Dopo una serie di altri lamenti e urla giungiamo alla fine di questa salita allucinante. Mike scaccia via la sua mano dalla mia, lasciandomi disorientata. Ansimo e affanno goffamente mentre con le dita mi asciugo un rivolo di sudore che scende dalla mia fronte.
Mike impeccabile, come sempre, mi guarda e ride.
«hai mai considerato l'idea di iscriverti in palestra?» mi chiede, con un ghigno.
Gli rivolgo un'occhiata sprezzante e scuoto la testa. Che cretino.
«allora, Signorina Atletica, che te ne pare? È abbastanza bello per i tuoi gusti?» Mi chiede, facendo un cenno all'area che ci circonda.
Alzo gli occhi e mi guardo intorno. Il cretino aveva ragione. Ci troviamo in una radura bellissima. Al centro di essa un maestoso albero si erge, creando un'atmosfera quasi fatata, come se la natura avesse deciso di plasmarlo con un tocco di magia. Il tronco massiccio e scuro vira d'un tratto verso destra, conferendogli la forma illusoria di un ramo enorme. Sopra di esso sono poggiate due corde logore da cui pendola un pezzo di legno dalla forma piatta. Si tratta di un'altalena che qualcuno deve aver costruito in passato. Ai nostri piedi una miriade di camomille si estendono sul prato, profumando l'ambiente. Sono così belle che dispiace calpestarle per continuare il cammino. Il loro susseguirsi viene interrotto solo dallo scorrere lento e copioso di un fiumiciattolo piccolo e intricato che divide la radura in due parti. Il fiume è sovrastato da un ponte di legno dalla forma tonda.
Mi avvicino all'albero incantato e mi siedo sull'altalena, oscillando distrattamente.
«allora?» mi chiede Mike.
«carino» rispondo, evasiva, per non dargli troppa soddisfazione.
«solo carino?»
«d'accordo. Lo ammetto. È molto bello» dico, alzando le braccia in segno di resa.
Mike alza un angolo della bocca in un sorrisetto compiaciuto «bene. Allora ho vinto» mi dice, fissandomi con quegli occhi neri.
Sorrido e abbasso il viso per sfuggire dall'intensità di quello sguardo.
«e sentiamo... cosa avresti vinto?» gli chiedo, sempre con il sorriso impresso sul volto.
«un racconto, te l'ho detto» mi dice, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
«lo so, ma cosa diavolo significa?»
«sei obbligata a raccontarmi qualcosa»
«qualsiasi cosa?» chiedo, incuriosita. «no, non qualsiasi. Solo quello che ti chiedo»
«uhm... ma voglio anche io un tuo racconto allora»
«così non vale» dice, avvicinandosi a me, fino quasi a sfiorarmi il volto con il naso. Sento il calore salire dal collo alle guance e distolgo lo sguardo dal suo. A questo punto non so come comportarmi. Con la coda dell' occhio scorgo una piccola casetta di legno, incastonata su un ramo di quest'albero. Ne spunta un uccellino che con mille cinguettii vola leggiadro in tutte le direzioni.
«che carino» dico, entusiasta per aver trovato qualcos'altro su cui spostare l'attenzione.
«non carino, sono fantastico.» mi corregge Mike.
Porto una mano sulla fronte, trattenendo una risata «scemo, mi riferisco all'uccellino e al nido sull'albero»
«oh...» rivolge lo sguardo al ramo e incrocia le braccia al petto, corrugando la fronte.
La casetta ha l'aria antica, ma pare ancora utile al suo scopo. Mi affaccio anche io e scorgo al suo interno una matassa di paglia e foglie essiccate che fanno da letto a tre piccoli uccellini.
«che carini! hai ragione. È un nido di passeri» dice entusiasta.
«io ho sempre ragione»
Mike rotea gli occhi e si finge infastidito. Indico il passero che abbiamo visto prima «quella che vola avanti e indietro dev'essere la mamma dei piccoli, forse sta cercando cibo»
Mike sorride incantato dalla bellezza della natura, poi d'un tratto, come se si fosse appena svegliato da un lungo sonno si volta verso di me, afferra la corda dell'altalena alla mia sinistra, costringendomi a sedermici nuovamente e ad un soffio dal mio viso mi dice «dunque, ritorniamo a noi...» con il pollice ruvido mi sposta una ciocca di capelli dietro l'orecchio «cosa vorresti sapere tu?» mi chiede, espirando sulla mia guancia accaldata.
«dipende da quello che vuoi sapere tu» lo guardo con aria di sfida.
«niente di che, volevo solo sapere...» Mike sospira, si porta una mano dietro la testa, sembra a disagio «per curiosità...»
«cosa?» chiedo spazientita.
«provi ancora qualcosa per Jeremy?» Scoppio a ridere, stupita dalla domanda inaspettata
«era questo il racconto che volevi sentire?» gli chiedo, mimando il gesto delle virgolette alla parola "racconto".
