , mi ha manipolato e mi ha fatto perdere quell'unica cosa bella che avevo nella mia vita oltre la Formula 1.

Il mio respiro aumenta automaticamente guidato dal panico e dal mio oscuro passato, prima che sia troppo tardi però afferro le pastiglie che mi ha prescritto il medico ingerendone alcune.

Non voglio perdere il controllo ancora.

*

Quando arrivo nel posto stabilito dagli altri piloti come avevo previsto trovo una calca di gente fastidiosamente numerosa davanti alle 7 auto da corsa che useremo questa sera.

Le macchine posseggono tutte quante colori vivaci e sono tutte delle Ferrari sf-90.

Giro la testa da una parte all'altra del posto attorno a me in cerca di una persona in particolare e, quando riconosco un viso familiare mi pento immediatamente di aver messo piede in questo posto.

La vedo con Alex, il suo compagno di squadra e alcuni piloti della Hayes Racing e della Martin Grand Prix.

Tutti quanti eccetto Alex sembrano sbavare dietro di lei e giuro che se qualcuno proverà ad allungare le mani su di lei gli farò pentire di essere venuto qui e di avere avuto la faccia tosta di toccarla.

E' così bella che in confronto perfino Afrodite, la dea della bellezza, si sarebbe sentita da meno.

I segni delle sue cicatrici che la rendono irriconoscibile risplendono sotto le luci a led che sono presenti sul posto e ci scommetto tutto quello che ho sul fatto che più della metà della gente che le sta attorno non se n'è nemmeno accorta.

An Another RaceDove le storie prendono vita. Scoprilo ora