Estate 1969
Elizabeth
«Elizabeth, scendi, fa' presto. La festa è iniziata!» Hanna urlava a squarciagola sotto al palazzo dell'amica, che, come al solito, tardava sempre a prepararsi. La scuola era finalmente finita e le ragazze non vedevano l'ora di trascorrere una nuova estate indimenticabile. In piazza era appena iniziata la festa di paese e le musichette delle giostre risuonavano nell'aria tiepida di fine giugno.
«Arrivo!» cinguettò Elizabeth, mentre con le mani stringeva i laccetti delle ballerine blu. Si diede un'ultima occhiata allo specchio. Il vestitino azzurro si sposava perfettamente con il fiocco che incorniciava i suoi lunghi capelli biondi, gli occhi castani, privi di trucco, esprimevano tutta la spensieratezza di quegli anni da sedicenne. Il sole estivo le aveva dipinto il volto con due dolci chiazze rosa. Era tutto in ordine, poteva scendere.
Hanna la vide scendere le ultime scale e le corse incontro, regalandole un abbraccio. Le due erano amiche per la pelle, sebbene fossero molto diverse. Elizabeth sembrava essere sempre con la testa tra le nuvole e spesso assumeva un comportamento ancora da bambina. Hanna, dal canto suo, faceva di tutto per sembrare più grande. Lei era vispa, spigliata, amava disubbidire alle regole. I suoi genitori non le permettevano di truccarsi il viso, ma questo non le impediva di farlo per strada, decorandosi gli occhi con eyeliner lunghissimi e ciglia finte. Quel giorno portava un abito a trapezio giallo e una borsa nera enorme. I suoi capelli scuri, a caschetto, la rendevano alla moda, come sempre e le facevano risplendere i suoi luminosi occhi verdi. Sembrava una bambola uscita da una vetrina di Swinging London. Ma se la sua bellezza affascinava gli occhi di uomini e donne, la bellezza pura e genuina di Elizabeth li incantava. Ma Beth, alla sua bellezza disarmante, pareva non farci caso.
«Perché ci hai messo tutto questo tempo?» chiese Hanna.
«Oggi la lezione di pianoforte è durata più tempo del previsto» rispose Elizabeth.
«Certo che tu non riesci mai a rilassarti,» sbuffò Hanna «la scuola è finita, ma tu continui a studiare»
«Te l'ho già detto, Hanna. Per me non è un sacrificio, a me piace molto suonare il piano. E poi il mio vecchio vuole che io impari, lo sai»
«Ma tu hai già imparato, Beth»
«Lui dice che non si finisce mai di imparare»
Hanna fece spallucce, distratta «Forse è vero»
Le due ragazze si incamminarono verso la piazza, mentre la strada si gremiva di gente febbricitante.
«Sapevi che hanno allestito un palco per stasera?» chiese Elizabeth all'amica.
«Certo. Sai chi suonerà?»
«No, tu lo sai?»
«So che ci potrà salire chiunque voglia. Non è per sole persone famose. Chiaramente bisogna far parte di una band o almeno saper suonare qualcosa. Ci sono state le iscrizioni la settimana scorsa»
Beth cercò di trattenere un sorrisetto sognante. Amava la musica, le boyband, i The Monkees (in particolare, aveva una cotta per Davy Jones) e sognava di sposarsi con un musicista. Riunì le mani ed iniziò ad applaudire saltellando, entusiasta «Chissà chi ci sarà»
Hanna fu contagiata dalla felicità dell'amica ed improvvisò un passo di danza, mentre le prime bancarelle colorate iniziavano a spuntare.
Elizabeth si avvicinò, incuriosita, allo stand degli occhiali da sole. Ne adocchiò un paio particolarmente bello. Erano marroni e oversize, proprio come si portavano in quegli anni.
«Dovresti proprio prenderli, Beth. Ormai ce li hanno proprio tutti» la canzonò Hanna.
«Mi scusi, qual è il prezzo per questa montatura?» la voce di un ragazzo riempì i timpani di Beth, mentre con un gomito veniva scaraventata lontano, facendole cadere gli occhiali a terra. Il ragazzo si voltò, sconcertato e velocemente li raccolse e porse il braccio ad Elizabeth, con cui si aiutò a sollevarsi. «Oh, mi scusi, signorina. Sono costernato. Lasci che paghi io questi occhiali, non saprei in che altro modo farmi perdonare»
Elizabeth, timida com'era, chinò il capo, rossa in viso e si voltò verso l'amica, abbozzando un sorriso.
Le due non parlarono, ma a volte le parole non sono necessarie per chi si conosce da così tanto tempo. Elizabeth trovò il ragazzo estremamente affascinante e lo osservò attentamente mentre posava sul banco la montatura maschile di cui prima chiedeva il prezzo e porse gli occhiali di Elizabeth al venditore per farseli confezionare.
Il ragazzo aveva i capelli castani, lunghi e legati in modo ordinato, con un elastico. Aveva le labbra rosse e carnose, e vestiva in modo molto elegante. Il suo pantalone e la sua giacca erano beige, a quadri. Sotto il collo si vedeva spuntare una camicia bianca con un papillon.