«certo che no. Questa era solo una domanda. Dopodiché ti avrei chiesto il racconto, se solo tu mi lasciassi parlare. E poi cos'hai da ridere? È una domanda come tutte le altre» mi dice, visibilmente offeso.
«sei geloso, adesso?»
«ti pare?»
«comunque no» rivolgo lo sguardo al fiume, pensierosa «in verità non so dirti con certezza se fosse mai stato amore quello tra me e lui. È solo che eravamo piccoli e inesperti. Diversi anche...»
Mike annuisce, pensoso.
«tu hai mai amato qualcuno?» gli chiedo.
Mike sembra preso alla sprovvista «non credo»
«capisco»
Tra di noi si crea un silenzioso imbarazzo.
«adesso però sono curiosa di sapere qual è il racconto che volevi» rompo il ghiaccio.
«com'è finita la storia con Jeremy?» mi chiede.
Spalanco gli occhi, sorpresa da questa domanda così personale «beh, allora voglio sapere anche io com'è finita la storia con la tua ex. Com'è che si diceva da bambini? Specchio riflesso?»
Ridiamo entrambi.
«cos'è, vuoi fare la bambina ora?» dice, alzando un angolo della bocca. Afferra le mie mani e mi trascina verso il centro della radura.
«cosa vuoi fare?»
«il bambino»
«scusa?»
«tieniti, eh»
Mike allunga le braccia e, tenendomi sempre per mano, mi fa ruotare insieme a lui come una trottola. I miei capelli si alzano nell'aria come una bandiera e il vento mi accarezza la pelle, mentre i raggi del sole me la riscaldano. Ci ritroviamo in un girotondo veloce e infinito, in cui se uno dei due si ferma fa cadere l'altro. È tutta una questione di fiducia. E io mi fido di lui.
Ridiamo di una risata infantile, perduta e poi ritrovata come fosse un tesoro dimenticato e inatteso.
I suoi occhi non perdono mai il contatto con i miei, che invece non possono fare a meno di soffermarsi sulla sua bocca ricurva, sui suoi denti perfetti e su quelle fossette che tanto adoro.
«al mio tre rallentiamo, ok?»
«va bene»
«uno, due...tre»
Rallentiamo fino a fermarci e collidere in un abbraccio affannoso e invitante. Amo sentire il suo profumo buono così vicino a me.
Mike si ricompone e scruta il prato fiorito «perché non ci sediamo a terra?»
Prima che io potessi rispondere Mike si stende sul prato giocherellando con i ciuffetti d'erba.
Alzo gli occhi al cielo e sospiro «ma ho un asciugamano»
«scusa, dimenticavo che la Signorina è capricciosa»
Corrugo la fronte «io non sono capricciosa»
«ah, no?»
Mike mi prende per il braccio e mi trascina sopra le sue gambe, facendomi arrossire.
«no»
Il suo sguardo si sofferma insistentemente sulle mie labbra ed io sento la testa che mi vortica «uhm...» «allora... stavi dicendo?» gli chiedo, per cambiare discorso.
«cosa stavo dicendo?»
«riguardo la rottura con la tua ex»
«ma in realtà non c'è molto da raccontare. Non ho mai avuto delle vere e proprie relazioni. La durata massima di una mia storia sarà stata al massimo di un paio di giorni» sogghigna.
Alzo gli occhi al cielo e scuoto la testa, infastidita.
«Signorina, non la prendere in malo modo. Cerco solo di accontentare tutte. È per un'opera di bene»
Sì... un'opera di bene. Gliela suono in testa l'opera di bene.
«Sei proprio idiota» abbasso lo sguardo per non incrociare il suo. A pochi centimetri dalle scarpe di Mike noto un uccellino nell'erba, che piccolo com'è si dimena ma non riesce a volare.
«non ti muovere!» ordino a Mike.
«Signorina capricciosa e prepotente adesso?»
«sta' zitto»
Mike mi guarda confuso, mentre mi avvicino a piccoli passi e mi accovaccio accanto all'uccelletto «ecco perché quel passero sta volando a destra e a manca senza sosta»
Con due mani rivolte verso l'alto raccolgo delicatamente il piccolo, che mi guarda con aria smarrita.
Mike sorride «dev'essere la mamma quella lì, in cerca del suo piccolo»
Io e Mike ci guardiamo negli occhi incerti sul da farsi.
«mettiamolo nel nido» diciamo all'unisono.
Annuisco e mi avvicino alla casetta sull'albero.
Sollevo le braccia e mi inumidisco le labbra con la lingua per aumentare la concentrazione, ma il ramo è troppo alto.
«Signorina, tu non ci arrivi. Dallo a me, lo sistemo io»
«no»
«come no?»
«voglio metterlo io»
«va bene. Allora ti sollevo un po'. Va bene per te?»
Perché non mi sto mai zitta?
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Gemma del Mare
ChickLitGemma ha sempre vissuto credendo di conoscere la propria storia, fino a quando la morte di sua madre sconvolge il suo mondo. Nel mezzo del dolore, scopre di essere stata adottata. L'unico indizio sulle sue origini è una collana con una gemma blu, la...
