Capitolo 25

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Oggi è sabato ed è il giorno della mia prima gara in Formula 2.

Ad ospitare questo mio evento importante sarà il circuito Albert Park di Melbourne.

La pista si estende per un totale di 5268 metri dove io dovrò dare il massimo delle mie prestazioni, il mio obiettivo è quello di raggiungere almeno la zona punti, con posizione attuale che occupo anche solo avvicinarmi a un podio sarà un miracolo.

Oggi si svolgerà la Sprint Race che come al solito è la gara che precede la Feature Race di domani, i giri sono solo ventitre, circa 121 km, ma é comunque una buona occasione per portare a casa qualche punto.

Durante le qualifiche di ieri mi sono posizionata quindicesima in griglia, un risultato non male secondo il team ma che per me è assolutamente schifoso.

A gareggiare con me ci sono in tutto ventidue piloti che durante le interviste post qualifica di ieri non si sno risparmiati i pregiudizi nei miei confronti.

L'attenzione di tutti i presenti è puntata su di me, questo si capiva già da prima che le telecamere passassero tutto il tempo a inquadrare ogni cosa di quello che stavo facendo.

Con la mente ripercorro i ricordi delle gare svolte in Formula 3 su questo circuito, cercando di ricordare ogni cosa che ho imparato da questa pista.

I consigli del mio ingegnere sono ottimi, ma non saranno mai utili come quelli che io stessa mi sono data durante le gare.

Bevo un sorso d'acqua cercando di concentrarmi il più possibile e di non dare corda agli stupidi sorrisi dei piloti che sono con me.

Ricordo tutto di questa pista, anche la cosa più minima, ma soprattutto ricordo la curva Prost, una tra le più complicate che per anni mi é rimasta impressa nella mente.

Per affrontare quel mostro al meglio ci ho impiegato due anni interi al simulatore e poi direttamente sulla pista, questo perché la curva Prost richiede una velocità di ingresso calcolata che é cruciale per il passaggio nella curva successiva e che soprattutto influenza parecchio il tempo del giro.

Ricordo perfettamente che la prima volta che l'ho percorsa ho completamente sbagliato l'ingresso e mi sono schiantata direttamente con le barriere, ecco spiegato perché ora devo ripetermi mille volte in testa di anticipare la frenata e di percorrerla a 150 km/h in terza marcia.

Ascolto velocemente gli ultimi consigli del mio ingegnere, poi indosso Balaclava e casco ed entro nella monoposto.

Con le mani avvolte dai guanti accarezzo il dorso del volante dell'auto lasciando ogni cosa all'esterno, i commenti sgradevoli, le urla del pubblico, ogni cosa deve rimanere fuori dall'abitacolo.

In questo momento ci siamo solo io e la macchina.

Ogni cellula del mio corpo freme per premere quell' acceleratore con tutta la forza possibile, ma devo resistere almeno fino alla conclusione del giro di formazione.

Il motore della macchina ruggisce, il suo suono è così potente che l'imbottitura del casco non basta per ovattarlo fino a non farmelo sentire.

Le auto davanti a me partono per il giro scattato ora, e questa sarà la mia occasione per scaldare le gomme al meglio.

Con il team abbiamo deciso di seguire il piano B, ovvero quello di tenere un set di intermedie per la durata di tutta la gara, questo perché dalle previsioni del tempo si dice che verso la metà del gp inizierà a piovere.

Preparare le gomme da bagnato su un terreno asciutto non é proprio un gioco da ragazzi, ma fortunatamente le intermedie sono una via di mezzo tra le slick e le full wet perciò dovrei riuscire a metterle in temperatura.

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