Lui però non si fermò, quasi come a far credere a Bill che non si fosse accorto della sua presenza. Se ne era accorto eccome!
A testimoniare il fatto fu il suo solito sorrisino, un misto di malizia e felicità, che gli apparve agli angoli delle labbra. Sapeva che il moro era rimasto stupito, nessuno si sarebbe aspettato che Tom, Tom Kaulitz sapesse suonare il piano. Nessuno si sarebbe aspettato che lui sapesse anche solo riconoscere uno strumento. Molti lo credevano stupido sotto quelle sua aria da duro, ma era tutto fuori che quello.
Era invece astuto, abile nel manipolare e anche cosciente delle sue doti. Se scopriva di avere un talento, lo usava.
Suonò le ultime note e finì con uno stiracchiamento di braccia.
«È la seconda volta Trümper che mi vedi e non mi saluti, non ti facevo tanto maleducato» non riuscì a trattenere la risatina che, poco dopo, uscì dalla sua bocca.
«Non sono maleducato e vorrei essere chiamato col mio nome, se non ti dispiace» Bill cercava di mostrarsi indifferente, ma la sua mente era ancora fra quelle note, quelle note così belle e coinvolgenti che le dita del ragazzo di fronte a lui avevano suonato alcuni minuti prima.
«Guarda che se continui a guardarmi così, mi consumo» in effetti non aveva tutti i torti, il moro era rimasto a fissarlo per un lasso di tempo fin troppo lungo per poterlo definire una pausa di riflessione.
«Non sapevo che suonassi il piano» fu la prima cosa che gli venne in mente di dire, voleva abbandonare l'imbarazzo.
«Non sai tante cose di me» era una mezza verità, Bill lo aveva visto crescere in fondo, sapeva tantissime cose su di lui.
Ma Tom era cambiato. Negli ultimi cinque anni gli avevano insegnato a diventare uno ammirato, uno che andava rispettato e basta. Era da sempre stato affascinato dalla figura dei belli e dannati, e una volta scoperto di avere le carte in regole per diventare uno di loro, non se lo fece ripetere due volte.
Dentro di sé sapeva di aver ferito il ragazzo, ma quel Tom che aveva conosciuto non esisteva più. Non si sarebbe più fatto mettere i piedi in testa da nessuno, nessuno l'avrebbe più bullizzato. Toccava a lui divertirsi ora.
Bill guardava e riguardava ogni centimetro di pelle del moro, era alla ricerca di qualcosa, ma non sapeva neanche lui bene di cosa. Forse uno strano aggeggio che riproducesse il suono di un pianoforte, così da spiegare l'inaspettata bravura di Tom. Si stupì nel constatare che tutti quei suoni erano stati prodotti, esclusivamente, dalle mani di Tom.
Fu ancora più stupito quando, quest'ultimo, gli fece segno di avvicinarsi e condividere con lui il piccolo sedile.
Erano uno accanto all'altro. Tom lo guardò un paio di volte, notò il suo imbarazzo. Chiunque lo avrebbe notato.
«Voglio vedere se suoni meglio di me: improvvisa sulla tastiera, io farò lo stesso e il primo che sbaglierà o farà un motivo strano, avrà perso» il moro non avrebbe voluto accettare, ma la voce di Tom gli era sembrata così sexy nel pronunciare quelle parole, che aveva annuito senza pensarci.
Sexy? Non che le secondo lui lo fosse, sia chiaro.
Avevano iniziato a suonare, uno da una parte e l'altro dall'altra. Tom con le note più acute, Bill quelle più gravi. Dopo i primi secondi un po' incerti, entrambi trovarono il loro equilibrio. Fu quasi sbalorditivo il modo in cui facevano combaciare quel cumulo di note. Sembravano fatte le une per le altre.
Daan.
Alle orecchie di entrambi quella suonò senz'altro come una nota sbagliata. Bill si era perso. Non aveva fatto apposta, si era concetrato parecchio. Ma nel momento in cui la sua mano aveva incontrato quella di Tom e si erano come unite, aveva provato uno strano brivido dentro di sé. Si era ritirato.
«Hai perso» disse il moro guardandolo negli occhi.
"Sono dello stesso colore dei miei" pensò mentalmente Kaulitz. Bill fece appena in tempo a guardare la sua mano che pochi secondi prima aveva toccato quella di Tom, che si sentì qualcosa di caldo sopra le sue labbra.
Il moro aveva guadagnato posizione, si era sporto in avanti e aveva preso Bill alla sprovvista, piazzandogli un bacio sulle labbra. Non fu una di quelle cose complesse, durò giusto un paio di secondi. Ma sembrarono ore per Bill.
Non che a lui fregasse qualcosa, gli era rimasto del tutto indifferente.
Sì, certo.
Il moro giocò un paio di volte con l'anellino del suo piercing, prima di sfoderare uno dei suoi sorrisi maliziosi.
«P-p-perché l'hai fatto?» ottima domanda, Bill.
«Avevo voglia. Non c'è una motivazione precisa, non farti strane idee» ecco, aveva rovinato tutto.
Almeno così era stato per Bill, non era una motivazione sufficiente per lui.
«T-ti capita spesso di baciare così le persone?» chiese quasi stupito.
«Bill, io sono Tom Kaulitz. Dimentichi? Ciò che voglio, lo faccio. Non do mai spiegazioni» e così, se ne andò.
Non prima di voltarsi e dare un altro sguardo al moro ancora intontito e in cerca di spiegazioni, ma lui di spiegazioni non ne dava, era stato chiaro.
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Ecco il loro primo bacio, aw.
Comunque, non perdo tempo.
Volevo augurare, ancora una volta, buon compleanno a due persone che amo con tutto il mio cuore: Bill e Tom Kaulitz.
Loro sono stati e sono punto focale della mia adolescenza, quel gancio a cui appigliarmi nei momenti difficili.
Grazie al loro talento, alla loro simpatia, al loro amore verso l'altro so di aver imparato molto e che non sarò mai sola.
All the love,
Gaia.
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Brown Eyes || Twincest.
Fanfiction«Nonostante le cose pazzesche che sono successe noi ci apparteniamo ancora - disse Tom guardando il ragazzo davanti a sè - non abbiamo mai smesso di farlo. Io sono tuo Bill, io apparterrò a te anche quando mi chiederai di smettere». Lo guardò, si gu...
