25.

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Fuori dall'albergo l'aria è solo un po' più calda rispetto a ieri sera. Ciò nonostante, i raggi solari sono parecchio forti, per cui ho deciso di mettere il cappello fiorito bianco che Mike mi ha decorato venendo qui. Anche Mike oggi indossa un cappello di paglia sotto cui cadono fili sottili di capelli neri, che gli incorniciano il volto e evidenziano i suoi bellissimi downturned eyes.
Mi sorride, finalmente. La mia eccitazione dovuta all'esplorazione di quest'oggi scema se penso a quello che voglio dirgli stamattina. Non trovo le parole e neanche il coraggio.
«Signorina, ti sei imbambolata? Oggi abbiamo un lungo cammino da affrontare. Ti voglio sveglia!»
«sì» interrompo le mie preoccupazioni e le rimando ad un altro momento. «come saliamo?» chiedo, guardando in alto.
«c'è un autobus che porta i turisti a visitare l'isola, dopodiché ci sono un paio di km che dovremmo percorrere a piedi...» indica un punto della strada alla nostra destra, in cui alcuni autobus stazionano.
Sollevo la testa e guardo i tornanti ripidi che si susseguono sulla montagna. Sbianco.
Non gli permetto di terminare la frase «io soffro di vertigini»
«...ok?» Mike appare confuso.
«salire sulla vetta ripida di una montagna con un autobus non fa per me» gli spiego.
«d'accordo. Possiamo tranquillamente andare a piedi» Mike si avvicina al mio orecchio e sussurra «in realtà è quello che speravo».
Il calore sale sulle mie guance e mi godo la sensazione momentanea del suo fiato fresco e dolciastro accanto al mio.
«preferisco una bella giornata esplorativa. Odio stare in mezzo al casino» aggiunge.
«bene» gli rispondo, un po' impacciata.
Osservo Mike mentre è intento ad esaminare la mappa e noto che evita di guardarmi negli occhi. Se ripenso a ieri già mi manca.
Non capisco come ho potuto pensare di poter vivere senza di lui, senza il suo amore. Come ho potuto pensare che sarebbe stato positivo allontanarmi da lui vivendo con il rimorso e la paura costante di legarmi a qualcuno?
Devo dirglielo. Non voglio perdere neanche un minuto in più.
«Mike, io...»
«dobbiamo andare da quella parte» mi interrompe, usando di nuovo quel tono brusco, mentre con la mano mi indica il terreno scosceso alle mie spalle.
«ma quella lì non è una strada» protesto.
«credevi di poter evitare il pullman attingendo a delle graziose scale mobili?» mi chiede, sarcastico.
Sbuffo, fissando le mie Converse bianche che a breve cambieranno colore.
«vuoi andare a cambiarle prima di partire?» mi chiede, aggrottando la fronte e fissando le mie scarpe.
Al diavolo, chi se ne frega.
«va bene così. Sarà una giornata diversa dal solito» sorrido
«puoi dirlo forte. Andiamo»

Ci incamminiamo pestando il terreno asciutto e scostante. Il paesaggio è bellissimo e surreale. I raggi del sole dipingono il nostro percorso, creando dei lunghi fasci di luce tra un albero e l'altro. Di tanto in tanto il terreno polveroso cede il posto a grandi cespugli di rose gialle e blu. Gli uccellini cinguettano beatamente sopra di noi, componendo una melodia sublime per le mie orecchie. Il suono della natura è forse l'unico in grado di competere con il suono delle note generate da un pianoforte.
«chissà dove sono appollaiati questi uccellini» dico, curiosa, osservando i rami alti degli alberi.
Improvvisamente inciampo, ma un istante prima di finire col viso a terra sento la stretta della mano di Mike che mi sorregge.
Che figuraccia.
Mike alza gli occhi al cielo e scuote la testa «sì, è un bel paesaggio ma devi guardare a terra se non sei pratica delle scampagnate» fa un cenno alla radice spessa di un albero che fuoriesce dal terreno.
Arrossisco. Come fa lui ad essere sempre così disinvolto e sicuro di sé?
«d'accordo» rispondo con un sospiro.