Ma l'aspetto più bello erano gli occhi. Si trattava degli occhi più blu che Beth avesse mai visto. Erano blu come il mare in tempesta e ne era certa, sarebbero stati sicuramente in grado di far perdere la testa a qualsiasi signorina.
«Prego, mi scusi ancora. Sa', la montatura di cui ho chiesto il prezzo non era nemmeno per me, ma era per il mio amico che è laggiù» il ragazzo le indicò un tipo biondo, che beveva una birra insieme ad un gruppo di ragazzi.
«Nessun problema» mormorò Beth, afferrando la scatolina.
«Bel tipo, il tuo amico» si intromise Hanna, che si guadagnò un'occhiataccia da parte di Elizabeth. Troppo spavalda, come sempre.
«Riferirò» annuì il ragazzo «Con il suo permesso»
Il ragazzo chinò il capo in segno di saluto e si allontanò. Hanna sgranò gli occhi e tirò una gomitata all'amica. Entrambe scoppiarono a ridere, rosse in viso.
«Credevo che volessi un ragazzo dai candidi occhi castani, come il tuo amatissimo Davy Jones. Hai visto che occhi ha quello?»
Beth sorrise, timidamente «Non sarà il mio tipo ideale, ma... magari per questa volta faremo eccezione»
Hanna ridacchiò.
«Perché hai fatto quel commento sul suo amico?»
«Beh, lo hai visto?»
Stavolta fu Elizabeth che rise. «D'accordo»
«Almeno ti sei guadagnata un paio di occhiali da sole»
«Già. Menomale che Mr. Maldestro non li ha rotti»
«Mr. Maldestro-sono costernato, dagli occhioni blu» cantilenò Hanna.
«Dai, adesso smettila. Prendiamo dello zucchero filato?»
«Volentieri»
Le ragazze si avvicinarono ad un gruppo di amiche e si gustarono dello zucchero filato rosa, preso da un venditore ambulante lì vicino.
La voce metallica di un uomo le fece voltare. Si trattava di un signore, vestito elegantissimo, che dal palco parlava al microfono. «Signori e signore, benvenuti. La scorsa settimana abbiamo aperto le iscrizioni agli aspiranti musicisti: chiunque stasera potrà salire su questo palco. Sì, signori, avete sentito bene. Abbiamo deciso di offrire un'opportunità anche a chi semplicemente si diverte a canticchiare sotto la doccia» il presentatore mimò il gesto di un uomo che si insapona «Magari in mezzo a noi si nasconde un nuovo Elvis Presley e non possiamo saperlo fin quando non lo ascolteremo con le nostre orecchie, proprio su questo palco, stasera!» l'uomo alzò le braccia e mostrò un sorriso bianchissimo a trentadue denti, poi continuò «In fondo, neanche i Beatles avrebbero mai raggiunto questo successo, se non ci fosse mai stato qualcuno a dare loro fiducia...»
«Discorso carino, ma sarebbe risultato più sincero se avesse semplicemente ammesso di non aver chiamato veri cantanti per il solo intento di risparmiare soldi» commentò sottovoce Polly, una compagna di classe di Elizabeth, che si trovava in quel momento di fianco a lei.
«Polly, sei sempre la solita guastafeste» disse Hanna.
«Ma che vuoi? È la verità»
«...Allora signori e signore mettetevi comodi. Lo spettacolo sta per iniziare»
Seguirono una serie di applausi e un paio di ragazzi salirono sul palco.
Elizabeth non poteva credere ai propri occhi quando vide il ragazzo dagli occhi blu e il suo amico, salire sul palco e suonare le note di "Blowin' in the wind" di Bob Dylan.
«Mio Dio» esclamò.
«Beth! Beth! Mr. Maldestro e Bel-Biondo sono sul palco!» urlò Hanna ad Elizabeth, entusiasta e gioiosa.
Inizialmente i due ragazzi apparvero piuttosto emozionati, ma quando la folla iniziò a cantare insieme a loro, la curva di un sorrisetto apparve sui loro giovani volti e acquisirono più sicurezza, riuscendo a suonare ancora meglio. Il ragazzo che solo un'ora prima era finito addosso ad Elizabeth stava suonando la fisarmonica, mentre il suo amico biondo impugnava una chitarra.
«Sono davvero bravissimi» disse Beth, con voce trasognata.
«È proprio vero» ammise Hanna, con la bocca spalancata dallo stupore «e quel tipo ti ha appena regalato un paio di occhiali nuovi»
Elizabeth sorrise. La melodia che echeggiava nella piazza, i suoi amici che cantavano tutti insieme giocosamente, quel ragazzo troppo bello per essere vero. Ogni dettaglio di quel momento fece da sfondo ai pensieri di Beth: la convinzione che quell'estate sarebbe stata più speciale delle altre aumentava sempre di più. Se lo sentiva.
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Gemma del Mare
ChickLitGemma ha sempre vissuto credendo di conoscere la propria storia, fino a quando la morte di sua madre sconvolge il suo mondo. Nel mezzo del dolore, scopre di essere stata adottata. L'unico indizio sulle sue origini è una collana con una gemma blu, la...