Mike alza un braccio e raccoglie un'arancia. La sbuccia lentamente e la inizia a mangiare completamente rilassato e a suo agio, come se non stesse camminando a zig-zag, in un terreno pieno di buche che prima sale e poi scende e poi... mi supera e il suo odore mi raggiunge, più forte delle arance e dell'erba baciata dal sole. È droga per me, dolce e secco al tempo stesso. Mi tocca pensare a come iniziare il mio discorso. Forse dovrei chiedergli scusa e confessagli che mi ero sbagliata nel dire che lui non mi piace? Certo che no, io non sbaglio mai. Potrei semplicemente dirgli che da quando lo conosco non faccio che pensare a lui?
No. Troppo romantica.
«Allora...» Mike si volta verso di me, mi fissa prima negli occhi, poi fa scivolare il suo sguardo su tutto il mio corpo, dall'alto al basso e viceversa.
Che gli prende?
Un brivido parte dal mio petto e raggiunge ogni angolo del mio corpo in fiamme.
Poi il suo viso diventa annoiato e mi tende la mano «dammi la mano, qui potrebbe essere complicato per te» Mi guardo intorno, il terreno e le rocce di fronte a noi diventano molto più ripide «stai sottintendendo che sono imbranata?»
«non lo sei?» mi chiede, guardandomi negli occhi con aria di sfida, sollevando le sopracciglia spesse. Incrocio le braccia al petto, fingendomi offesa.
«ci siamo letteralmente conosciuti perché hai fatto cadere un gioiello a mare. Voglio dire... un gioiello, capisci? Non una briciola di pane, non un fazzoletto. Un gioiello dal valore inestimabile. C'è altro da aggiungere?»
Il sorriso che stavo cercando di trattenere mi sfugge e rido nascondendomi il viso tra le mani. «Forza, dammi la mano» mi ripete. Afferro la sua mano calda e ruvida, assaporando la sensazione del contatto della nostra pelle e approfittando della situazione.
Il suolo è davvero molto difficile da percorrere, ci sono sassi e rocce che spuntano dal terreno in salita, se non fossi aggrappata alla mano di Mike sarei già caduta mille volte. Questo, però, non mi evita di urlare e lamentarmi come un'oca ogni qual volta incontro un dislivello a terra. È inevitabile, ho paura di cadere.
«hai finito di urlare?»
«tu non ti rendi conto, è complicatissimooooo»
Mike scuote la testa «sei assurda, lo sai?»
«come si continua qui?» urlo.
«devi solo appoggiare il piede destro su questa pietra»
«ma cado di sicuro»
«no che non cadi»
«sì invece, è tutta storta questa pietra»
«ti assicuro che non cadi, muoviti»
esito.
«ti tengo io»
Annuisco e faccio come mi dice. Entusiasta sorrido «Non sono caduta» dichiaro.
«te l'ho detto. Ti assicuro che più avanti sarà molto più bello»
«lo dici solo per farmi continuare» gli dico, assottigliando gli occhi
«no, ti giuro»
«hai la mappa con te?» chiedo, d'improvviso ricordandomi del luogo in cui siamo diretti.
«certo»
«me la fai vedere?»
«ti sembra il momento?» mi chiede Mike alzando gli occhi al cielo. Giusto.
«sì, beh... intendo dopo, ovviamente, non appena arriveremo in questo posto bellissimo di cui parli»
«tu non mi credi» mi dice Mike, in tono giocoso, corrugando la fronte.
«neanche un po'» confesso, sorridendo.
«scommettiamo che ti piacerà?»
«cosa si vince?»
Mike ci pensa un po', mentre con un balzo raggiunge l'estremità opposta di una piccola buca
«un racconto» dice infine.
«un racconto?» chiedo, incuriosita.
«sì»

Gemma del MareDove le storie prendono vita. Scoprilo ora